Dalla cassetta dell'insalata al rifugio per le api - InformaCibo

Dalla cassetta dell’insalata al rifugio per le api

In Emilia il Biodiversity Lab di Conad e CPR System con la collaborazione di Rete Clima trasforma la logistica del fresco in habitat per impollinatori

di Alessandra Favaro

Ultima Modifica: 18/11/2025

Cosa succede quando una cassetta di ortofrutta che ha viaggiato dal punto logistico al supermercato “restituisce” qualcosa al territorio? La risposta arriva da Casalgrande, comune in provincia di Reggio Emilia, ai piedi dell’Appennino, dove Conad e CPR System hanno inaugurato un Biodiversity Lab:  un laboratorio territoriale che intreccia biodiversità vegetale, fauna selvatica e innovazione nella supply chain del fresco.

Il progetto, realizzato con il partner tecnico Rete Clima nell’ambito della campagna nazionale Foresta Italia, rappresenta un’evoluzione interessante nel panorama delle iniziative di sostenibilità aziendale: dall’impegno dichiarato all’impatto territoriale misurabile, passando attraverso la filiera logistica dei prodotti freschi a marchio Conad.

Un laboratorio di biodiversità, non solo un bosco

Il Biodiversity Lab di Casalgrande è sistema integrato di installazioni pensate per rispondere alle specifiche caratteristiche ecologiche del territorio: un’area di transizione tra la pianura padana e le prime propaggini appenniniche, dove la pressione antropica ha frammentato ma non distrutto una rete ecologica ancora vitale.

Le installazioni comprendono una BioForest ispirata al metodo Miyawaki – foreste ad alta densità con specie autoctone come olmi, aceri campestri e salici bianchi – affiancata da Flower Strip, strisce di fiori selvatici che forniscono habitat e nutrimento agli impollinatori. Completano il sistema una Log Pyramid (tronchi impilati che creano microhabitat per piccoli animali e funghi) e due Bugs Hotel, rifugi per api solitarie, coccinelle e insetti benefici.

Ogni elemento risponde a una funzione ecologica specifica: le strisce fiorite sostengono la popolazione di impollinatori selvatici – fondamentali per le colture agricole circostanti – mentre la necromassa (legno morto) ricrea le condizioni di un sottobosco naturale, ospitando funghi saprofiti e invertebrati decompositori. Non è botanica da balcone: è ingegneria ecologica applicata al territorio.

Dalla cassetta riutilizzabile al laboratorio vivente

Il collegamento con la filiera agroalimentare non è solo simbolico. Il Biodiversity Lab®nasce come azione di compensazione dei flussi di trasporto generati dai prodotti freschi a marchio Conad – ortofrutta, carni, ittico – in consegna dall’hub nazionale ai centri distributivi delle cooperative. Un sistema logistico che dal 2000 utilizza cassette riutilizzabili fornite da CPR System: ripiegabili, riciclabili, che hanno progressivamente sostituito gli imballaggi monouso in cartone, legno e plastica.

I numeri raccontano l’impatto concreto: nel solo 2024, questa soluzione ha evitato l’emissione di 58.270 tonnellate di CO₂ (fonte Bilancio Sostenibilità Conad 2024). Le cassette, grazie alle sponde abbattibili, occupano meno spazio nel trasporto a vuoto, migliorando l’efficienza della logistica e riducendo costi ed emissioni. La collaborazione si estende anche al pallet NOE’ Made in Italy, realizzato in materiale riciclato e dotato di tag RFID per la tracciabilità: un esempio di come l’economia circolare possa attraversare l’intera filiera, dall’imballaggio alla compensazione territoriale.

“In Conad abbiamo deciso di mettere la sostenibilità al vertice della nostra strategia”, ha commentato Andrea Mantelli, direttore Supply chain di Conad. “Questo laboratorio dimostra come trasformiamo la strategia in azioni concrete, creando benefici reali per i territori”. Monica Artosi, Direttrice Generale di CPR System, aggiunge: “Biodiversity Lab® rappresenta la nostra visione: costruire valore condiviso attraverso modelli di economia circolare che generano benefici ambientali e sociali concreti”.

Biodiversità come infrastruttura, non come decoro

Ciò che distingue questo progetto da operazioni di greenwashing è l’approccio scientifico alla vocazionalità territoriale. Come spiega Paolo Viganò, fondatore e presidente di Rete Clima: “Si tratta di un pool di buone pratiche territoriali orientate alla conservazione e alla promozione della biodiversità, realizzato grazie al sostegno di aziende che credono nel valore della natura”.

L’area di Casalgrande, ricca di vegetazione autoctona ma frammentata dalle colture intensive (vite, frumento, mais), necessitava di interventi che ricreassero connettività ecologica. Il Biodiversity Lab® funziona come una sorta di “stazione di servizio” per la fauna: un punto di sosta, riproduzione e alimentazione inserito in una matrice agricola altrimenti povera di rifugi. Gli impollinatori selvatici – api solitarie, sirfidi, farfalle – beneficiano direttamente delle strisce fiorite, ma l’impatto si estende alle colture circostanti: più impollinatori significa maggiore produttività agricola, senza pesticidi.

Anche il Comune di Casalgrande riconosce il valore dell’iniziativa. Il Sindaco Giuseppe Daviddi sottolinea: “Si tratta di un veicolo importantissimo di sensibilizzazione della nostra comunità al rispetto della biodiversità e all’osservanza delle migliori pratiche per mitigare gli effetti deleteri dei cambiamenti climatici”.

L’aspetto più interessante è forse la tracciabilità: Conad collega le cassette riutilizzabili ai pallet tecnologici dotati di RFID, fino al laboratorio di biodiversità. È un esempio di come la trasparenza della filiera possa estendersi dall’origine del prodotto all’impatto ambientale della sua distribuzione. Per il consumatore consapevole – quello che legge le etichette, chiede la provenienza, valuta l’impatto delle proprie scelte – questo tipo di informazione è un asset prezioso.

Cosa significa per chi sceglie cosa mettere nel carrello

La lezione che possiamo trarre come consumatori è che ogni acquisto ha una filiera invisibile: imballaggi, trasporti, emissioni.

Scegliere un’insalata trasportata in cassette riutilizzabili piuttosto che in imballaggi monouso, anche se non lo vediamo sullo scaffale, significa sostenere un modello logistico diverso. L’iniziativa è un esempio di come la sostenibilità nella filiera agroalimentare possa essere misurata, documentata, resa visibile: dalle 58.270 tonnellate di CO₂ evitate ai microhabitat per insetti benefici, passando attraverso ogni cassetta di pomodori che arriva al supermercato.

Come ha detto Rete Clima, “percorsi concreti, integrati e tracciabili”.

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L'Autore

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