Anfiteatro: 50 anni di un vigneto che racconta l'evoluzione del Chianti Classico - InformaCibo

Anfiteatro: 50 anni di un vigneto che racconta l’evoluzione del Chianti Classico

Viti del 1975, nuova proprietà dal 2015, certificazione Diversity Ark per la biodiversità: come Vecchie Terre di Montefili trasforma un vigneto storico in un laboratorio di sostenibilità sotto la guida dell'enologa Serena Gusmeri

di Simone Pazzano

Ultima Modifica: 21/10/2025

Cinquant’anni per una vite sono un’età rispettabile, soprattutto nel Chianti Classico dove il Sangiovese esprime il meglio di sé quando le radici scavano in profondità. Era il 1975 quando Vecchie Terre di Montefili piantò il vigneto Anfiteatro a Panzano in Chianti. Mezzo secolo dopo, quelle stesse viti continuano a produrre uve che l’enologa Serena Gusmeri trasforma in vini capaci di sfidare il tempo.

Un vigneto che attraversa le epoche

Adagiato a 500 metri sul livello del mare, Anfiteatro prende il nome dalla sua conformazione naturale che abbraccia le viti come un teatro antico. I suoli ricchi di Galestro, sassosi e ben drenanti, insieme al microclima caratterizzato da giornate calde e notti fresche, hanno creato le condizioni ideali per un Sangiovese di particolare finezza ed eleganza. L’azienda, che si estende per 12,5 ettari nel comune di Greve in Chianti tra le UGA (Unità Geografiche Aggiuntive) di Panzano e Montefioralle, beneficia di una straordinaria diversità geologica: tre differenti matrici – Pietraforte, Alberese e Argilliti Scistose – che conferiscono ai vini una complessità minerale unica.

Il 2015: una visione internazionale per radici profonde

L’acquisizione di Vecchie Terre di Montefili da parte di tre amici imprenditori americani nel 2015 ha segnato l’inizio di una nuova fase. Non siamo di fronte al classico cliché degli americani innamorati della Toscana. Frank Bynum e Tom Peck Jr., gli attuali proprietari, hanno portato una visione internazionale mantenendo un profondo rispetto per il territorio e le sue tradizioni.

Ma è soprattutto attraverso il lavoro di Serena Gusmeri, enologa e agronoma dell’azienda, che questa filosofia ha preso forma concreta:

La vigna di Anfiteatro è un’eredità che curiamo con un’attenzione meticolosa: ogni ceppo viene seguito con scrupolo, nel rispetto della sua età e del suo equilibrio naturale. La nostra filosofia è quella di ascoltare la vigna e accompagnarla nel suo ciclo, senza forzature, per ottenere un Sangiovese che sia pura espressione del suo terroir.

vecchie terre di montefili

La selezione massale: preservare il patrimonio genetico

Uno degli aspetti più significativi del lavoro su Anfiteatro è il rigoroso processo di selezione massale che Gusmeri ha implementato. Questa pratica antica, che consiste nel selezionare e propagare le migliori piante direttamente dal vigneto esistente, garantisce che il patrimonio genetico specifico di questo luogo venga tramandato intatto alle future generazioni.

Non si tratta solo di una scelta tecnica, ma di una vera filosofia produttiva. Come sottolinea l’azienda, Anfiteatro è molto più di un vigneto: è un ecosistema vivo, il cuore pulsante di Montefili. Questa visione si è concretizzata anche nell’adesione al Bio-distretto di Panzano fin dal 1995 (il primo in Italia) e nell’ottenimento nel 2023 della certificazione Diversity Ark, che attesta la biodiversità aziendale attraverso rigorosi controlli ambientali.

Il progetto scientifico: innovazione al servizio della tradizione

Dal 2018, Montefili ha avviato un progetto scientifico in collaborazione con Vitenova per monitorare la biodiversità del suolo. Questo approccio, basato sul campionamento della microfauna e flora e sull’analisi dei suoli, permette un’accurata gestione agronomica e una riduzione dell’intervento umano in vigna.

La certificazione Diversity Ark prevede il divieto dell’uso di diserbanti e antiparassitari nocivi, nonché il monitoraggio della presenza di microplastiche nel terreno. L’obiettivo, come spiega l’azienda, è produrre vini che riflettano la vera essenza delle uve di ogni singola parcella, delle condizioni climatiche dell’annata e del suolo di appartenenza.

