Fattoria La Leccia, quando il vino è anche un progetto di tutela del territorio - InformaCibo

Fattoria La Leccia, quando il vino è anche un progetto di tutela del territorio

di Simone Pazzano

Ultima Modifica: 04/11/2020

La storia di Fattoria La Leccia è essenzialmente la storia di una famiglia e dei suoi vigneti, situati sui colli della Val di Botte vicino Montespertoli. Una realtà agricola sostenuta e sviluppata dalla famiglia Bagnoli che, con passione, umiltà ed entusiasmo, ha scelto di tutelare e valorizzare questa piccola porzione di territorio del Chianti

Il territorio

La storia del territorio dove sorge Fattoria La Leccia ha origine antica ed è legata alla famiglia Machiavelli, che alla fine del XIV secolo possedeva circa due terzi della superficie di Montespertoli. Nel tempo il podere ha visto l’alternarsi di diverse proprietà fino al passaggio negli anni Settanta alla famiglia Bagnoli, che decise di recuperarne vigne e oliveti e ripristinare la cantina. Fu posizionata così la prima pietra per la rinascita, creando le basi per quello che è il progetto attuale. 

I 20 ettari vitati di Fattoria La Leccia sono composti sia da vitigni autoctoni, come Sangiovese e Trebbiano, che da varietà internazionali, come Merlot e Syrah. L’azienda si trova nel cuore della Toscana e del territorio chiantigiano: dal vicino centro agricolo di Montespertoli, si dominano la Val di Pesa e la Val d’Elsa, aree a vocazione viticola secolare dove, grazie ai suoli franco argillosi, magri ma ricchi di calcare, uniti ad un clima mite e ventilato, la coltura della vite è diventata cultura.

Fattoria La Leccia si trova sulla cima di un promontorio a un’altitudine di circa 200 metri s.l.m. e le terre circostanti, protette dal Montalbano sul lato Nord, sono esposte alle fertili brezze marine estive. A caratterizzare l’ambiente è anche il bosco che circonda l’azienda che, da un lato, preserva la biodiversità di flora e fauna e, dall’altro, isola il podere rispetto ai vigneti circostanti rendendola una vera e propria oasi di pace e tranquillità. 

Fattoria La Leccia

La storia

Risale agli anni Settanta l’acquisto di Fattoria La Leccia da parte dei tre fratelli Bagnoli, Renzo, Sergio e Loriano, titolari del gruppo Sammontana. La tenuta rappresenta da un lato un “ritorno alla terra”, omaggio al bisnonno, Romeo, originario di questi luoghi, dall’altro è un modo per riunire la famiglia, passare assieme i momenti liberi e far crescere i propri figli in un ambiente incontaminato. Nel 2009 la scelta di affittare l’azienda e nel 2013 il ritorno, in prima persona, della famiglia, che decise di assumerne la direzione.

Oggi Fattoria La Leccia conta 20 ettari vitati in produzione, riconosciuti con la certificazione biologica dallo scorso anno. Si affiancano 40 ettari di bosco e la superficie occupata da 3500 piante di olivi di cultivar Leccino, Frantoio, Moraiolo, Pendolino e la rara Madonna dell’Impruneta. L’azienda recentemente ha intrapreso anche una nuova avventura, l’apicoltura: grazie all’ambiente incontaminato, infatti, le api trovano un habitat ideale. 

Paola Sibilla e Angelica Bagnoli - Fattoria La Leccia
Paola, Sibilla e Angelica Bagnoli

Il nome e le persone

Il nome La Leccia esprime gli elementi fondanti dell’azienda: il Leccio è l’elemento maschile, Albero della Vita e della Vite nonché simbolo di forza e coraggio. Una pianta indistruttibile e capace di evolvere e rinascere dalle radici anche dopo le avversità. Il nome, declinato al femminile, ha nella A l’elemento simbolico, che si rivolge alla Madre Terra e al rispetto della natura. Nel logo i rami e le radici si confondono, lasciando intravedere l’infinito, dove ciò che muore rinasce. 

