“Dop, per i prossimi 15 anni motore di sviluppo dell’Italia”

A tu per tu con Bertinelli, presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano, che parla del ruolo strategico della denominazione di origine controllata per il territorio

di Vito de Ceglia

Ultima Modifica: 28/05/2019

“Negli anni ’70 il motore di sviluppo del nostro Paese è stato l’automotive, negli anni ’80-90 il design. Nei prossimi 15 anni saranno le indicazioni geografiche”.

A sostenerlo è Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano, intervenuto a Linkontro, il meeting annuale di Nielsen dedicato alla business community del largo consumo, per parlare del ruolo strategico che svolge la Dop per il territorio di appartenenza. Il mondo che gravita attorno al Consorzio coinvolge 2620 allevatori, 335 caseifici, 10 operatori commerciali e genera un giro di affari complessivo di 2,5 miliardi di euro, di cui il 40% viene esportato in giro per il mondo. In ordine di importanza sono Francia, Usa, Germania, Uk e Canada i paesi più ricettivi.

Qual è il segreto del Parmigiano Reggiano? “E’ una tecnica che mantiene vitali e trasferisce i batteri buoni, responsabili del gusto unico del formaggio, dall’erba alle bovine, al latte e infine al formaggio”, risponde il presidente. Quanto conta la Dop per il vostro territorio? “Dagli allevatori, caseifici e operatori commerciali il prodotto arriva al dettaglio e ai consumatori con un fatturato di 1,5 miliardi di euro (valore ai caseifici) e di 2,5 miliardi (valore al consumo), risponde ancora Bertinelli. “Sia chiaro, il fatturato di una Dop diventa reddito per il territorio e l’attività non può essere de localizzata. Da prodotto noto il Parmigiano oggi è diventato più un love brand con una crescita annua del 5%”, aggiunge.

Dazi Usa, escluso il Parmigiano Reggiano

L’America ha dichiarato guerra ai formaggi italiani. Nella lista ci sono già Pecorino, Asiago, Fontina, Mozzarella di Bufala Campana e Taleggio. Ma non compare il Parmigiano Reggiano. “Per il momento, non siamo nella lista – osserva il presidente del Consorzio -, ma è evidente che tutto quello che blocca il mercato ci spaventa, soprattutto l’imprevedibilità generata dai dazi. Perché è molto difficile capire che cosa accadrà il giorno dopo. L’America è il nostro secondo mercato estero per importanza, se i dazi colpissero anche il Parmigiano Reggiano, subiremmo un duro contraccolpo”.

Ceta, accordo con luci e ombre

“Grazie al Ceta, in Canada il Grana Padano e Parmigiano Reggiano hanno registrato – in termine di volumi – una crescita del 8,8% nel 2018”, ammette Bertinelli. Ma questo non significa, per il presidente, che l’accordo commerciale tra Canada e Ue rappresenti oggi un punto di arrivo per l’industria casearia italiana. “Anzi, in prospettiva, lo sforzo deve essere proprio quello di migliorarlo perché i consumatori canadesi o americani hanno ancora una percezione sbagliata dei prodotti italiani”, puntualizza Bertinelli. Che tipo di percezione? “Di recente, abbiamo commissionato una ricerca di mercato su Usa e Canada prendendo a campione un centinaio di consumatori- risponde il presidente -. A loro abbiamo fatto vedere un pezzo di Parmesan che sulla confezione riportava made in Wisconsin: il 67% del campione ha risposto che quel prodotto era italiano. Se poi nella confezione veniva riposto il logo di una bandiera italiana oppure dell’immagine del Colosseo, la quota arrivava al 99%. Questo significa che, per un consumatore canadese o americano, Parmesan non è un nome generico ma indica un prodotto fatto in Italia, cioè il Parmigiano Reggiano. Il problema nasce a monte, ovvero che il Ceta permetta l’utilizzo del termine Parmesan alle produzioni generiche. Questo non può essere accettato perché, oltre a creare un danno ai produttori italiani, trae soprattutto in inganno il consumatore”.

 

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L'Autore

giornalista Osservaitalia