Il made in Italy teme la guerra commerciale Stati Uniti-Ue

Lanciato un appello dalla Fondazione Qualivita firmato da centinaia di rappresentanti comparto agroalimentare e vitivinicolo italiano Dop e Igp. Coldiretti: a rischio 4 miliardi di export

di Cristiano Bacchieri

Ultima Modifica: 12/03/2018

Il made in Italy comincia a tremare per una possibile escalation commerciale l’annuncio dell’imposizione di dazi sull’acciaio da parte del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Insieme ad acciaio, motociclette, tessile, moda e cosmetici, concreti timori anche per l’alimentare.

Appello della Fondazione Qualivita: no a nuovi dazi

Un appello per contrastare le politiche che promuovano nuovi dazi e accordi con contenuti limitanti delle tutele delle Denominazioni di origine è stato lanciato dalla Fondazione Qualivita.

L’obiettivo è quello di sensibilizzare il nascente nuovo governo ad agire in tutte le sedi e contrastare politiche di nuovi dazi e difendere i prodotti a denominazione protetta.

Qualivita sottolinea la necessità di aprire i mercati, con regole certe, senza inasprire posizioni protezionistiche che porterebbe a .far proliferare ancora di più l’ Italian sounding e le contraffazioni alimentari portando a perdere terreno sul fronte dell’export (nel 2017 ilFood&Wine tricolore ha varcato la soglia dei 41 miliardi oltreconfine).

A condividere l’appello di Qualivita sono già 270 firmatari, tra aziende, associazioni e consorzi di tutela del comparto agroalimentare e vitivinicolo italiano Dop e Igp.

Per Coldiretti è a rischio 4 miliardi di export agroalimentare

Preoccupata della situazione anche  Coldiretti, “la guerra commerciale nel piatto con gli Stati Uniti mette a rischio – scrive in una nota la Coldiretti – circa 4 miliardi di export agroalimentare Made in Italy con le esportazioni di cibo e bevande che sono aumentare del 6% nel 2017. Gli Usa si collocano al terzo posto tra i principali italian food buyer dopo Germania e Francia, ma prima della Gran Bretagna. Il vino – conclude la Coldiretti – risulta essere il prodotto più gettonato dagli statunitensi, davanti a olio, formaggi e pasta”.

Per Prometeia si rischia di arrivare fino ad un miliardo di euro per le imprese italiane il “conto” di questa guerra commerciale. La stima di Prometeia si basa sull’ipotesi di u ritorno alle tariffe del 1989, cioè prima del Wto.

Copa e Cogeca: impatto estremamente negativo sul settore agricolo

Il Copa e la Cogeca a dichiarare che si potrebbe arrivare ad avere un impatto estremamente negativo sul settore agricolo europeo e a livello mondiale.

Il Segretario generale del Copa e della Cogeca, Pekka Pesonen, ha dichiarato: “Siamo molto preoccupati che la situazione possa peggiorare e avere un impatto negativo sul settore agricolo europeo relativamente alla disputa commerciale con gli Stati Uniti sulle importazioni di acciaio e di alluminio. Questa disputa potrebbe colpire fortemente i settori agricoli dell’UE e degli USA, ed è l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno. Gli Stati Uniti sono un importante cliente per i prodotti agroalimentari europei. Abbiamo una relazione commerciale stabile con gli USA per l’agricoltura che non vogliano mettere a repentaglio. Esortiamo alla moderazione nelle discussioni da entrambe le parti onde garantire che gli agricoltori non si ritrovino a pagare il prezzo di decisioni politiche”.

 

Giorgio Mercuri, presidente Alleanza delle cooperative agroalimentari

Speriamo che le misure protezionistiche non si allarghino dall’acciaio ad altri settori. Purtroppo siamo preoccupati perché sono gli stessi importatori americani ad averci messo in guardia“. Lo dice Giorgio Mercuri, presidente dell’Alleanza delle cooperative agroalimentari, in un’intervista al Corriere della Sera.

“Dal 2014 al 2017 – sottolinea – l’incremento verso i soli Stati Uniti delle esportazioni agroalimentari italiane è stato di 1 miliardo, da 3 a 4, più 33%. Il peso di quei 4 miliardi verso gli Usa, rispetto ai 40 miliardi complessivi dell’export agroalimentare, è pari al 10%. Qualunque fosse la percentuale dei dazi, l’agroalimentare italiano sarebbe estromesso dal mercato statunitense, perché i prezzi dei prodotti italiani, che sono di qualità, sono già posizionati nella fascia alta. Insomma, perderemmo gli Stati Uniti come mercato di sbocco. E dovremo prepararci anche a conseguenze peggiori”.

I prodotti più danneggiati?La prima voce dell’export agroalimentare verso gli Usa è il vino – aggiunge – 1,2 miliardi di euro, in cui è rilevante il peso della cooperazione, con una quota pari al 56. Le esportazioni di formaggi e latticini dall’Italia verso gli Usa valgono invece 265 milioni e anche in questo caso la quota cooperativa è predominante, il 52%, trainata dal peso dalle Dop ad alto valore aggiunto come Grana Padano e Parmigiano Reggiano che valgono 130 milioni di euro. E verrebbero danneggiati anche olio e pasta”.

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