Il pollo Romagnolo è il nuovo Presìdio Slow Food

Il pollo Romagnolo è il nuovo Presìdio Slow Food

di Oriana Davini

Ultima Modifica: 15/12/2023

Il pollo Romagnolo è il nuovo Presìdio Slow Food. E meno male, perché nel 1997 erano rimasti solo 50 esemplari, posseduti da un anziano allevatore in provincia di Ravenna che li mise a disposizione della facoltà di Veterinaria dell’Università di Parma per avviare un programma di conservazione e ripopolamento della razza.

Storia del pollo romagnolo

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Fino alla metà del secolo scorso, questa razza avicola era diffusa in tutta l’area delle province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini. Si apprezzava la sua capacità di produrre uova, ingrediente fondamentale nella preparazione della pasta fresca, prodotto tipico emiliano.

Inoltre, il pollo Romagnolo vanta una carne sapida e saporita. Insomma, spiega Lia Cortesi, responsabile Slow Food del nuovo Presidio, “nell’aia, c’è sempre stato. Una razza rustica, che ama stare all’aperto, razzolare liberamente”.

Eppure, nel secondo dopoguerra, proprio il bisogno di ampio spazio per procurarsi il cibo raspando tra i ciuffi d’erba e beccando le granaglie avanzate dalla mietitura ne ha sancito la pressoché totale scomparsa. Garantirgli lo spazio all’aperto è diventato, per chi ha preferito adottare un approccio industriale e intensivo all’allevamento, sconveniente e poco redditizio.

Non solo: il pollo di razza Romagnola è piuttosto lento a crescere e impiega fino a sei-otto mesi per raggiungere la massa che le razze commerciali toccano in cinquanta o sessanta giorni.

Allevamento virtuoso

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Il processo di recupero, iniziato nel 1997, ha permesso di moltiplicare il numero di esemplari: “Oggi stimiamo tra i 500 e i 600 riproduttori negli allevamenti della Romagna – conferma Alessio Zanon, presidente dell’Associazione razze autoctone a rischio di estinzione – più alcuni altri a livello famigliare”.

Gli allevatori professionali che aderiscono al Presidio Slow Food sono tre, a cui si aggiungono gli allevatori amatoriali di pollo Romagnolo membri dell’Associazione razze e varietà autoctone romagnole (Arvar). Uno di loro è Davide Montanari, referente dei produttori del Presidio: “Da quasi 20 anni gestisco un piccolo allevamento in cui mi occupo della selezione degli animali destinati a essere i nuovi riproduttori, così da incrementare il patrimonio zootecnico”. Tutti i suoi animali crescono all’aperto, perché il Romagnolo si esprime al meglio se dispone di ampi spazi erbosi per il pascolo.

«Questo Presidio Slow Food – aggiunge Cortesi – è un esempio di allevamento virtuoso. Quando sento dire indiscriminatamente che il pollo è sano, faccio presente che negli allevamenti industriali spesso vengono somministrati antibiotici agli animali e il benessere si misura esclusivamente nel numero di animali per metro quadro. C’è pollo e pollo, insomma, e dobbiamo educarci alla scelta”.

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L'Autore

giornalista

Giornalista specializzata in turismo e itinerari enogastronomici