Una giornata di responsabilità, più che una celebrazione: l’8 marzo nelle parole delle protagoniste del mondo di vino e ristorazione
di Simone Pazzano
Ultima Modifica: 05/03/2026
L’8 marzo non ha un significato unico. C’è chi lo vive come promemoria di quanto ancora manca, chi come occasione di riflessione, chi lo rifiuta come forma e ne accetta la sostanza. In occasione della Giornata Internazionale della Donna, abbiamo raccolto le parole di alcune protagoniste del mondo del vino e della ristorazione per capire cosa rappresenta per loro questa data. Le risposte raccontano sfumature diverse e permettono, quindi, una riflessione più ampia e approfondita.
Indice
Il peso dei dati e della storia
La voce più netta è quella di Cristina Mercuri, brand ambassador di Mack & Schühle Italia, e prima Master Of Wine donna in Italia, che parte dai numeri: “Trovo fuori luogo ricevere auguri o fiori l’8 marzo. Non è una celebrazione, è una giornata di responsabilità”. I dati che cita sono precisi e decisamente eloquenti: “L’Articolo 37 della Costituzione Italiana sancisce la parità salariale, eppure il gender pay gap è ancora intorno al 10%. Nel settore vitivinicolo il 49% delle donne dichiara di aver subito comportamenti inappropriati o violenti e il 79% vede colleghi uomini, anche con minore esperienza, avanzare più rapidamente.” La soluzione deve essere dunque operativa: “Questi numeri richiedono azioni concrete: trasparenza retributiva, politiche chiare contro le molestie, accesso equo ai ruoli decisionali e formazione sulla diversity”.
Carlotta Perilli, maître e restaurant manager di [bu:r], arriva allo stesso rifiuto della retorica da una direzione diversa: “Non amo festeggiare la giornata internazionale della donna tra fiori e frasi di rito; mi dispiace ridurre tutto a un giorno solo”. Ma aggiunge: “Sento il peso della sua storia: le voci, le lotte, i passi coraggiosi di chi ha aperto strade che oggi percorriamo quasi senza accorgercene. E, per questo, anche senza festeggiare, rispetto profondamente ciò che questa data rappresenta”.
Il merito prima di tutto: leadership e visione non hanno genere
Alcune delle voci raccolte spostano il focus non tanto sulla data, ma sul merito come unico criterio che conta davvero. Sarah Serena (Direzione Amministrativa e Produttiva di Montelvini) ribalta la domanda alla radice: “Non mi sono mai sentita ‘una donna nel vino’. Mi sono sempre sentita una professionista del vino. Credo che in questo settore – come in tanti altri – contino prima di tutto passione, competenza e determinazione. Il nostro posto al sole non ce lo deve concedere nessuno: è qualcosa che ci prendiamo con il nostro valore.”
Silvia Allegrini, responsabile delle relazioni esterne di Allegrini Wines, va nella stessa direzione: “L’8 marzo per me non è una rivendicazione, ma una riflessione. Il punto non è celebrare una differenza, ma valorizzare il merito e le competenze, indipendentemente dal genere“. Vede un cambiamento in corso, e lo definisce con precisione: “La vera evoluzione non è ‘fare spazio’ alle donne, ma riconoscere che leadership e visione non hanno genere. Quando sensibilità diverse convivono, il risultato è sempre migliore per tutti.”
Marloes Knippenberg, CEO di Kerten Hospitality, aggiunge: “Il genere non dovrebbe mai essere motivo di favoritismi o di giudizi: si viene riconosciuti per il proprio talento, per il proprio carattere e per il valore che si crea. La vera uguaglianza si realizza quando opportunità e riconoscimento si fondano esclusivamente su chi sei e su ciò che apporti.”
Mentre Sandra Ciciriello, founder di 142 Restaurant, porta dentro il discorso la dimensione della responsabilità verso gli altri: “Essere donna imprenditrice, per me, significa lavorare ogni giorno con serietà e passione, prendere decisioni anche difficili e metterci la faccia sapendo che tante persone contano su di te”. Riconosce una specificità senza trasformarla in vantaggio: “Non credo che essere donna renda le cose più facili, ma credo dia una forza particolare: la capacità di ascoltare e di tenere insieme fermezza e sensibilità. Nel mio lavoro ho imparato che l’autorevolezza si costruisce nel tempo, con coerenza e con la qualità che difendi ogni giorno. Questa ricorrenza ci ricorda che il talento non ha genere e che ciò che conta davvero è fare bene il proprio lavoro, con serietà, visione, coraggio e cuore”.
Il messaggio dallo sport: un esempio contemporaneo di cosa significhi essere donna
I valori dello sport diventano esempi concreti, nelle parole di Miriam Masciarelli (brand manager di Masciarelli), che sceglie di partire dai Giochi Olimpici invernali appena conclusi: “Non resta solo il grande successo dei nostri atleti, record o medaglie ma resta un messaggio potentissimo, universale. Un messaggio che arriva dalle atlete che hanno gareggiato, italiane e non, un grazie allo sport che come ogni volta ci lascia una lezione di vita. Cadere, rialzarsi e vincere“.
Diversi e notevoli gli esempi arrivati da Milano Cortina 2026: Federica Brignone che ha gareggiato e vinto nonostante un grave infortunio, Francesca Lollobrigida che dopo aver vinto due ori ha rilasciato una bellissima intervista con suo figlio in braccio – “che dimostra si può essere atlete straordinarie e madri presenti, professioniste e persone, senza mettere da parte nessuna parte di essere donna“. E ancora la campionessa di pattinaggio artistico Alysa Liu che ha raccontato di non voler gareggiare per gli altri, per le aspettative, per la pressione, ma per sé stessa, per divertirsi, e alla fine ha vinto. E poi c’è Eileen Gu, “che davanti a domande sarcastiche sulla mancanza di un oro da parte di un giornalista ha risposto con maniera arguta con consapevolezza e con un sorriso di chi sa chi è. E alla fine è arrivato l’oro anche per lei“.
Il filo che Masciarelli tira è preciso: “Queste non sono solo atlete ma un esempio contemporaneo di essere donna, cadere, rialzarsi, affrontare giudizi, coniugare famiglia e lavoro, inseguire sogni, coltivare passioni personali. E soprattutto la cosa più importante è scegliere di essere se stesse.”
Le conquiste di ieri, i problemi di oggi, la speranza di domani
Amareggiata, ma senza perdere determinazione e speranza per il futuro, è la voce di Teresa Marrazzo, head of management di Casa Marrazzo: “Da donna, imprenditrice e mamma che lavora, mi rattrista constatare che ancora oggi dobbiamo affermare la nostra esistenza per rivendicare un’uguaglianza sociale, economica e culturale che purtroppo non è ancora realtà”. Il suo pensiero è rivolto fortemente al futuro: “Il mio augurio più grande è che le mie figlie e le mie nipoti non debbano mai dimostrare nulla a nessuno perché il valore della loro vita parlerà sempre più di mille parole”. Diva Moretti Polegato, export manager di Villa Sandi e brand ambassador di Borgo Conventi, la sintetizza in modo diverso ma complementare: “La Festa della Donna non è solo una ricorrenza, ma un momento per ricordare le conquiste raggiunte e quelle ancora da ottenere. È un invito al rispetto e al riconoscimento della forza straordinaria che ogni donna porta con sé”.
Voci che raccontano dunque piani diversi dello stesso ragionamento. Il merito come criterio assoluto e la denuncia delle disuguaglianze strutturali non si escludono: anzi, la seconda è la condizione perché il primo diventi davvero universale.
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