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Biondi Santi pronta a un programma di rilancio commerciale mondiale

La cantina icona del Brunello di Montalcino ha in corso robusti investimenti su produzione e commercio internazionale

di Emanuele Scarci

Ultima Modifica: 12/04/2021

Puntare all’eccellenza estrema in un territorio come Montalcino che s’identifica come produttore di vino al top. Da qui gli investimenti di Biondi Santi sulla produzione per sfruttare tutte le potenzialità del terreno e ottenere più qualità e prodotti esclusivi.  

 

Biondi Santi: cresce il prezzo dei vini

La cantina icona del Brunello di Montalcino ha in corso robusti investimenti su produzione e programma di rilancio commerciale mondiale: in 3 anni Biondi Santi ha investito il 28% del fatturato e dal 2018 ha raddoppiato i prezzi di vendita.

Per esempio, il Rosso ora è ceduto ai rivenditori a 35 euro contro i 17 del passato e il Brunello a 90 euro da 55. Più a valle, sulle piattaforme di e.commerce il vino entry level è il Rosso Biondi Santi: parte da 45 euro a bottiglia mentre il Brunello di Montalcino Biondi Santi 2015 è offerto a 169 euro, per la Riserva 2013 si vola a 490 euro e per la Riserva 2007 si raggiungono 656 euro.

Il Brunello di Montalcino

Il Brunello di Montalcino è stato prodotto per la prima volta nel 1888 da Biondi Santi, ma a fine 2016 la Tenuta Greppo è stata ceduta da Jacopo Biondi Santi, dopo la scomparsa del padre Franco, alla società francese Epi: si stima, per circa 100 milioni. In portafoglio alla famiglia Descours, oltre a Epi, ci sono gli champagne Piper-Heidsieck, Charles Heidsieck e Chateau La Verriere a Bordeaux. Oggi la Tenuta Greppo conta su 32 ettari, di cui 6 acquistati due anni fa.

Nel 2020 il prezzo di un ettaro a Montalcino variava da 250 mila euro a 700 mila euro. L’anno scorso l’azienda (che non rilascia dati) ha realizzato ricavi tra i 5 e i 6 milioni.

Intervista a

Giampiero Bertolini, ceo di Biondi Santi

 

“L’eccellenza si paga – esordisce il ceo di Biondi Santi Giampiero Bertolini – per questo abbiamo destinato il 98% degli investimenti alla parte produttiva. Stiamo facendo dei reimpianti, quelli non realizzati negli ultimi 15-20 anni, insieme a un’attenta analisi del terreno, parcella per parcella.  L’importanza di un’azienda parte dal suolo e il nostro è di grande eterogeneità e potenzialità. Vogliamo mantenere uno stile riconoscibile e per questo abbiamo un piano di sviluppo e investimenti fino al 2029. E lo faremo in modo trasparente.

Dal 2017 è cambiato lo stile del Brunello Biondi Santi. Cos’è successo?

Il 2017 è l’anno dell’arrivo di Epi e dell’enologo Federico Radi: è questo il nostro stile, diverso dal passato ma in continuità. Siamo ossessionati dalla personalizzazione e dall’equilibrio dei vini. Non devieremo verso uno stile più corposo. Preferiamo massima finezza ed eleganza, ed è anche per questo che realizziamo gli studi. Il nostro motto è andare avanti favorendo evoluzioni e non rivoluzioni.

Qual è la produzione della cantina?

Produciamo 90 mila bottiglie, di cui 12-13 mila Riserva ma solo quando l’annata è straordinaria. Ne trattengo normalmente 4-5 mila bottiglie, il resto va sul mercato. Come ha sempre fatto Franco Biondi Santi.

Siete degli strenui sostenitori del valore nella bottiglia ma, sul mercato, il prezzo del Brunello di Montalcino non si schioda, anzi col covid è calato. Che fare?

