Industria ittica europea: arriva il primo manifesto di sostenibilità - InformaCibo

Pesca, acquacoltura, conserve: il primo manifesto di sostenibilità dell’industria ittica europea

ANCIT ha presentato a Milano il documento di Seafood Europe. Il comparto conserviero italiano nel 2025 vale 2,043 miliardi di euro, +2,15% sul 2024.

di Simone Pazzano

Ultima Modifica: 05/06/2026

Si chiama Sustainability Manifesto ed è il primo documento con cui l’industria ittica europea mette nero su bianco gli obiettivi che intende perseguire in materia di sostenibilità. È stato edito da Seafood Europe – la sigla che riunisce trasformatori e commercianti di prodotti ittici a livello continentale, con 15 associazioni nazionali, 9 Stati membri dell’UE, oltre a Regno Unito e Norvegia come membri associati – e presentato per la prima volta in Italia a Milano da ANCIT, l’Associazione Nazionale Conservieri Ittici e delle Tonnare, che di Seafood Europe fa parte.

Il documento ha una doppia funzione: da una parte vuole essere uno strumento di confronto con le istituzioni politiche europee, dall’altra una linea guida per le aziende del settore – grandi, medie e piccole – chiamate a costruire strategie di sostenibilità coerenti lungo l’intera filiera.

I sei capitoli del Manifesto

Il Manifesto si articola in sei aree tematiche. La prima riguarda il ruolo del pesce e dei frutti di mare in una dieta sana e sostenibile. La seconda è dedicata alla pesca responsabile e alla salute degli oceani. La terza all’acquacoltura responsabile. La quarta ai processi di produzione e trasformazione. La quinta alla tutela dei diritti umani e allo sviluppo delle comunità costiere. La sesta alla comunicazione responsabile, ovvero al modo in cui il settore racconta sé stesso ai consumatori e alle istituzioni.

L’impianto è dichiaratamente d’insieme: lega ambiente, salute, lavoro e comunicazione in un unico documento, senza separarli in capitoli isolati. Lo conferma Luciano Pirovano, Chairman del gruppo di lavoro sulla sostenibilità di Seafood Europe:

Se dovessi sintetizzare in un solo concetto il valore di questo documento, parlerei di approccio olistico: una visione che considera tutte le dimensioni della sostenibilità — ambientale, etica e legata alla salute — come elementi imprescindibili per costruire un futuro realmente sostenibile per il seafood.

La filiera lunga delle conserve ittiche

Per ANCIT, il Manifesto è prima di tutto un esercizio di coordinamento. La filiera del tonno e delle altre conserve coinvolge attori che lavorano in geografie distanti: industria di trasformazione italiana, armatori che pescano in oceani diversi, fornitori che operano in Paesi con normative e culture eterogenee.

«La nostra è una filiera lunga che coinvolge tante realtà diverse, dall’industria agli armatori, che operano in Paesi molto diversi dai nostri, con geografie, culture, sensibilità ed esigenze differenti», commenta Giovanni Battista Valsecchi, presidente ANCIT. «Con questo manifesto vogliamo accompagnare i nostri associati, e di conseguenza i consumatori, in un percorso comune per garantire vita a ogni parte della filiera. Se viene a mancare un anello neanche gli altri sopravviverebbero».

Pesce e dieta: il parere dell’esperto

Il primo capitolo del Manifesto è dedicato alla salute. Le linee guida nutrizionali italiane consigliano due-tre porzioni di pesce a settimana – fresco o in conserva – per via del profilo nutrizionale: acidi grassi Omega 3, vitamine A, D, E, B2, B12, B3, oltre a zinco, selenio, iodio, fosforo, potassio.

Sul tema interviene Luca Piretta, specialista in Gastroenterologia e Scienza della Nutrizione Umana al Campus Bio-Medico di Roma e membro del Consiglio Direttivo della Società Italiana di Scienze dell’Alimentazione: «Il pesce è un pilastro della Dieta Mediterranea. Il tonno in scatola e le altre conserve ittiche sono una fonte di grassi “buoni” Omega 3 che modulano l’infiammazione, proteggono il cuore e le arterie e mettono al riparo da incidenti cardiovascolari come ictus, infarto e aterosclerosi. Inoltre intervengono nel ridurre il rischio di tumori, malattie neurodegenerative, depressione e contribuiscono al mantenimento muscolare. L’apporto di ferro nel tonno è al pari del filetto: per questo è un ottimo sostituto della carne».

