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Formaggi, segnali di ripresa. Iri: “Italia, mercato maturo”

Dall’indagine emerge una lieve crescita nei primi 4 mesi 2019, dopo un andamento piatto registrato lo scorso anno. Dal 2015 ad oggi +3,8% per le Dop contro il -1,1% delle “no Dop”

di Vito de Ceglia

Ultima Modifica: 02/07/2019

Il mercato dei formaggi esprime dinamismo in importanti paesi europei: Germania, giro di affari di 8 miliardi di euro (+2,9% sul 2017); Francia, 6,3 miliardi (+3%); Spagna, 2,6 miliardi (+4,8%); Regno Unito, 2,5 miliardi (+1,1%). E in Italia? Da noi, la dinamica delle vendite di formaggi nel largo consumo risulta invece quella tipica dei mercati maturi: a valore, pesano 6,4 miliardi di euro (+0,6%), a volume 670 mila tonnellate (-0,7%).
La fotografia sull’andamento dei formaggi nella Distribuzione moderna arriva da IRI che ha presentato al convegno di Clal- Teseo (14 giugno), dedicato al mondo Dop, un’analisi sulle vendite a valore e a volume del comparto nel 2018 e nei primi 4 mesi del 2019. Periodo, quest’ultimo, in cui si segnala tuttavia una incoraggiante ripresa dei consumi di formaggi e derivati (2 miliardi di euro, +1,6%; 216 mila tonnellate, +0,3%). Nel complesso, dall’indagine si evince che il consumatore moderno preferisce comprare più che altro formaggi tipici, sostenibili e prodotti da aziende etiche. Un profilo incarnato “perfettamente” dai formaggi Dop.

Nuovi bisogni e valori

IRI individua i nuovi bisogni e valori che influenzano e orientano le scelte di acquisto: il 65% dei consumatori interpellati preferisce prodotti con filiera corta, il 59% prodotti di origine italiana, e il 44% è disposto a pagare di più per prodotti a Km 0. Centrale è poi il tema della sostenibilità: il 63% preferisce prodotti di aziende attente all’ambiente, il 62% di imprese etiche. Altrettanto significativo è l’aspetto della salute e benessere: il 53% dei consumatori è disposto a pagare di più per prodotti “healthy” e il 38% per quelli biologici.

Prodotti tipici

Grana e stagionati esprimono performance positive: il Grana cresce del +4,7% nel 2018 rispetto al 2015, e viaggia su percentuali simili (+4%) nei primi mesi del 2019 rispetto ad un anno fa. Stagionati: +1,5%. Freschi: -0,7,%. Tracollo dei fusi: -13,5%. Quello che emerge dall’analisi IRI è che la domanda di tipicità e di “servizio” continua a crescere, così come i settori “emergenti” di nicchia (2018 vs 2015): biologici (+35%, fatturato di 28 milioni di euro) e senza lattosio (+70%, 122 milioni di euro). In vetta c’è sempre il latte italiano (+11%, 1,8 miliardi), seguito dalle Dop (+11%, 757 milioni), affettati (+16%, 142 milioni), grattugiati (+6%, 475 milioni).

Formaggi Dop

Secondo IRI, i formaggi Dop incarnano “perfettamente” il crescente interesse del consumatore per la tipicità: su un fatturato complessivo di 6,4 miliardi di euro, il 36% arriva dalle Dop (2,3 miliardi di euro). Le cui vendite rispetto ai formaggi “no Dop” seguono dinamiche divergenti (2018 vs 2015): +3,8% contro -1,1%. La forbice si restringe nei primi mesi del 2019 rispetto ad un anno fa: +2,2% contro +0,8%. La crescita coinvolge tutte le principali Dop: Grana Padano (+3,3%, 686 milioni), Parmigiano Reggiano (+2,7%, 663 milioni), Pecorino (+10,7%, 263 milioni), Gorgonzola (+2,4%, 208 milioni), Mozzarella Bufala (+13,6%, 192 milioni).

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L'Autore

giornalista Osservaitalia