Oggi la Denominazione produce 9 milioni di bottiglie e 4,5 milioni di Rosso. Questo non ha senso: si dovrebbero tagliare a 6 milioni le bottiglie, puntando più sulla qualità e aumentare il valore del 20-30%.

Il Rosso è un ottimo vino ma viene considerato dagli stessi produttori montalcinesi una sorta di ripiego.

Infatti è un atteggiamento sbagliato. Noi il prezzo del Rosso l’abbiamo aumentato. Di più: lo vogliamo utilizzare per approcciare nuove categorie di consumatori, difficilmente avvicinabili con il Brunello. Soprattutto i più giovani, passo preliminare per diventare successivamente consumatore del Brunello. Lo metteremo in un bicchiere negli Usa e nel Regno Unito offrendo ai più giovani un’esperienza Biondi-Santi. Il Rosso si presta anche a diventare un aperitivo. E comunque già il fatto di non rimetterlo in un locale che non sia un ristorante milanese è un’innovazione.

Altre innovazioni di Biondi Santi?

Ora lanciamo il Rosso 2017, in seguito la Riserva 2013 e il Brunello 2015: per la prima volta dal 1° marzo di quest’anno abbiamo deciso di impiegare i grandi formati del vino, capaci di esaltarne la longevità. Lo chiedevano da tempo i collezionisti di tutto il mondo, ora ce l’abbiamo fatta.

Questo raddoppio dei prezzi ha frenato le vendite?

Le vendite non sono calate, anzi sono cresciute. Nel 2020 i ricavi sono balzati del 7,4%, soprattutto per il traino dell’estero. L’Italia invece ha patito nei mesi di blocco della ristorazione. Nel complesso questi risultati confermano la nostra strategia e spiegano che in passato non si dava valore al nostro vino.

Qual è il quadro del 2021?

Abbiamo aperto le prenotazioni dal 1° marzo e, al momento, abbiamo allocato il 66% della disponibilità.

Qual è il primo mercato di Biondi Santi?

Facciamo 90 mila bottiglie, di cui il 40% rimane in Italia. L’Italia è e deve rimanere il primo mercato. Anche se con la crescita prevediamo possa scendere al 30-35%. Il covid ha allungato i tempi della nostra strategia ma l’Italia sta rispondendo in maniera incredibile. Una volta riconnessi con i nostri clienti c’è stata una reazione incredibile.

Epi pensava di sfondare in Francia?

Dopo l’acquisizione, in Francia ci si era illusi di poter vendere anche oltralpe, ma, dopo una fase di riflessione, è diventato chiaro che il progetto non fosse realizzabile. Oggi vendiamo nella regione di Parigi e in Costa Azzurra.

Qual è l’immagine internazionale di Biondi Santi?

Appena arrivati abbiamo avviato un processo di riconnessione con sommelier, collezionisti e retailer. Abbiamo portato nel mondo la riserva di Franco Biondi Santi prima che ci lasciasse. I risultati conseguiti alle aste sono soddisfacenti: Biondi Santi è entrata nella classifica mondiale dei Top wine 100 dell’indice Liv-ex, il database mondiale del vino.

Per un vino longevo come il Biondi Santi il pegno rotativo calzerebbe a pennello.

Ci stiamo lavorando con un paio di banche: abbiamo richiesto delle proposte, ma non abbiamo ancora finalizzato nulla. Lo strumento ci interessa però dipende molto dal valore che la banca intenderà attribuire al nostro vino che non può essere quello del mercato. Certo che se contenessero il prezzo per agevolare gli scambi non ci farebbero un gran servizio. Stiamo negoziando, vedremo quale sarà il punto d’equilibrio.

Biondi Santi non è rappresentato nel cda del Consorzio: cos’è successo?

Tre anni fa mi candidai ma poi mi ritirai. Per il prossimo rinnovo posso valutare, ma a condizione che ci sia disponibilità a fare qualcosa di nuovo.

Per saperne di più: Cantine Biondi Santi

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L'Autore

giornalista