La “Pizza delle Due Regge”: unirà insieme Stupinigi e Caserta

Due protagonisti, il pizzaiolo napoletano Franco Pepe, considerato il “Migliore Pizzaiolo al Mondo” e Luigi Acciaio della pizzeria “Com’era è…”

di Redazione

Ultima Modifica: 01/10/2018

La “Pizza delle Due Regge” era già stata presentata all’interno di “Terra Madre” ma stamane, una ancora più grande presentazione è avvenuta in Regione Piemonte.

Due regge patrimonio dell’Unesco, due territori ai due capi della penisola uniti da un altro patrimonio, la pizza

‘La pizza delle due Regge’ è l’evento che dal 12 al 14 ottobre unirà la Palazzina di Caccia di Stupinigi e la Reggia di Caserta in un evento dedicato al cibo simbolo italiano come strumento di promozione turistica attraverso le eccellenze del territorio.

All’evento, nella residenza sabauda piemontese due i protagonisti di eccezione: il pizzaiolo napoletano Franco Pepe, della pizzeria “Pepe in Grani”, considerato il “Migliore Pizzaiolo al Mondo” per Top Pizza; e Luigi Acciaio della pizzeria “Com’era è…”, presidente dell’associazione “Pizza napoletana Gourmet”.

Tre giorni di confronto come opportunità di promozione dell’identità italiana e tutela dei prodotti delle tradizioni agricole dei territori coinvolti.

In programma degustazioni, laboratori, show cooking, master class e la pizza dedicata alla Fiat 500 per la ‘475 Stupinigi experience by Ruzza Torino’.

Sarà un gemellaggio che non guarda solo al passato ma al futuro mettendo insieme valorizzazione dei prodotti del territorio e del paesaggio“, commenta il presidente del Consiglio regionale del Piemonte, Nino Boeti. “Un altro passaggio – aggiunge l’assessore alla Cultura della Regione Piemonte, Antonella Parigidella strada, a volte faticosa, che i Comuni intorno alla reggia stanno facendo per valorizzare questo patrimonio. Come Regione crediamo moltissimo nella riqualificazione del viale di accesso a Stupinigi a partire dalla farina e ci auguriamo che i lavori partano presto“.

L’idea venne lanciata alcuni anni fa dall’allora sindaco di Nichelino Angelino Riggio, l’attuale amministrazione comunale, insieme ai Comuni partner del Protocollo d’Intesa per Stupinigi, è riuscita a concretizzarla, grazie anche al supporto dell’associazione “Stupinigi è”.

«Noi mettiamo la farina d’eccellenza prodotta nei campi di Stupinigi e il formaggio realizzato nelle cascine della borgata, mentre da Caserta arriva il pomodoro campano: la “Pizza delle Due Regge” nascerà da quest’incontro» aveva spiegato a Terra Madre  l’assessore all’Agricoltura Sara Sibona.

La Regina Margherita di Savoia (1851-1926): a lei si deve il nome di “Margherita” per la pizza più famosa

Dal libro “ITALIA BUON PAESE” di Clara e Gigi Padovani

Come nasce la pizza Margherita

Pochi sanno, ordinando una margherita in pizzeria, che si tratta di una specialità dedicata alla prima «seria professionista del trono» d’Italia, secondo la definizione di Indro Montanelli.

La pizza napoletana condita con pomodoro, mozzarella, basilico fresco, sale e olio viene infatti preparata come omaggio tricolore alla sovrana.

Conservatrice, molto religiosa, di una bellezza non appariscente ma in grado di affascinare sia il popolo sia poeti e scrittori, Margherita di Savoia rappresentò l’elemento unificante della nuova patria.
L’episodio è documentato da una lettera conservata a Napoli, nella pizzeria Brandi, che allora si chiamava Esposito, datata 11 giugno 1889. In essa l’Ufficiale di Bocca dei Savoia scrive: «Pregiatissimo Sig. Raffaele Esposito (Brandi). Le confermo che le tre qualità di Pizze da Lei confezionate per Sua Maestà la Regina vennero trovate buonissime. Mi creda di Lei Devotissimo. Galli Camillo. Capo dei Servizi di Tavola della Real Casa». Esposito aveva preparato una pizza con l’olio, una con i bianchetti e una tricolore, con pomodoro, mozzarella e basilico. Alla sovrana piacque quest’ultima, che venne subito battezzata «pizza Margherita»

La spianata di pasta lievitata cotta su una pietra scaldata non è un’invenzione napoletana, appartiene alle abitudini alimentari di tanti popoli: emblematici il falafel israeliano, le tortillas messicane, la pita araba, i blinis slavi. Squisitamente partenopea è invece la farcitura con pomodoro, basilico e mozzarella che negli anni ha conquistato il palato di tutto il Buon Paese, anche se agli inizi ebbe qualche illustre detrattore. Sia Matilde Serao, nel suo Il ventre di Napoli, sia Carlo Collodi-Lorenzini, nel libro scolastico Il viaggio per l’Italia di Giannettino, espressero il loro disprezzo per il piatto. (Clara e Gigi Padovani)

 

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