Etichette di filiera nella Gdo: crescono, ma la quota resta bassa - InformaCibo

Etichette di filiera nella Gdo: crescono, ma la quota resta bassa

Di 72.100 prodotti monitorati, l’Osservatorio Immagino ne ha individuati solo 613 che riportano il logo di provenienza per un giro di affari di 259 milioni di euro

di Vito de Ceglia

Ultima Modifica: 30/09/2019

Che sia frutta, carne, uova, formaggi o pasta, il valore dell’etichetta può assumere un ruolo decisivo nella scelta di acquisto di un consumatore. Meglio ancora se sulla stessa è riportata la filiera di provenienza del prodotto. A confermarlo è l’Osservatorio Immagino Nielsen Gs1 Italy che ha studiato questo fenomeno, definito “emergente”, misurandone l’andamento annuo e l’incidenza sull’assortimento e sulle vendite della Gdo. Dall’analisi di 72.100 prodotti alimentari confezionati di largo consumo, l’Osservatorio Immagino rivela che nel 2018 sono stati 613 i prodotti (lo 0,8% del totale) accompagnati da un claim riferito alla filiera di provenienza. In termini di sell-out, questo paniere ha generato nel 2018 oltre 259 milioni di euro di vendite.

Trend in crescita

Una quota purtroppo che risulta ancora molto bassa (0,0%), anche se l’Istituto puntualizza che il trend è stati invece alto: rispetto al 2017, il tasso di crescita è risultato pari a +14,1%, quindi ben superiore alla media del settore alimentare. A trainare il mercato dei prodotti di “filiera” è soprattutto la componente dell’offerta. “Nel 2018 sono state 55 le aziende di produzione e 10 i retailer che l’hanno evidenziata sulle confezioni dei loro prodotti, a conferma di come l’impegno per la sicurezza alimentare stia diventando un importante tema di comunicazione, e che, come tale, stia entrando sempre più spesso anche sulle etichette dei prodotti in commercio”, riporta l’analisi.

Filiera controllata e certificata

Dei 4 claim che l’Osservatorio Immagino ha monitorato, che sono poi quelli riportati sulle confezioni degli alimentari confezionati, quello più performante è la “filiera controllata”, con 345 prodotti e vendite superiori a 125 milioni di euro, in crescita di +12,3% rispetto al 2017. Bilancio positivo anche per il secondo claim per importanza: “filiera certificata”. L’Osservatorio Immagino l’ha trovato su 72 prodotti per un giro d’affari di 48,5 milioni di euro (+5,4% rispetto all’anno precedente). Pesante battuta d’arresto, invece, per il claim “filiera garantita”, presente solo su 22 prodotti e con un calo delle vendite del -11,8% rispetto al 2017.

Filiera Corta e KM0

A completare lo scenario, l’Osservatorio Immagino ha monitorato le indicazioni che fanno riferimento ai claim “filiera corta” e “km 0”: complessivamente sono presenti solo su 16 prodotti, per cui il 2018 è stato piatto a livello di vendite, benché la domanda e l’offerta siano state positive.
La comunicazione dei valori di filiera sulle etichette dei prodotti non riguarda tutto il mondo alimentare, ma si concentra su quattro comparti. Il più rilevante è l’ortofrutta confezionata, che, con i suoi 108 milioni di euro di vendite (+5,3% sul 2017), determina il 41,8% del giro d’affari dei prodotti con un claim di filiera in etichetta. Segue il lattiero-caseario (compresi i gelati realizzati con latte di filiera), con il 29,0% di quota e vendite in crescita annua del +6,4%. È andato decisamente più veloce il comparto dei prodotti a base di grano e altri cereali (+14,8% di vendite) che, grazie dall’aumento delle vendite di pasta, prodotti da forno e cereali, ha raggiunto il 12,2% di quota. Il risultato migliore del 2018 lo ha messo a segno l’aggregato carni e uova, con un bel +69,0% di sell-out (17,0% di quota), trainato dal crescendo delle vendite di salumi, carni avicole e carni bovine.

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L'Autore

giornalista Osservaitalia