Etichette, la via italiana è il modello a batteria

Approvato dal Consiglio dei Ministri il decreto di adozione del nuovo sistema che si oppone al francese Nutriscore. Resta però il “nodo” dell’esclusione dei prodotti di origine protetta.

di Vito de Ceglia

Ultima Modifica: 22/01/2020

Nessun colore a indicare cibi ‘buoni’ o ‘cattivi’, ma un’icona a forma di batteria come quella degli smartphone per visualizzare la presenza di calorie, grassi, grassi saturi, zuccheri e sale negli alimenti. La parte carica della batteria rappresenta graficamente la percentuale di energia o di nutrienti contenuta nella singola porzione, permettendo di quantificarla anche visivamente. Per una dieta equilibrata, la somma di ciò che si mangia durante il giorno non deve superare il 100% dell’importo quotidiano raccomandato.

E’ la risposta italiana all’etichetta nutrizionale semplificata da stampare sulle confezioni degli alimenti che altrove in Europa prende la forma del famigerato “semaforo” o Nutriscore. La notizia è che il sistema a batteria, dopo un lungo dibattito, è stato finalmente adottato dal governo italiano che lo ha approvato con un decreto ad hoc, assecondando così la posizione delle associazioni dei consumatori, Coldiretti, Federalimentare, Filiera Italia e altre categorie del settore che da tempo avevano sposato questo tipo di modello.

 

Nutriscore: il fronte del no

 

Ma che cos’è il Nutriscore? In sostanza, si tratta di un sistema di etichettatura che esprime in modo sintetico la qualità nutrizionale di un alimento, calcolato su 100 grammi. Nel sistema francese, i valori nutrizionali sono classificati per colori e per lettere: la scala in lettere va dalla A alle E, i colori sono verde scuro, verde chiaro, arancio, giallo e rosso. Il verde scuro (con la A) è una valutazione positiva, il rosso (E) restituisce una valutazione negativa. In mezzo una gradualità di giudizi intermedi. In Italia, questo sistema è mai piaciuto perché giudicato “fuorviante e ingannevole” dal momento che non informa i consumatori in modo adeguato visto che la sua valutazione continua ad essere calcolata su porzioni da 100 grammi. Tradotto: il Nutriscore, così com’è concepito, denunciano i detrattori, penalizza le eccellenze agro-alimentari italiane come i prodotti Dop, Igp e Stg che hanno una ricetta bloccata, tutelata e certificata dall’Italia e dall’Europa. Quindi, considerano impensabile valutare olio extra vergine o parmigiano reggiano su una porzione da 100 grammi, quando tutti sanno che in una dieta sana ed equilibrata ne bastano poche quantità.

 

“Vittoria del food italiano”

 

Per questi motivi, il presidente di Federalimentare, Ivano Vacondio, ha giudicato la decisione del governo “una vittoria del food&beverage italiano”. “I test realizzati in questi ultimi mesi tra le famiglie italiane – ha aggiunto – hanno chiaramente dimostrato che nel nostro Paese il Nutriscore non verrebbe né compreso né apprezzato dai consumatori, al contrario il modello a Batteria ha riscontrato il gradimento del campione di cittadini coinvolto nella sperimentazione da numerosi punti di vista, in particolare chiarezza, comprensibilità e utilità per gli acquisti”. Vancondio ha concluso: “Riguardo l’esclusione dei prodotti di origine protetta dallo schema di etichettatura, a nostro avviso è superflua dato che l’applicazione delle etichette è su base facoltativa e non a titolo obbligatorio, auspichiamo che il Governo sappia trovare una base argomentativa solida per evitare un indebolimento della posizione italiana nell’ambito del negoziato comunitario, dove ora si sposta la battaglia”.

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L'Autore

giornalista Osservaitalia