Economia circolare: il tonno utilizzato al 100%

Sul fronte produttivo, l’industria delle conserve ittiche si presenta come uno dei casi più studiati di upcycling, ovvero di valorizzazione degli scarti di lavorazione. Della materia prima del tonno, solo il 41-43% diventa effettivamente filetto in scatola. Il resto – carne rossa, pelle, scheletro, testa – viene destinato a usi diversi: farina e olio di pesce per mangimi e acquacoltura, collagene e Omega 3 per cosmetici e nutraceutici, bioplastiche, fertilizzanti, bioenergia.

Anche il packaging, voce notoriamente pesante nell’impatto ambientale dei prodotti alimentari preconfezionati, entra in questo ciclo. Le scatolette in acciaio, le confezioni in alluminio e i vasetti in vetro sono materiali riciclabili al 100% senza perdita di qualità. Nel 2025, secondo il Consorzio Ricrea, sono state avviate a riciclo 442.666 tonnellate di imballaggi in acciaio (+1,6% sul 2024), con un tasso di riciclo dell’82,2%, sopra l’obiettivo europeo dell’80% fissato per il 2030. Per il vetro, secondo CoReVe, il tasso di riciclo supera stabilmente l’80%, con oltre due milioni di tonnellate avviate a recupero ogni anno e una media pro capite di 42-43 kg per abitante.

A questo si aggiunge un dato tecnologico: la scatoletta in acciaio, chiusa ermeticamente e sterilizzata a 110-120°C, conserva il prodotto per anni senza bisogno di conservanti. L’isolamento da ossigeno, luce e umidità è sufficiente a mantenere il profilo nutrizionale del pesce.

tonno-in-scatola-italiano

Il comparto conserviero italiano nel 2025

I numeri arrivano a sostegno del posizionamento del settore. Secondo le elaborazioni ANCIT su dati Istat, il comparto delle conserve ittiche italiane — che comprende tonno in scatola, sgombri, acciughe, sardine, salmone — nel 2025 vale 2,043 miliardi di euro, in crescita del +2,15% sull’anno precedente. Il canale principale è la distribuzione organizzata.

Il tonno in scatola guida sia per valore sia per volume: 1,683 miliardi di euro di mercato (+2%), produzione nazionale di 72.494 tonnellate (+0,7%) e un volume di prodotto totale disponibile per il mercato italiano di 140.000 tonnellate (+0,4%). Il consumo pro capite si attesta intorno ai 2,37 kg, in leggero aumento rispetto al 2024. Il settore conta circa 1.500 addetti. L’export di tonno in scatola ha raggiunto 37.031 tonnellate, in crescita dell’11,30% sull’anno precedente.

Dopo due anni difficili, il comparto registra un rimbalzo positivo. Le altre conserve (acciughe, sgombri, salmone, sardine) valgono nel 2025 circa 360 milioni di euro.

Il punto: il manifesto serve, ora bisogna vederlo allo scaffale

Un manifesto è una dichiarazione di intenti. E come tale, il suo valore reale si misura nel momento in cui i principi diventano qualcosa che il consumatore può leggere e verificare: un’etichetta, una certificazione, un’informazione di tracciabilità chiara sulla confezione. Il tonno in scatola sta uscendo da una percezione da commodity — prodotto di servizio, scelto sul prezzo — per diventare un alimento da valorizzare, come confermano i dati del comparto. Il Manifesto arriva nel momento giusto per accompagnare questo spostamento. La domanda aperta è quanto in fretta l’industria riuscirà a tradurre la cornice in strumenti di lettura concreti per chi fa la spesa. I sei capitoli, oggi, parlano molto bene a istituzioni e operatori, ma è nel dialogo con i consumatori — il sesto pilastro del Manifesto, la comunicazione responsabile — che si giocherà la credibilità dell’intero percorso.


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L'Autore

Giornalista

Scrivo "nel bere e nel mare". Mi piace raccontare le storie che finiscono nei nostri bicchieri e tutto ciò che riguarda il prezioso Mediterraneo. Ne parlo su testate di settore come Informacibo.it e Osserva Beverage (La Repubblica). Curo "Onde", una newsletter dedicata ai temi della comunicazione e "Blu Mediterraneo", community per gli amanti del mare.