Pighin, sessant'anni tra le Grave e il Collio: un solo marchio per due Friuli - InformaCibo

Pighin, sessant’anni tra le Grave e il Collio: un solo marchio per due Friuli

di Simone Pazzano

Ultima Modifica: 20/03/2026

Roberto Pighin parla delle sue vigne in Friuli come si parla di due figli. Non uguali, ma ugualmente amati. Da un lato c’è Risano, nella pianura delle Grave: 150 ettari di suolo alluvionale, ghiaia e limo depositati da millenni di scioglimento glaciale, che regala vini freschi e aromatici che, dice, “stanno intercettando sempre di più il trend del consumatore di oggi“. Dall’altro c’è Capriva del Friuli, nel Collio, con i suoi 30 ettari sul versante più soleggiato della zona: terre argillose di origine eocenica, la cosiddetta ponca, che restituisce vini minerali, consistenti, costruiti per durare. Due luoghi morfologicamente opposti. Una sola firma: il Gallo, marchio dell’azienda di famiglia dal 1963.

La nostra è una politica di marchio“, spiega il viticoltore friulano. “Il Gallo diventa garanzia di ciò che il consumatore troverà poi nel calice“. Una scelta non scontata, in una regione dove il Collio porta con sé una reputazione consolidata e dove la pianura delle Grave viene spesso considerata – a torto – una denominazione di secondo piano.

Risano: ghiaia, limo e la freschezza delle Grave

La zona Friuli Grave DOC si estende al centro della regione, abbracciando le Alpi in un territorio pianeggiante di origine fluviale. Il suolo, ricco di ghiaia e argilla, è quello che è: non ha la complessità mineralogica della ponca del Collio, ma lavora diversamente, favorendo una maturazione regolare, aromi netti, un’acidità vivace che rende i vini piacevoli e diretti.

A Risano, Pighin produce tra i 12.000 e i 13.000 ettolitri l’anno. I vigneti, impiantati a Guyot con oltre 4.000 ceppi per ettaro, sono stati rinnovati nell’ultimo triennio a una media di sei ettari all’anno, con una preferenza dichiarata per le varietà autoctone: Ribolla Gialla, Friulano, Malvasia Istriana. Il Pinot Grigio, che a Risano trova condizioni particolarmente favorevoli, rappresenta oggi circa la metà della produzione totale aziendale.

Non lontano dai vigneti sorge la Villa Storica, un edificio del sedicesimo secolo restaurato nel rispetto delle strutture originarie: travi a vista, arredi rustici, una cappella gentilizia dedicata a San Vitale. Oggi è la sede di rappresentanza dell’azienda, ma ospita anche mostre d’arte, serate musicali e presentazioni editoriali. Un presidio culturale nel mezzo delle vigne, coerente con un’idea di azienda agricola che supera i confini della cantina.

villa storica pighin

Capriva: la ponca, la Bora e i bianchi del Collio

La tenuta di Capriva è un anfiteatro naturale. I vigneti disegnano gradoni attorno alla cantina, esposta a sud-ovest, su terreni che si sgretolano facilmente e cedono ai vini una mineralità che il palato riconosce. Il clima è asciutto d’estate, freddo d’inverno, battuto dalla Bora che arriva dal Golfo di Trieste: condizioni che molti produttori del Collio considerano un regalo.

Con 30 ettari e una produzione tra i 1.200 e i 1.300 ettolitri annui, Capriva è la parte più piccola dell’azienda, ma l’impegno non è da meno. Il sistema di impianto è Guyot, con una densità di 6.000 ceppi per ettaro, più alta rispetto a Risano perché il suolo collinare richiede una competizione radicale più intensa per produrre uve concentrate.

Il rispetto che nutriamo per questi due territori è lo stesso, consapevoli che stiamo parlando di due zone morfologicamente diverse con le loro caratteristiche specifiche. Se il Collio è internazionalmente noto, infatti, per la ricchezza del suo terroir unico, le Grave dal canto loro presentano un terreno che offre una base di partenza capace di produrre vini la cui freschezza, piacevolezza ed equilibrio sta intercettando sempre di più il trend del consumatore di oggi.

Roberto Pighin

Tre generazioni, filiera chiusa

L’azienda friulana vinifica esclusivamente uve di propria produzione. Nessun acquisto esterno. Una scelta che in un contesto come le Grave – dove la presenza di grandi cooperative e di acquisti sul mercato è strutturale – ha il peso di una posizione.

