Il Festival della Polenta a Storo, «evento diffuso» per tutto il mese di ottobre

Libro "L'Oro di Storo". Ricette di Alessandro Gilmozzi, chef stellato, Giampietro Comolli, Donato Troiano e Franco Loreto. Mara Venier, Albano Carrisi, Maria Teresa Ruta, Bruno Gambacorta, Sveva Casati Modignani, Massimo Giletti

di Donato Troiano

Ultima Modifica: 12/10/2020

Quest’anno si chiama “Festival della polenta, evento diffuso”.

Questa è la versione 2020  della sesta edizione del Festival della Polenta a Storo nel tempo del Covid 19.

La promozione dell’oro di Storo per tutto il mese di ottobre

I turisti e gli ospiti della Valle del Chiese potranno assaggiare per tutto il mese di ottobre nei vari locali i piatti degustazione creati con la farina gialla di Storo e i prodotti agricoli di questo angolo del Trentino posto tra il lago d’Idro e le Dolomiti di Brenta.

Insomma fino al  31 ottobre quello che è ormai definito l’Oro rosso di Storo, capace in questi anni di ammaliare anche gli chef più rinomati del mondo stellato, sarà l’essenza stessa di questa Valle per permettere ai buongustai di ripetere le degustazioni in momenti successivi e in ristoranti differenti.

Al Festival diffuso della Polenta in Valle del Chiese, quest’anno allargato alle Giudicarie Centrali, hanno aderito una quindicina di ristoranti con allettanti proposte culinarie legate alla farina gialla: da segnalare l’Agritur La Polentera (Storo) che quotidianamente propone menu a tema e un dolce a base di polenta, il  Ristorante Aurora a Cimego (Borgo Chiese) dove è nata la polenta Macafana e recentemente la pizza con la polenta. E ancora il Ristorante La Contea a Bolbeno (Borgo Lares) che tra l’altro presenta gli gnocchi di polenta con farina gialla e bianca di Storo.

Occorre invece prenotare per gustare le delizie proposte da Ristorante Condino a Condino (Borgo Chiese), Ristorante Malga Caino a Cimego (Borgo Chiese), Rifugio Lupi di Toscana sull’Altopiano di Boniprati e Ristorante Borel (Pieve di Bono Prezzo), Ristorante Ginevra e Ristorante Miravalle a Roncone (Sella Giudicarie), Ristorante Serena, Ristorante Trento e Ristorante Pizzeria Alpino a Breguzzo (Sella Giudicarie),  Rifugio Pont’Arnò in Val di Breguzzo (Sella Giudicarie), Ristorante Milano a Tione di Trento e Locanda Ridevert a Zuclo (Borgo Lares).

La Cooperativa storese Agri’90 offrirà ai clienti dei ristoranti il libro con le ricette di chef e testimonial

Da segnalare una iniziativa di grande impatto: la  Cooperativa Agri Novanta offrirà ai clienti dei ristoranti il libro “L’Oro di Storo – Profumi e sapori di un tipico piatto Trentino”, con molte ricette predisposte da personaggi più o meno famosi del mondo dello spettacolo, dello sport e della comunicazione.
Verrà inoltre fatta un’adeguata promozione anche oltre i confini della valle, nella speranza che non potendo riempire le piazze si riempiano almeno i ristoranti. Ecco la copertina del libro.

Il libro, con alcune “storiche prefazioni sulla polenta”, è impreziosito da tantissime ricette dei maestri cuochi polenter trentini ma anche di giornalisti, golosi di polenta e vip. Tra gli altri, Alessandro Gilmozzi, chef stellato del ristorante Al Molin, Giampietro Comolli, Donato Troiano e Franco Loreto. Mara Venier, Albano Carrisi, Maria Teresa Ruta, Bruno Gambacorta, Sveva Casati Modignani, Massimo Giletti.

Eccone solo alcune.

Alessandro Gilmozzi, chef stellato, FAGOTTINI DI GRANO SARACENO RIPIENO DI POLENTA 

POLENTA DI PIZZA (made in Villalfonsina) DEL LITORALE ABRUZZESE by Franco Loreto e Donato Troiano
Donato Troiano e Franco Loreto POLENTA DI PIZZA (made in Villalfonsina) DEL LITORALE ABRUZZESE
Giampietro Comolli POLENTATA CON QUAGLIA E TARTUFO NERO DEL PO
Albano Carrisi POLENTA ALLA PUGLIESE
Mara Venier BACCALA’ AL FORNO CON POLENTA
Maria Teresa Ruta PANINO DI POLENTINA
Bruno Gambacorta SFOGLIA VEGETALE BESCIAMELLA RADICCHI E POMODORI
Sveva Casati Modignani POLENTINA CON BURRO FUSO E PARMIGIANO REGGIANO


Storia della Polenta

La polenta, oggi, si fa con la migliore farina gialla di grandi mais rossi “bramati” fine e grossolani. Una volta, questo piatto povero, era fatto con farro e segale, grano saraceno proveniente in Italia dall’Asia già prima dei Romani. La granella di mais o grano-turco (quella piccola e tondeggiante molto rossastra che poi viene detta “nostrano”) inizia ad essere coltivato alla metà del XVI° secolo secondo un testo della Repubblica di Venezia e verso la metà del secolo successivo aveva già preso piede in Veneto, Friuli, alta Lombardia e Polesine. E’ alla fine del XVII° secolo che si hanno le prime ricette di farina di mais con altri cereali per cuocere la polenta.

Termine di origine latina, da puls o pultem, già utilizzato per indicare tutti i piatti di farine cotte in acqua a base di cereali e legumi come farro, orzo, grano saraceno e faine di fave e castagne. L’esclusività dell’uso del mais, quello a grana rosso, tondeggiante e piccolo, tipico della alta collina e montagna perché più rustico e resistente, si ha con le prime ricette scritte autentiche e firmate da cuochi italiani verso il 1720-1730. Era un piatto che saziava, dava energia fisica, ci voleva poco perché cambiasse sapore e assorbisse quello di una acciuga, di qualche cicciolo, di una crosta di formaggio. I territori primari furono le colline di Venezia, le Prealpi trentine e lombarde, i colli friulani e ognuno diede la propria impronta.

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