L’uva da tavola pugliese investe nella ricerca

Accordo Crea-Nuvaut per mettere a punto varietà interamente italiane di uve da tavola

di Redazione

Ultima Modifica: 13/09/2018

Alla recente Fiera del Levante di Bari tra i protagonisti Nuvaut (Nuove Varietà di Uva da Tavola), il primo consorzio italiano di aziende agricole, soprattutto pugliesi, che investe nella ricerca pubblica italiana e in particolare nel settore dell’uva da tavola.

Il Consorzio Nuvaut, una cordata di ben 24 aziende agricole, insieme a Crea, il più importante ente italiano di ricerca agroalimentare, hanno presentato un accordo per mettere a punto varietà interamente italiane di uve da tavola, con l’intento di rendere sempre più competitivo un prodotto – e un territorio di produzione – già leader di mercato, ai primi posti in Europa e nel mondo.

Si trattaha dichiarato il presidente Crea, Salvatore Parlato –  del primo esempio virtuoso di collaborazione tra pubblico e privato per l’uva da tavola, che mette a fattore comune risorse e competenze della ricerca pubblica e dei produttori privati, nell’interesse di un made in Italy “integrale”, dalla ricerca al prodotto finale, sempre più autentico e competitivo, che confidiamo di esportare anche ad altre importanti filiere del settore agroalimentare”.

Questo accordo – ha affermato Giacomo Suglia, amministratore unico del Consorzio Nuove Varietà di Uva da Tavola – favorisce l’innovazione e la rende più accessibile alle imprese. Infatti, le prime 12 nuove varietà messe a punto dal Crea saranno portate nelle aziende del Consorzio per poter meglio studiare le tecniche di produzione, il tutto con la collaborazione tecnica dei ricercatori del Crea e degli agronomi Nu.Va.U.T. ”.

L’Uva da Tavola italiana occupa il primo posto in Europa

L’Uva da Tavola italiana ha una produzione di circa 10 milioni di quintali, occupando il 1° posto in Europa, 3° posto a livello mondiale, dopo Cina e Turchia. Il 60/70% viene prodotto in Puglia, mentre il restante 30/40% viene prodotto in Sicilia.

Con le nuove tecniche di produzioni all’avanguardia è possibile offrire uva fresca 6 mesi all’anno da luglio a dicembre.

Il 1° paese consumatore è la Germania, seguito dall’Italia, e tutta l’area Eu, con interessanti invii nella Federazione Russa fino ad agosto 2014 periodo in cui è entrato in vigore l’embargo. Da allora sono stati esplorati nuovi mercati, tra cui il l’Area del Golfo Persico, Arabia Saudita, Emirati Arabi, etc.

La maggior produzione è sempre stata l’uva con seme,  ma da circa 20 anni si sta puntando sulle uve apirene (senza seme),  a causa dei cambiamenti gustativi dei consumatori.

Attualmente la maggiore produzione è di uva tradizionale, cioè con il seme, che riguarda circa il 70/75% del totale, mentre il restante 25/30% è uva apirene. Negli ultimi 10 anni si registra una maggiore propensione ad impiantare uva senza semi: si stima che tra 5/6 anni si raggiungerà il 50%.

La posta in gioco è la preferenza del consumatore, da perseguire attraverso l’offerta di un prodotto italiano al 100%, sempre più diversificato e originale, in grado di competere su un mercato agguerrito e globalizzato: una sfida ambiziosa, soprattutto per produttori medi e piccoli.

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