A Storo, il festival della cultura della polenta

Una giuria, domenica 30 settembre 2018, designerà la “polenta dell’anno”: la migliore ricetta con la farina rosso-oro di Storo

di Redazione

Ultima Modifica: 16/07/2018

Il 29 e 30 settembre a Storo ci sarà da leccarsi i baffi con la 4^ edizione del festival della cultura della polenta.

In questa suggestiva località nella zona meridionale del Trentino al confine con la Lombardia, sui 400 metri di altitudine, posta al centro di uno snodo stradale importante che conduce a Riva del Garda e a Rovereto, a Madonna di Campiglio utilizzando la statale del Caffaro da Brescia e incrocia le strade di val di Ledro e la valle del Chiese, è prevista una sfida all’ultima trisa tra i ‘polentèr’ della valle del Chiese.

Storo, capitale della farina gialla

La farina di granoturco di Storo è eccezionale per polenta e gallette.  Storo sempre più “distretto” della farina di granoturco, ma soprattutto sempre più bandiera di una cultura dell’alimentazione tradizionale, piatti tipici, storia e cultura di un territorio all’insegna di un unico brand: la pannocchia di granoturco che a Storo si chiama  Grano Nostrano.

L’edizione 2018 del festival punta sul binomio granoturco e castagne. A giudicare “ le migliori polentate del 2018” sarà una giuria di esperti, nutrizionisti e appassionati di storia e cultura culinaria. Presente il grande paiolo di Roncone che sforna mille fette.

Storo è la capitale della polenta italiana, un piatto povero che si arricchisce di ingredienti e novità, grazie all’impegno dei Polenter della proloco, del Comune, del consorzio turistico Bim Chiese e della Coop Agri90.

Il Festival di Storo  è il primo grande evento dedicato alla polenta, con grandi cuochi che si cimentano in antiche ricette, tanti banchi di assaggio e bancarelle. Domenica 30 settembre la giuria designerà la “polenta dell’anno” fra le tante sfide all’ultima trisa. L’ospitalità giornaliera si aggira su 2000 presenze.

Prenotazioni:  www.visitchiese.it

Giampietro Comolli, giurato a Storo: “Il vero valore di una “polentata” sta nella sua grande stagionalità di consumo

Giampietro Comolli, tra i giutati a Storo, rivaluta il valore nutritivo e alimentare della polenta, come base di migliaia di ricette tipiche di tanti territori italiani  con aspetti salutistici, di valore colturale in zone svantaggiate, una identità alimentare stagionale: “Il vero valore di una “polentata”, piatto povero e diffuso, sta nella sua grande stagionalità di consumo, nelle universali modalità di cottura, nella creatività di salse, sughi, intingoli e aggiunte varie che variano da borgo a borgo e che completano un piatto già di per se stesso cultura gastronomica.  Senza dimenticare l’importanza di coltivare terreni difficili e di montagna, di creare lavoro e reddito attraverso il recupero di cibi antichi e il non spreco che ci insegnano le genti della montagna (in questo caso lombardo-trentine). La “polenta” è un alimento con quasi 250 anni di storia, inserita a buon titolo nel sistema alimentare della Dieta Mediterranea riconosciuta dall’Unesco, ma espressione anche di una più energetica “dieta continentale”. La polenta è un piatto che lega la salubrità derivante dalla farina “tutto fare”, dal colore giallo-oro-rossa dei chicchi del Nostrano,un cereale naturalmente senza glutine, ideale per sfornare anche  croccanti gallette (alternativa al pane) e morbidi  biscotti. E’ questo il mix dieta-salubrità-energia che caratterizza la antica storia nutrizionale delle nostre alte colline-montagne affacciate sulla Pianura Padana. Un mix di dieta mediterranea e dieta continentale che esprime un sano equilibrio”.

I ricordi di Storo e della farina gialla del “ragazzo” Comolli

Ecco come Comolli, direttore dell’ Ovse-Osservatorio economico dei vini effervescenti e giurato a Storo; ricorda quando era lui era ragazzo Storo e la farina gialla: “Nel rietrare dalle vacanze sciistiche a Madonna di Campiglio, mio padre era solito fermare l’auto a Storo (anni ’60-’70) per acquistare in alcuni negozi funghi, farina e castagne. Per questo conosco la farina gialla fin dalla mia infanzia, una icona in casa nostra insieme al “marano” bergamasco. A Piacenza non c’è una grande tradizione di polenta, ma la lepre in salmì della nonna Anna o la “Consa” della nonna Pina necessitavano del meglio, secondo mio padre.

E’ forse per questo, che abituato da piccolo a scegliere origine-qualità, mi sono interessato di vino, di spumanti, di cibo per tutta la vita. Una passione che è diventata un lavoro, non in tempi sospetti. Oggi scrivere e bloggare di cibo e vino è diventato uno sport comune e diffuso: fa venire qualche dubbio. C’è chi dall’arte, dallo sport, dalla cronaca ha aperto profili e portali. Tutti sanno di vino, bollicine e spumanti.

Ma ritorniamo a Storo, capitale della farina gialla ottenuta da quel granoturco a pannocchia sottile, a chicchi rossi e giallo ocra, tutti in file ordinate, quelle in basso più pronunciate, più grosse, più in rilievo. La pannocchia che si ricava dai campi di granoturco (anche mais) della piana alluvionale di Storo, creatasi dal ritiro di un grande lago imbrifero dello scioglimento dei ghiacciai, è inconfondibile”.

“E la ricordo sempre com tanto amore” Comolli

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