I vini di Anfiteatro: espressione di un terroir unico

L’Anfiteatro IGT Toscana è un Sangiovese strutturato che sa farsi ricordare. Al naso si riconoscono subito le ciliegie nere mature e la frutta rossa, accompagnate da un tocco di pepe e spezie dolci. C’è anche qualcosa di più sottile – violette, erbe di campo – che emerge piano piano nel bicchiere. I tannini sono presenti ma ben integrati, mai aggressivi. È uno di quei vini che cambiano e si aprono man mano che li assaggi, rivelando sempre qualcosa di nuovo.

Il riconoscimento internazionale è arrivato anche da Antonio Galloni di Vinous, che ha assegnato 94 punti all’Anfiteatro 2020, insieme a punteggi altrettanto prestigiosi per gli altri vini dell’azienda: 96 punti al Bruno di Rocca 2020 e 94 punti al Chianti Classico 2021, descritto come “profondo, stratificato, con una personalità ammaliante” e definito “a total knockout… una magnifica introduzione alla gamma”.

La longevità eccezionale dei vini prodotti da questo vigneto emerge chiaramente dalle degustazioni verticali: se l’annata 2019 mostra oggi grande profondità e struttura, la 2015 svela un’evoluzione straordinaria con sfumature complesse e stratificate. Questa capacità di invecchiamento non è casuale, ma il risultato di una gestione attenta che ha attraversato mezzo secolo.

vini Vecchie Terre di Montefili

Le altre espressioni del territorio

Oltre ad Anfiteatro, Vecchie Terre di Montefili produce infatti una gamma di vini che rappresentano diverse interpretazioni del territorio. Il Chianti Classico DOCG, fresco e raffinato, con tannini fini e ben integrati. Le Gran SelezioniVinea Vecchia e Vinea Nel Bosco – che esprimono rispettivamente la profondità delle vecchie viti e la freschezza di una selezione particolare. Il Bruno di Rocca, un Super Tuscan che unisce Cabernet Sauvignon e Sangiovese.

Ogni vino nasce da una vinificazione separata per parcelle, un approccio che permette di esaltare le peculiarità di ogni singolo vigneto. La produzione limitata – 16.000 bottiglie e 100 Magnum del Chianti Classico 2021, per esempio – riflette la scelta di privilegiare la qualità sulla quantità.

L’approccio in cantina: minimo intervento, massima espressione

Il metodo di vinificazione riflette la filosofia aziendale di rispetto assoluto per la materia prima. Come dimostrato nel Chianti Classico 2021, la vinificazione avviene con fermentazione spontanea con lieviti indigeni, macerazione in acciaio, e affinamento di 15 mesi in botti grandi da 30 ettolitri, seguito da ulteriori 8 mesi in bottiglia. Nessuna artefazione, nessuna scorciatoia: solo tempo, rispetto e ascolto, come sottolinea l’azienda.

Questo approccio è particolarmente evidente nell’annata 2021, un’annata che ha messo alla prova anche i vignaioli più esperti. Le piogge primaverili, la siccità prolungata e le marcate escursioni termiche hanno richiesto, come spiega Gusmeri, “attenzione estrema e decisioni precise, frutto di esperienza, sensibilità e ascolto profondo della natura”. Il Sangiovese in purezza per questo Chianti Classico proviene dalla Vigna del Lago e dalla Vigna del Canalone, coltivate su suoli di Pietraforte e Galestro a 480 metri di altitudine.

L’annata 2021 esprime un Sangiovese vibrante, agile, che privilegia l’autenticità alla potenza” – afferma l’enologa Serena Gusmeri. “È un vino che parla il linguaggio delle nostre colline: schietto, profondo, radicato”

Guardare al futuro con radici nel passato

Il vero lusso sta nella misura e nell’autenticità“, commenta Serena Gusmeri. “Ogni riconoscimento ci ricorda che la via di Montefili è quella di lasciare che sia il vigneto a parlare, con pazienza e precisione“. E Vecchie Terre di Montefili rappresenta oggi una sintesi riuscita tra tradizione toscana e visione internazionale. I cinquant’anni di Anfiteatro non sono solo la celebrazione di un anniversario, ma la testimonianza di come un vigneto possa attraversare le epoche mantenendo la sua identità, evolvendosi senza perdere le proprie radici.

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L'Autore

Giornalista

Scrivo "nel bere e nel mare". Mi piace raccontare le storie che finiscono nei nostri bicchieri e tutto ciò che riguarda il prezioso Mediterraneo. Ne parlo su testate di settore come Informacibo.it e Osserva Beverage (La Repubblica). Curo "Onde", una newsletter dedicata ai temi della comunicazione e "Blu Mediterraneo", community per gli amanti del mare.