La conduzione dell’azienda è nelle mani della nostra famiglia da tre generazioni“, racconta Pighin. “Garanzia di continuità e di presenza costante da parte di coloro che hanno fondato e dato vita a questa realtà“. Il controllo della filiera, dalla selezione delle barbatelle (provenienti dai vivai di Rauscedo, il più grande distretto vivaistico viticolo del mondo, a pochi chilometri da Risano) fino all’imbottigliamento, è la premessa da cui dipende tutto il resto: la qualità, la coerenza, la riconoscibilità del marchio nei mercati internazionali. Perché il 70% della produzione Pighin lascia l’Italia. Stati Uniti e Canada guidano il fatturato export, seguiti da Regno Unito, Germania, Belgio e Danimarca. Poi Israele, Asia, Africa, Oceania.

Dal 2007 Pighin è certificata GlobalGAP e dal 2016 ha aggiunto la certificazione SQNPI, il sistema nazionale di qualità della produzione integrata. Sette ettari sono stati convertiti al biologico con vitigni resistenti a oidio e peronospora, ottenuti attraverso incroci convenzionali – non OGM – che riducono strutturalmente la frequenza dei trattamenti.


Tre vini per conoscere Pighin

Pinot Bianco DOC Friuli Grave

Viene dalla pianura di Risano, da un vigneto a 50-60 metri sul livello del mare su suolo misto di ghiaia e argilla. La vendemmia avviene nella prima decade di settembre; la vinificazione è interamente in acciaio, con affinamento sulle proprie fecce fini a temperatura costante. Nel bicchiere è giallo paglierino brillante, con profumi di mela e gelsomino e un sorso in cui freschezza e sapidità si bilanciano, chiudendo su un piacevole fondo ammandorlato. È il vino che meglio racconta la vocazione delle Grave: diretto, aromatico, piacevole da bere. Si serve a 11-12°C; regge bene 2-3 anni in cantina. Abbinamento: antipasti leggeri, risotti di verdure, insalate di mare, carni bianche delicate.

Ribolla Gialla DOC Collio

Vitigno autoctono friulano per eccellenza, qui in purezza sui vigneti di Capriva a 150-180 metri di quota, sulla ponca eocenica. Con 6.000 ceppi per ettaro – la densità più alta tra i vini di questa selezione – la vigna lavora in concentrazione. La vinificazione è prevalentemente in acciaio, con una parte in barrique e tonneaux. Il colore è paglierino con riflessi verdognoli; il profilo olfattivo è delicatamente floreale, con mela verde in primo piano. In bocca è fresco, leggermente citrino, con una struttura generosa che smentisce la leggerezza del naso. Migliora con il tempo: consumato giovane è vivace, ma può reggere 3-4 anni mantenendo armonia e tipicità. Si serve a 12-13°C. Abbinamento: pesce al cartoccio, risotti di verdure, salumi e ricotta affumicata del Friuli.

Soreli — Bianco Collio DOC

Il vino che racconta meglio la filosofia di assemblaggio di Pighin. Soreli – sole in friulano – nasce da un uvaggio di Friulano, Ribolla Gialla e Malvasia Istriana, tutto da Capriva. La vendemmia è manuale, nella terza decade di settembre. La vinificazione è articolata: criomacerazione in vinificatore Ganimede, poi una parte del mosto fermenta in acciaio sulle fecce nobili e il restante in tonneaux e barrique di rovere di Slavonia a media tostatura. L’affinamento prosegue in legno fino all’assemblaggio finale. Il risultato è un bianco di carattere: paglierino intenso e lucente, con un profumo che parte dall’albicocca e dalla pesca e arriva ai fiori bianchi (acacia, zagara, camomilla). Al palato è fresco, di buona struttura, con una persistenza aromatica elegante e una sapidità equilibrata che lo rende versatile a tavola. Si serve a 12-14°C; dura 3-4 anni. Abbinamento: pesce, formaggi di media stagionatura, flan e sformatini di verdure.


Sessant’anni di vino in Friuli lasciano una traccia riconoscibile. Per Pighin, quella traccia è un Gallo che compare su bottiglie nate da due terroir che il mercato tende a distinguere gerarchicamente, ma che l’azienda continua a valorizzare con la stessa passione.

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L'Autore

Giornalista

Scrivo "nel bere e nel mare". Mi piace raccontare le storie che finiscono nei nostri bicchieri e tutto ciò che riguarda il prezioso Mediterraneo. Ne parlo su testate di settore come Informacibo.it e Osserva Beverage (La Repubblica). Curo "Onde", una newsletter dedicata ai temi della comunicazione e "Blu Mediterraneo", community per gli amanti del mare.