Quale colomba comprare al supermercato? Le migliori secondo i consumatori
Il test di Altroconsumo su 12 colombe analizza impasto, sapore e canditi e decreta due vincitori a parimerito
di Oriana Davini
Ultima Modifica: 31/03/2026
Il pranzo di Pasqua finisce spesso nello stesso modo: con la colomba sul tavolo. È un’abitudine molto consolidata in tante regioni, nonostante in Italia abbondino i dolci pasquali tipici. Eppure, secondo i dati di Unione Italiana Food, 8 italiani su 10 non rinunciano alla colomba e oltre il 77% la mangerebbe volentieri tutto l’anno.
Nel 2025 la produzione ha superato 24.700 tonnellate, per un valore di oltre 90 milioni di euro, con esportazioni in crescita (1,6 milioni di pezzi). Un simbolo gastronomico, certo, ma anche un piccolo motore economico della pasticceria italiana: molte sono le attività che per Pasqua propongono colombe artigianali. Se però preferisci rimanere sulle proposte del supermercato, ti aiutiamo a scegliere le migliori.
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Indice
Il test di Altroconsumo
Altroconsumo ha condotto un test di assaggio coinvolgendo 200 consumatori in sessioni di assaggio alla cieca tra Milano e Vico Equense. Sotto la lente d’ingrandimento sono finite 12 colombe normalmente distribuite nei supermercati: sono state servite a fette senza marca né prezzo in evidenza, per non influenzare il giudizio. E agli assaggiatori è stato chiesto di esprimere un giudizio su aspetto, odore, sapore, consistenza e qualità dei canditi.
Il risultato evidenzia in primis che la colomba classica vince su tutte le altre varianti. E che a fare la differenza sono gusto, morbidezza dell’impasto, qualità e distribuzione dei canditi. In altre parole: la colomba piace quando sembra poco industriale, anche se arriva dalla grande distribuzione.
La migliore colomba del supermercato
Dalla prova emergono due vincitori a pari merito, entrambi facilmente reperibili nella grande distribuzione: Giovanni Cova & C. e Tre Marie. Sono le colombe che, più di tutte, hanno convinto i consumatori al primo assaggio, guadagnandosi il titolo di Scelto dai consumatori.
A fare la differenza è stato un insieme di elementi: l’impasto è soffice e ben sviluppato, i canditi sono presenti ma non invadenti, il gusto è pieno ma non eccessivamente dolce. Anche al taglio restituiscono una sensazione di cura, che molti assaggiatori hanno associato a prodotti più vicini all’artigianale che all’industriale.
Il prezzo si colloca nella fascia medio-alta, intorno ai 13-14 euro al chilo. Ma, nel confronto alla cieca, quella differenza è risultata giustificata.
La classifica
Non tutte le colombe, però, reggono lo stesso livello e in alcuni casi sono emerse delle criticità: impasti più asciutti, profumi meno intensi, canditi poco presenti o poco aromatici, gusto debole.
La classifica di Altroconsumo:
- Giovanni Coca & C. Colomba classica senza canditi (Premio “Scelto dai consumatori) – Prezzo medio al kg: 13,72 euro
- Tre Marie La Colomba tradizionale (Premio “Scelto dai consumatori) – Prezzo medio al kg: 14,04 euro
- Bauli La Colomba classica – Prezzo medio al kg: 8,14 euro
- Coop Colomba classica – Prezzo medio al kg: 6,90 euro
- Duca Moscati (Eurospin) Colomba – Prezzo medio al kg: 5,74 euro
- Favorina (Lidl) Colomba classica – Prezzo medio al kg: 5,70 euro
- Le Grazie (Esselunga) Colomba ricetta classica – Prezzo medio al kg: 5,69 euro
- Maina La Colomba ricetta classica – Prezzo medio al kg: 9,98 euro
- Melegatti Colomba classica – Prezzo medio al kg: 9,82 euro
- Motta La colomba tradizionale Bruno Barbieri – Prezzo al kg: 13,31 euro
- Balocco La colomba ricetta classica – Prezzo medio al kg: 6,32 euro
- Bistefani Colomba tradizionale con canditi – Prezzo medio al kg: 5,41 euro
Come orientarsi nell’acquisto
I dati raccolti da Unione Italiana Food raccontano un consumatore più consapevole rispetto al passato. Il prezzo resta un criterio importante, ma viene affiancato da altri elementi: la sofficità dell’impasto, la qualità degli ingredienti, la presenza di una lievitazione naturale.
Un primo controllo utile riguarda la denominazione: la presenza della dicitura colomba in etichetta garantisce il rispetto del disciplinare definito per legge nel 2005, che stabilisce ingredienti e modalità di lavorazione.
Subito dopo entra in gioco la lettura dell’etichetta, sempre più centrale nelle scelte. Cresce l’attenzione verso ingredienti italiani, materie prime riconoscibili e assenza di additivi non necessari.
Infine, c’è un aspetto spesso sottovalutato: il formato. Alcune colombe, soprattutto quelle speciali, hanno un prezzo simile a confezione ma un peso inferiore. Il risultato è un costo al chilo più alto, che passa facilmente inosservato.
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