Proprio la componente femminile contraddistingue questa azienda. Nella gestione sono in prima linea tre donne della famiglia Bagnoli: Paola, la prima ad aver creduto nel progetto di “rinascita”, che si occupa della parte agricola e della cantina, Sibilla, che cura la comunicazione, e Angelica che segue la parte amministrativa e quella artistica. Lorenzo, fratello di Sibilla ed Angelica, apporta competenza e passione per il vino. 

Altro componente fondamentale è l’enologo Gabriele Gadenz, che sin dall’inizio accompagna la proprietà per tradurre nei vini identità aziendale. 

Leggi anche: Vino e territorio, le sfide di presente e futuro per La Leccia

I valori

Tre donne che hanno posto le basi della rinascita su tre valori fondanti: rispetto della natura, saper fare e giusto cambiamento

Rispetto della natura: dalla vendemmia 2019 Fattoria La Leccia è azienda biologica certificata. A questo importante traguardo si affianca l’impegno di mantenere l’equilibrio naturale del vigneto, sia riducendo al minimo le lavorazioni con macchinari sia tutelando la biodiversità. Una condizione possibile grazie alla conformazione della tenuta, circondata dal bosco di proprietà che consente di mantenere l’ambiente ben conservato e integro. 

lI saper fare è legato al sapiente lavoro dell’uomo che, in cantina, si traduce nel condurre manualmente tutte le operazioni in vigneto ed applicare la minima tecnologia, necessaria per garantire igiene e controllo dei processi fermentativi. Il saper fare diventa pensiero artistico grazie all’interazione con Marco Bagnoli, artista toscano, padre di Sibilla e Angelica, che arricchisce la filosofia e l’immagine di tutta l’azienda. L’unione estetica e artistica è una ricerca che l’azienda ripone in tutto ciò che fa, a partire dalle etichette che, attraverso i versi di poesie, raccontano l’emozione dei diversi vini di Fattoria La Leccia.

E, infine, il giusto cambiamento, un valore importantissimo. Abbinare questi fattori non è mai semplice ma è determinante per raggiungere il risultato finale. Da qui l’esigenza di interpretare al meglio i vigneti, riscoprire vecchie metodologie e cercare nuove vie di sperimentazione con scelte misurate. 

“La via dell’uva è quella che scegliamo ogni giorno.
La via dell’uva è quella della natura, dura e faticosa, ma sempre dolce e meravigliosa.
La via dell’uva è quella che viene dalla tradizione.

Lieve come quando si racconta una storia quando il giorno muore, forte come quegli odori pungenti della cantina, quando da bambini si scappa in cantina.
La via dell’uva porta all’innovazione, perché l’uomo è il più grande artista, perché l’uomo sa di perfezione quando è creatore.
La via dell’uva è soprattutto il saper fare, è la mano sporca, è il curare la pianta, è lo stancarsi, è l’innamorarsi.
Innamorarsi di un’emozione, questa è la via dell’uva.”

Lorenzo Bagnoli

 

appassitoi a fili
Appassitoi a fili

La filosofia produttiva

Rispettare i tempi della natura, il ciclo della vite e il riposo del vino. Questi gli imperativi di Fattoria La Leccia. La sfida è far esprimere realmente il territorio di Montespertoli, talvolta sottovalutato o non considerato, eppure capace di concentrare l’essenza più profonda di due vitigni davanti a tutti: il Sangiovese e il Trebbiano Toscano

Per farlo, Fattoria La Leccia mantiene una dimensione volutamente piccola, artigianale, a misura d’uomo. Fare le cose bene è il primo impegno della famiglia Bagnoli che nell’enologo Gabriele Gadenz ha trovato il perfetto interprete di questa filosofia. Il suo è un ruolo a tutto tondo, che inizia con la supervisione delle operazioni in vigneto per ottenere le migliori uve da lavorare in cantina. Il lavoro mira all’equilibrio e alla longevità nei vini, caratteristica quest’ultima conferita dai suoli ricchi misti, con buona dotazione di calcare, e magri, ovvero poco ospitali per la vite, che nella difficoltà esprime il meglio e riduce la quantità di uva prodotta a vantaggio della concentrazione degli elementi nei pochi grappoli maturati da ogni ceppo. 

vigneti Fattoria La Leccia

I vini La Leccia

Una filosofia produttiva che si traduce poi nei vini, pensati dall’azienda toscana senza la fretta che talvolta le logiche del mercato impongono. 

