Affari e food: il conto salato delle contro sanzioni russe

Oltre un miliardo di perdite per le aziende agroalimentari tricolori. Dal Forum economico di San Pietroburgo emerge un quadro desolante sui rapporti commerciali Italia-Russia

di Vito de Ceglia

Ultima Modifica: 10/06/2019

Si è chiusa da un paio di giorni, quasi in sordina, la 23esima edizione del Forum economico internazionale di San Pietroburgo, la Davos russa. Un appuntamento che ogni anno chiama a raccolta capi di Stato, rappresentanti del mondo economico e della finanza, organizzazioni internazionali e top manager da oltre 140 paesi. Per l’Italia, i gruppi che contano – come Eni, Enel, Pirelli – c’erano tutti. Anche importanti rappresentanti del governo hanno marcato visita. Eppure se qualcuno si aspettava qualche strappo o parola forte sulla fine dell’embargo è rimasto assai deluso. L’embargo, che tanto male ha fatto alle nostre esportazioni, si protrae dall’agosto 2014, cioè da quando il governo della Federazione russa ha stabilito il divieto di importazione di molti prodotti agricoli e alimentari come carne, pesce, frutta e verdure provenienti dall’Ue e da alcuni paesi extra Ue (Usa, Canada, Norvegia e Australia) come risposta alle sanzioni adottate contro Mosca da parte di Bruxelles per la questione ucraina.

 

In 4 anni -50% di esportazioni

 

I dati della Coldiretti sembrano dare ragione a chi sostiene che le sanzioni siano state molto dannose per l’Italia. Essi registrano un calo dell’export italiano verso la Russia di tre miliardi di euro l’anno rispetto alla cifra record raggiunta nel 2013 (10 miliardi di euro). Nel mettere in risalto le perdite nel settore agroalimentare (-50% sulle esportazioni in 4 anni), Coldiretti evidenzia come su questo dato abbia influito la risposta di Mosca con le contro sanzioni. Secondo le stime degli addetti ai lavori il danno complessivo – per il solo settore agroalimentare italiano – ha superato il miliardo di euro. Una perdita ancora più grave se letta nel suo complesso: il segno positivo dell’export, infatti, viene mantenuto nonostante le sanzioni e questo dà l’idea delle potenzialità di quel mercato che – secondo i numeri della Cgia di Mestre – ha toccato i 466 milioni nel 2018  e che avrebbe tutte le carte per crescere se gli fosse consentito, basti pensare che i primi mesi del 2019 hanno registrato il + 9,6%.

 

Relazioni commerciali in trasformazione

 

“Le relazioni economiche e commerciali tra Russia e Italia sono in una fase di profonda trasformazione”, premette Per Antonio Fallico, presidente di Banca Intesa Russia e Conoscere Eurasia, l’organizzazione no profit che da oltre 10 anni cura la promozione dei rapporti economici e culturali tra Italia-Russia. “Questa trasformazione – aggiunge Fallico – si traduce operativamente in una sfida sempre più complessa per il consolidamento o per l’acquisizione di nuove quote di mercato da parte delle aziende italiane che, nel 2018, hanno perso il 4,5% delle proprie esportazioni verso questo grande mercato, bloccando il valore complessivo a circa 7,6 miliardi di euro a fronte di un positivo volume dell’interscambio, grazie a un aumento delle importazioni del 12%”.

Un trend rilevato anche nel primo quadrimestre di quest’anno, con l’export in leggera flessione dello 0,2% a fronte di una ulteriore impennata delle importazioni (+9%) e un conseguente saldo commerciale negativo per l’Italia di -2,65 miliardi di euro. “L’economia del nostro Paese – conclude Fallico – è complementare a quella russa. Ma per cogliere le opportunità delle grandi commesse russe, che spaziano dalle infrastrutture alle tecnologie, fino all’innovazione, occorre una maggiore diversificazione oltre alla capacità di ampliare le proprie proposte, passando dall’esportazione del prodotto finito made in Italy a partnership strategiche di progettazione e know-how”.

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L'Autore

giornalista Osservaitalia