Matteo Piano: "Il rapporto con il cibo deve essere qualcosa che ci fa stare bene" - InformaCibo

Matteo Piano: “Il rapporto con il cibo deve essere qualcosa che ci fa stare bene”

di Alessandra Favaro

Ultima Modifica: 16/09/2025

“Il rapporto con il cibo deve essere innanzitutto qualcosa che ci fa stare bene come esseri umani”. Matteo Piano, ex pallavolista, argento olimpico a Rio 2016 e leader della Nazionale di pallavolo italiana, non ha dubbi quando si parla di alimentazione. Seduto di fronte alla sua nutrizionista Federica Carracillo del team Noritura, il centrale torinese racconta come questa filosofia lo abbia accompagnato attraverso una carriera stellare fatta di sacrifici, ma anche di piccole concessioni che rendono la vita più dolce.

Alto 210 centimetri, leader indiscusso in campo e fuori, Matteo è molto più di un campione: è un vulcano di idee, testimonial Admo e iscritto al registro donatori IBMDR, sempre pronto a mettersi al servizio degli altri. Ma è quando parla di cibo che si accende di un entusiasmo contagioso, mescolando ricordi d’infanzia, scoperte culinarie e quella saggezza che solo chi ha vissuto i ritmi intensi dello sport di alto livello può avere.

Matteo Piano, il campione che ama(va) Mila e Shiro

matteo piano
Matteo Piano ha concluso la sua carriera da giocatore di pallavolo al termine della stagione 2024/25. Per molti anni è stato un punto fermo della Nazionale italiana, vincendo la medaglia d’argento alle Olimpiadi di Rio 2016 e diverse altre medaglie

La storia di Matteo con la pallavolo inizia in modo quasi surreale. “Alla domanda se preferisco Mila o Shiro, rispondo Mila tutta la vita”, sorride. “Proprio per quel cartone animato ho scelto la pallavolo come sport”. Una confessione ce lo rende subito più vicino e che dice tanto di quanto una piccola cosa possa trasformare molto una vita: “Prima la facevo a scuola, ma poi per l’altezza mi avevano messo a fare basket. Poi è arrivato il cartone animato e ho iniziato a giocare pallavolo dappertutto, anche da solo, sul muro di casa, in giardino, con gli amici”.

È così che nasce una carriera che lo porterà a diventare capitano della Nazionale fino alle Olimpiadi di Rio, dove l’alimentazione diventerà un aspetto cruciale ma mai ossessivo. “Mi ricordo i primi anni, soprattutto mi consigliavano di mangiare tante, tante proteine. Cuocevo anche 60 uova per averle poi già pronte”, racconta con una risata. “Per me la colazione salata era un po’ un sacrificio, io sono per la colazione dolce”.

Scopri tre idee per la colazione perfetta

Le Olimpiadi nel piatto

Le Olimpiadi rappresentano per Matteo molto più di una competizione: sono un‘esperienza umana totale. Per lui, il punto più alto nella carriera di uno sportivo, proprio per quell’atmosfera di scambio e vita in comune tra campioni di tutto il mondo.

“Il villaggio olimpico è una delle parti più iconiche delle Olimpiadi, insieme alla sfilata”, racconta con gli occhi che si illuminano. “C’era questa mensa immensa dove ti trovavi con atleti di tutto il mondo: cucina mediterranea, asiatica, halal… io amavo sperimentare”. Una sperimentazione che ancora oggi ama praticare in cucina “anche se ho delle insegnanti impareggiabili; mamma e nonne”.

Rio 2016, dove conquisterà l’argento, resta nel cuore: “Era questo sogno di vicinanza”. Tokyo in pandemia, invece, è stata diversa: “Il villaggio a Tokyo in Covid è stato molto diverso, ma le Olimpiadi rimangono comunque la cosa più bella del mondo”.

L’idratazione, la chiave di tutto

Quando Federica gli chiede dell’idratazione, Matteo diventa quasi tecnico: “Si sente dire che a volte se ti senti stanco, affamato o hai mal di testa, spesso devi solo bere di più. È verissimo”. La sua strategia è semplice ma efficace: “Io bevo tantissima acqua e lo capisco dal colore delle urine: se sono chiare, limpide, più sei idratato”.

Una lezione che va oltre lo sport: “Ci sono quei giorni che magari tiri un po’ troppo alla corda per impegni vari o weekend. È importante arrivare a conoscersi molto bene e ascoltare il proprio corpo”.