Per produrre Cantagrillo, etichetta simbolo della cantina, Trebbiano Toscano in purezza, servono molto lavoro e tanta pazienza. A differenza dell’interpretazione di vino d’annata che spesso viene data a questa varietà, Fattoria La Leccia utilizza un metodo innovativo per la zona, mutuato dall’esperienza dei grandi vini bianchi del Friuli Venezia Giulia, ma perfettamente calato nella realtà del territorio. L’uva viene fatta maturare e in parte appassire in campo con tecniche tradizionali quali il ”taglio del tralcio” e la ”pinzatura del peduncolo”. La raccolta manuale avviene nelle ore più fresche della mattina e, ancora perfettamente intatta, arriva in cantina. Una parte, dopo la pressatura, passa alla criomacerazione, una parte è, invece, sottoposta a una macerazione di circa 3-4 giorni in funzione dei tempi di sviluppo dei lieviti autoctoni. Successivamente la fermentazione avviene a temperatura controllata di 15 °C. Circa metà della produzione svolge la seconda parte della fermentazione alcolica, e tutto il periodo di elevage, in fusti di legno di varia pezzatura (100 e 225 litri) e di varia origine botanica (rovere, acacia, ciliegio acido e gelso), mentre la restante metà rimane in acciaio inox e completa la maturazione sulle fecce fini per 6 mesi alla temperatura controllata di massimo 15 °C. L’imbottigliamento è effettuato dopo circa 10 mesi dalla vendemmia. Non viene commercializzato, quindi, prima di 12 mesi e la sua longevità si mantiene a lungo. 

La sperimentazione e l’originalità di interpretazione dei vitigni autoctoni caratterizza anche Boh, un nome ironico per un Sangiovese 100% ottenuto da uve vendemmiate precocemente nei vigneti di proprietà e spumantizzato con metodo charmat lungo, con riposo sui lieviti di 6 mesi. 

Le espressioni dei vini passano poi per Gota Rossa, blend di Sangiovese, Merlot e Syrah, e Leccino, uno dei vini che meglio interpretano la filosofia aziendale: ottenuto da Sangiovese in purezza, proveniente dai vigneti di proprietà, dopo la vinificazione viene affinato in tonneaux parzialmente scolmi per 18 mesi. E ancora, Sua Santità, blend di Trebbiano Toscano e Malvasia del Chianti, un vino antico ottenuto ancora con la tecnica degli “appassitoi a fili” e con l’utilizzo di un antico torchio verticale (”strettoio”) per la pressatura. Un vino che, prima di venire alla luce, riposa per ben 15 anni nella vinsantaia; di grande piacevolezza, va degustato rigorosamente seduti, concedendosi qualche minuto di pausa. 

Completa la gamma Rubedo: il primo Rosato Metodo Classico dell’azienda, millesimo 2016, realizzato con uve Sangiovese al 100% e un affinamento sui lieviti di almeno 36 mesi. Rubedo è l’oro rosa della Fattoria La Leccia, nato dalla volontà della famiglia Bagnoli di evolvere, crescere e dare vita a qualcosa di nuovo, proprio come indica il nome scelto per questo vino. Rubedo è infatti la parola che identifica la sublimazione, apice del processo alchemico che la materia prima attraversa per raggiungere la forma perfetta: l’oro.

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L'Autore

Giornalista

Giornalista e digital strategist per ViaBagutta Comunicazione. Scrivo di food & beverage per testate di settore come Informacibo.it e Osserva Beverage de La Repubblica. Curo "Onde", una newsletter dedicata ai temi della comunicazione e "Blu Mediterraneo", community per gli amanti del mare.