Il Ristorante abruzzese "Fuoco 26" - InformaCibo

Il Ristorante abruzzese “Fuoco 26”

di Informacibo

Ultima Modifica: 28/12/2012

Casalbordino agosto 2012. Arrivare in Abruzzo per far visita a Fuoco 26 è come per un bimbo andare al Luna park per gustare lo zucchero filato: un piacere che ne contiene un’altro. Il luna park in questo caso è il luogo (l’Abruzzo) dove chi scrive è nato tanti anni fa mentre lo zucchero filato è il ristorante Fuoco 26, un locale che può essere definito anche un’Osteria di campagna ma è una vera finestra d’incanto tra mare e montagna.

Metafora a parte questo locale è davvero delizioso, si trova tra gli itinerari agresti (il primo insediamento risale al 1840) di una parte incantata dell’Abruzzo in provincia di Chieti, in piena campagna a pochi passi dal mare del Lido di Torino di Sangro (Le Morge) e di Casalbordino (la Marina) con sullo sfondo in lontananza si intravedono anche le cime della Maiella e del Gran Sasso. 

I proprietari sono Sergio e la sua giovane moglie Amalia. Un tandem affiatato che, una volta deciso di ristrutturare la loro vecchia masseria, hanno pensato alcuni anni fa di aprire questo locale per regalare agli ospiti delle autentiche perle di bontà marine e non solo.

Qui troverete infatti anche della squisita carne argentina e irlandese, preparata e cotta in diretta da un cuoco argentino su uno sfavillante Camino delle meraviglie.

Protagonista delle grigliate è Gaston Lance, un argentino di 38 anni che abita, dopo aver girato il mondo, a Casalbordino insieme alla moglie Flavia, anch’essa argentina ma con genitori di Casalbordino e un figlio, FrancoManuel di due anni e mezzo.

 La serata dei ricordi all’Osteria di campagna “Fuoco 26” a Casalbordino

 

Una serata questa non solo di buoni sapori ma anche di ricordi.

Un affare di cuore e di famiglia si può definire la serata passata in questo ristorante in una meravigliosa sera d’agosto.

“Il mio excursus professionale -ricorda Sergio, patron e cuoco di Fuoco 26- comincia tanti anni fa, quando incontrai una cuoca che, ai miei occhi di bambino, allora infatti aiutavo papà a rifornire di frutta e verdura i ristoranti della zona, mi appariva massiccia, autorevole e burbera eppure affascinante. Già allora, a 15 anni, pensavo di copiare da grande, non solo i suoi comportamenti e atteggiamenti, ma anche la sua professione. Sì -aggiunge Sergio- zia Gemma (il nome della cuoca) è stata sempre il mio punto di riferimento che ha dato il là al mio futuro professionale, al mio lavoro di oggi…. Debbo rendere onore e merito a questa signora che ora ho qui davanti a me, e grazie proprio a zia Gemma ho intrapreso una carriera che mi rende felice e mi dà tanta soddisfazione”.

Il caso o meglio  la fortuna vuole che “zia Gemma” che ci accompagna sia anche la vera zia di chi scrive e così il piacere della serata passata a Fuoco 26 si moltiplica di ricordi e di nostalgie.

Il patron di Fuoco 26, Sergio Presenza con zia Gemma

Cosa aggiungere ancora?

Due righe ancora sul locale e la cucina di Sergio.

Fuoco 26 ha carattere già nel suo dècor di casa privata: vecchi mobili a dar calore, una serie di foto ingiallite alla pareti e un grande camino a vista che mette subito a proprio agio i clienti. Se amate il fascino un po’ faneè delle antiche cose, una cornice d’altri tempi, questo è il vostro locale ma una domanda è d’obbligo, perchè si chiama “fuoco”?

Si racconta infatti che il nome Fuoco 26 derivi dal fatto che nel passato in queste vie di campagna non esistessero ancora i numeri civici e l’attualeordinata toponomastica stradale, ma le case e i casolari venivano individuati dal fumo che usciva dai loro comignoli, i fuochi appunto…

Appena entrate lasciatevi affascinare dal luogo, guardatevi attorno e vivrete il passato (sui muri anche le archeologiche “zappe” per arare la terra, quando ancora c’erano i carri trainati dai buoi, l’acqua si prendeva dai pozzi e il granturco e i fichi si asciugavano e si seccavano sulle strade o nelle aie al sole), ma soprattutto recatevi in terrazza e da una parte c’è il mare adriatico, dall’altra la Maiella e più in fondo il Gran Sasso e poi scorgete la luce del faro sul mare di Punta Penna vicino Vasto, la località, insieme a Casalbordino, dove ci si può concedere una visita nei negozi e nelle boutique delle eccellenze agroalimentari dell’Abruzzo.

Le note gourmet (ma in alcune serate ci sono anche le vere note del musicista Domenico Mancini e della sua band) sono tutte a base di golosità abruzzesi, pasta fresca, buona carne e raccontano al meglio le capacità professionali dei cuochi di Fuoco 26.

Si comincia con un antipasto variopinto di ventricina di San Buono, salame e salsiccia di fegato, fichi, olive, melanzane, verdure e frittata. Segue una serie infinita di i piatti di carne argentina ed  irlandese.

La serata si chiude con un dolce tipico e tradizione della zona, il taralluccio.

Da anni esso aspira al riconoscimento della De.Co (Denominazionae comunale d’origine) ma le disattenzioni del Sindaco del Comune di Casalbordino, malgrado le richieste di associazioni e cittadini, lasciano questo meraviglioso dolce in…… placida aspettativa.

Ma se il marchio ritarda  ad arrivare un valente studioso di Casalbordino, Valentino, figlio di Alberto Tiberio, un grande viticoltore (e proprio un suo splendido Montepulciano d’Abruzzo è stato il vino della serata), già presidente della cantina cooperativa Madonna dei Miracoli di Casalbordino, si è laureato all’Università di Parma grazie ad una tesi/ricerca sul taralluccio di Casalbordino.

E con le dolcezze dell’infanzia e le parole di Sergio, , diamo l’arrivederci al prossimo anno a questa bella luna estiva di Contrada Sabelli.

Osteria di campagna Fuoco 26

Indirizzo: Ctr. Piana Sabelli, 66021 Casalbordino, CH

Telefono:0873 916288

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Capo Redattore