Il pollo fa venire il cancro?
No, non è così semplice. Cosa dice la scienza
di Alessandra Favaro
Ultima Modifica: 01/08/2025
Negli ultimi giorni, una notizia ha generato titoli allarmistici e innescato paure diffuse: “Il pollo fa venire il cancro”. Tutto nasce da un nuovo studio osservazionale dell’IRCCS Saverio de Bellis di Castellana Grotte, rilanciato in modo massivo da diverse testate nazionali. Ma è davvero così?
Indice
Se hai fretta:
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Lo studio del De Bellis non dimostra che il pollo fa venire il cancro, ma ipotizza una correlazione da approfondire.
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Le autorità scientifiche non hanno mai inserito il pollo tra gli alimenti cancerogeni.
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Il consumo di carni bianche, in quantità moderate e all’interno di una dieta equilibrata, non è considerato rischioso.
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Serve più rigore nella comunicazione scientifica, soprattutto quando si parla di salute.
Ma è davvero il caso di allarmarsi? No. Ecco perché.
Lo studio, condotto su un campione di circa 4.800 persone monitorate per quasi 20 anni, ipotizza una possibile associazione tra l’assunzione di carne bianca — in particolare il pollo — e un aumento del rischio di tumori gastrointestinali. Secondo i dati, il consumo settimanale di 100–200 g di pollo aumenterebbe il rischio del 35%, mentre oltre i 200 g il rischio raddoppierebbe
Cosa dicono gli esperti
Studio osservazionale ≠ prova scientifica
A chiarire il senso dello studio è intervenuto uno dei divulgatori scientifici più affidabili in Italia, Dario Bressanini, chimico e autore di riferimento per chi vuole capire il rapporto tra scienza e alimentazione:
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“Nessuno ha dimostrato che mangiare pollo ‑causi‑ il cancro. Nessuno studio osservazionale può mai dimostrare, preso da solo, niente del genere.”
— Dario Bressanini, via Instagram. Per approfondire, potete leggere anche il suo libro di “autodifesa alimentare”, Fa bene o Fa male?
Uno studio osservazionale, infatti, mette in luce correlazioni statistiche, ma non dimostra un rapporto di causa-effetto. Inoltre, in questo caso, i dati si basano su questionari alimentari auto-compilati dai partecipanti (il che introduce margini d’errore) e non sono stati pubblicati i dettagli metodologici e i fattori di rischio correttamente controllati.
E no, non dipende nemmeno da “quello che ci mettono dentro”. Come commenta l’oncologo Mattia Barutti sempre su un reel di Bressanini, “Come ben illustra l’ultimo report EFSA, cibo bio e convenzionale hanno, in termini assoluti, una quota di residui sopra i limiti estremamente simile e ridotta. Idem per le tecniche di allevamento che, sebbene con risvolti etici molto diversi e con impatto sul sapore, non modificano il significato nutrizionale di un certo alimento”
Anche la Fondazione Veronesi ha dedicato al tema un approfondimento che vi invito a leggere qui.
Servono altri studi per confermare queste ipotesi. Le variabili da considerare sono tante: metodi di cottura, infezione da Helicobacter pylori, altre abitudini alimentari e stile di vita.
Secondo Elena Dogliotti, biologa nutrizionista e supervisore scientifico della Fondazione Veronesi, lo studio va letto con prudenza, per almeno tre motivi:
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Associazione, non causa-effetto
Lo studio evidenzia un collegamento statistico tra consumo di pollo e tumori gastrointestinali, ma non dimostra che il pollo sia la causa. Altri fattori non considerati, come l’infezione da Helicobacter pylori o l’eccesso di sodio, potrebbero avere inciso sui risultati.
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Conta il contesto alimentare
Non è stato analizzato se chi mangiava più pollo seguiva una dieta complessivamente equilibrata. Una dieta povera di fibre e ricca di cibi ultraprocessati può aumentare il rischio tumorale, indipendentemente dal pollo.
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Metodo di cottura e tipo di prodotto
Cuocere la carne a temperature elevate o consumare prodotti trasformati (come wurstel o nuggets di pollo) può aumentare la formazione di sostanze potenzialmente cancerogene. Lo studio non distingue tra carni fresche e lavorate.
Quanto pollo si può mangiare?
Secondo le linee guida ufficiali (SINU, CREA), la carne bianca può essere consumata 1–3 volte a settimana, in porzioni da circa 100 g. In una dieta varia ed equilibrata, rappresenta una fonte importante di proteine magre, vitamine del gruppo B e minerali.
Il problema non è il pollo in sé, ma l’eccesso, la monotonia alimentare, e le modalità di cottura scorrette (come grigliature a temperature elevate o fritture). Insomma, come in tante cose, vale sempre l’adagio “È la dose che fa il veleno”.
E a volte, il veleno lo fa anche la comunicazione.
Una riflessione sulla comunicazione scientifica
Se c’è un punto critico in questa vicenda, è anche la gestione della comunicazione e la diffusione di notizie con titoli allarmistici che creano solo confusione..
Il comunicato stampa ufficiale dell’IRCCS De Bellis, purtroppo non aveva link allo studio scientifico integrale, e quindi non possiano entrare al momento ancora nei dettagli dello studio, ma pubblichiamo qui di seguito il comunicato stampa integrale da cui è partito il tam tam mediatico.
l consumo della carne di pollo in quantità tra i 100 ed i 200 grammi alla settimana aumenta del 35% il rischio di morte per tumori gastrointestinali. È questo il sorprendete risultato di uno studio condotto dall’IRCCS “Saverio de Bellis” di Castellana Grotte che ha come prima firmataria la dott.ssa Caterina Bonfiglio. La Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU), suggerisce elabora il consumo di carne bianca fino a 200 grammi alla settimana. “Lo studio condotto su oltre 4.800 soggetti dimostra che il consumo di carne di pollo, anche se al di sotto di quello raccomandato dalla SINU, aumenta del 35% il rischio di morte per tumori gastrointestinali e del 100% se il consumo è oltre i 200 grammi alla settimana”, riferisce il direttore scientifico prof. Gianluigi Giannelli che sottolinea come “i nostri dati siano perfettamente in linea con la nuova edizione della piramide alimentare recentemente proposta dalla SINU che vede il consumo di pollame avanzare di un gradino verso il vertice. Questi dati sembrerebbero un po’ sfatare il mito della carne di pollo come scelta salutistica rispetto alla carne rossa. Nello stesso studio abbiamo anche dimostrato che la carne rossa aumenta il rischio di morte per tumori gastrointestinali del 23% soltanto se consumata oltre i 350 grammi la settimana, confermandosi un alimento sano se consumato entro i limiti raccomandati”, conclude Giannelli.
Grazie ai ricercatori del “de Bellis” ancora una volta arriva un utile messaggio che impatta nella vita quotidiana dei cittadini. “Questo è il modello virtuoso di sanità che proponiamo dove la ricerca scientifica esplora nuovi orizzonti, li valida metodologicamente ponendoli al vaglio della comunità scientifica internazionale per poi diffonderli nella pratica comune e migliorare la nostra vita”, dichiara il presidente del Civ Enzo Delvecchio. Buone pratiche e prevenzione ancora coniugate, come riporta il commissario straordinario dell’istituto Luigi Fruscio: “il de Bellis ha sviluppato negli anni una consolidata e riconosciuta competenza anche a livello internazionale nell’ambito della prevenzione e della promozione della dieta mediterranea come corretto stile di vita per combattere l’insorgenza di patologie croniche ed oncologiche”.
Foto di -Rita-👩🍳 und 📷 mit ❤ da Pixabay
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