Cantine Pellegrino: viaggio tra i vini autoctoni siciliani - InformaCibo

Cantine Pellegrino: viaggio tra i vini autoctoni siciliani

di Emanuele Scarci

Ultima Modifica: 09/06/2021

Tra il sole cocente di Pantelleria e gli sbalzi termici dell’agro trapanese: nascono qui i vini autoctoni siciliani di Pellegrino.

L’oro giallo di Pantelleria è un vino lievemente liquoroso, dolce e aromatico. Eccellente con piccola pasticceria e biscottini a base di pasta di mandorle, si sposa con i formaggi erborinati o piccanti ed è considerato un grande vino da meditazione, da sorseggiare.

Nell’isola la viticoltura è davvero eroica: le piantine ad alberello spuntano da una conca sotto il livello del mare per proteggerle dallo scirocco che soffia sull’isola, dalla salsedine e trattenere l’umidità. La cura è rigorosamente manuale e il lavoro è tre volte quello richiesto da un vigneto sulla terraferma.

A settembre la terra è arida e la produzione è scarsa: la massima consentita è di 10 quintali per ettaro. Nel 2014, l’Unesco ha riconosciuto la vite ad alberello di Pantelleria tra i beni immateriali dell’umanità.


Pellegrino è leader del mercato nella produzione di vini di Pantelleria: ricava da 300 ettari di terreno, circa 15 mila quintali di uva, che possono arrivare a un massimo di 30 mila quintali nelle migliori annate.
Nello shop online di Pellegrino, Moscati e Passiti sono offerti tra 14,50 e 19 euro mentre per il Nes Passito naturale 2017 il prezzo sale a 28,50 euro.

Culla dei vini autoctoni

vini pellegrino1880
Passito di Pantelleria e il Marsala sono i vini simbolo di Cantina Pellegrino1880.


Diverso lo
scenario della provincia di Trapani, caratterizzato da una grande varietà di microclimi. Le tenute Pellegrino contano su 150 ettari di terra con terroir completamente differenti. Ogni tenuta è un campo di sperimentazione, con suoli e climi più adatti alla coltivazione delle cultivar.
Nelle cantine storiche di Marsala affina l’omonimo vino liquoroso nelle sue diverse varianti, prodotte dalle uve tipiche del territorio.

Il wine shop di Pellegrino indica una gamma di prezzo al dettaglio ampissima: dai 13 euro di Horatio ai 24 di Old John fino ai 90 euro di Marsala Single Barrel Vergine Riserva 2001.  

C’è la tenuta di Salinaro, dal nome delle saline che sorgono lungo la costa trapanese: 14 ettari di terra di tipo calcareo e sabbioso, appartenente alle Terre Rosse del Mediterraneo, a quota zero e a soli pochi metri dal mare. Qui soffia il vento caldo africano, mitigato dalle correnti marine. Le uve Grillo sono rese sapide e aromatiche dalle brezze marine.


Dal Catarratto al Nero D’Avola

Kelbi, la tenuta che prende il nome dalla dinastia araba che ha reso florida la terra di Sicilia: 19 ettari acquistati nell’Ottocento, abbracciati dalla macchia mediterranea. Terra fertile e culla per il Catarratto.
La più grande delle quattro Tenute Pellegrino, Gazzerotta, con i suoi 90 ettari di terreno, è stata eletta dalla famiglia a culla del Nero D’Avola. La terra ha un colore bruno, caratterizzato da una matrice argillosa e ricca di minerali.

Gazzerotta, proprio per la sua grande estensione, si presta alla coltivazione di più vitigni. Qui infatti crescono, oltre al Nero D’Avola, anche due antichi vigneti di Grillo impiantati nel 1981 e 1982.

Infine Rinazzo, con 11 ettari di vigneto interamente coltivati a Syrah, adatto a crescere negli ambienti più ostili. Qui le escursioni termiche sono ampie, l’ambiente non è affatto lussureggiante, il suolo è povero di elementi e tutto questo fa sì che la pianta sviluppi acini piccoli e con buccia spessa.

Il mix dei vini di Pellegrino si compone per il 31% di bianchi e rossi, i vini di Pantelleria pesano per il 27%, il Marsala si ferma al 20% e i vini liquorosi al 17%. Il restante 5% è di tutti gli altri prodotti.

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L'Autore

giornalista