La cucina come passione

Oltre la pallavolo, Matteo coltiva un’altra grande passione: la cucina. “Mi ispira tantissimo, mi ritengo bravo, ma davanti a me nonne, mamma, zia… altro livello”, ammette con modestia. “Ho imparato a fare la pasta fatta in casa, il mio cavallo di battaglia è la pasta panna, salsiccia e castagne”. Anche se si diletta anche con i risotti: “Ho fatto un risotto con tofu, asparagi e carciofi, amo provare nuove combinazioni di sapori e le varianti vegetali”.

E qui emerge una riflessione interessante sulla comunicazione alimentare: “Mi fa sorridere quando c’è la comunicazione di una dieta vegetariana o vegana: prima ad esempio quando con le mie nonne parlavo di tofu e dieta veg la sentivano lontana, sembrava qualcosa di strano. Ora l’hanno metabolizzata anche loro”.

Nel frigo di casa non manca mai qualcosa di particolare: “Il vino bianco, anche se non sono un grande fruitore. Lo tengo per le emergenze”. I suoi comfort food riflettono una personalità eclettica e flexitariana: “Bresaola, tempeh e cracker. Anni fa avevo dei giorni in cui sceglievo la dieta vegetariana, amo il tempeh”.

Tempeh, che passione

Tra le passioni veg di Piano c’è il tempeh, che è spesso presente nella sua cucina e che ama usare come materia prima per sperimentare e provare nuovi piatti e sapori. Ma di cosa si tratta? Il tempeh è un alimento fermentato di origine indonesiana, ricavato dai fagioli di soia gialla interi. A differenza del tofu, che si ottiene dal latte di soia, nel tempeh i fagioli vengono cotti e poi fermentati con un fungo (il Rhizopus oligosporus), che li compatta in un panetto solido.

Questo processo non solo cambia la consistenza, ma ne arricchisce anche il profilo nutrizionale. Il tempeh è un’ottima fonte di proteine vegetali complete, fibre e vitamine, oltre a contenere probiotici benefici per la salute intestinale. Ha un sapore più deciso rispetto al tofu, spesso descritto come nocciolato e terroso.

Molto versatile in cucina, il tempeh si consuma sempre cotto, dopo essere stato marinato, fritto, grigliato o aggiunto a stufati e zuppe. È un ingrediente fondamentale nelle diete vegetariane e vegane, grazie al suo alto valore nutrizionale e alla sua consistenza molto particolare.

Stare bene con piacere

Federica Carracillo nutrizionista
La nutrizionista Federica Carracillo

La filosofia alimentare di Matteo è pragmatica, appresa grazie anche al supporto di una nutrizionista che ha saputo combinare piacere e benessere, in un regime alimentare sano e flessibile, dove non ci sono rinunce ma scelte e dove niente, in una dieta equilibrata e su misura, è da demonizzare:

“È molto importante conoscersi, sapere cosa ci fa bene, cosa evitare, ma ogni tanto il piacere può avere un ruolo molto positivo”.

 

Il suo esempio? “Io sono un grande amante del gelato e ogni tanto lo mangio”.

Questo approccio equilibrato si estende anche ai rituali pre-gara: “Io ho sempre avuto il toast pre-partita. A Modena avevo una yogurteria sotto casa e mangiavo lo yogurt gelato con la frutta e frutta secca pre-partita”. Quasi un rito scaramantico.

Il futuro dopo il campo

“Finita la carriera agonistica cambierai alimentazione?”, chiede Federica. Matteo non vuole rinunciare a uno stile alimentare che è diventato anche stile di vita: “Penso di dover essere bravo a continuare ad alimentarmi bene”. Una consapevolezza maturata attraverso anni di ritmi intensi: “Facendo dei ritmi così intensi 12 mesi all’anno, il mio metabolismo è molto alto”.

Quello che non ama è il fast food, mentre la passione è per la sperimentazione nel piatto: questi due aspetti sembrano essere le bussole che guideranno questa transizione, sempre con quella filosofia di fondo che lo ha accompagnato in campo e nella vita: il cibo come fonte di benessere, non di stress.

Matteo Piano chiude con un sorriso, già pronto per la prossima avventura, che sia in cucina o nella vita, tra il suo impegno nel volontariato e un progetto, Brododibecchi, di abbigliamento e arredo casa da filiera etica.

Perché, come ha imparato dai suoi anni da centrale della Nazionale, l’importante è sempre dare il meglio di sé, senza mai perdere il piacere di farlo.

Condividi L'Articolo

L'Autore

giornalista