Polonia oltre gli stereotipi: la nuova frontiera del turismo enogastronomico - InformaCibo

Polonia oltre gli stereotipi: la nuova frontiera del turismo enogastronomico

Foreste primordiali, città vivaci e una generazione di chef che sta recuperando tradizioni perdute (e ha anche molto di nuovo da dire). Destinazione da segnare in agenda

di Alessandra Favaro

Ultima Modifica: 14/11/2025

La cucina polacca è stata impoverita dalla storia”, commenta Barbara Minczewa, direttrice dell’Ente del Turismo della Polonia, con una franchezza che colpisce. “Le vicende del XX secolo, per scelte ideologiche e scarsità di prodotto, hanno appiattito una tradizione gastronomica ricchissima, creando stereotipi che ancora oggi fatichiamo a scardinare”.

Patate, cavoli, gulasch: questo l’immaginario collettivo che per decenni ha accompagnato la cucina polacca in Italia. Piatti buonissimi, ma che non rappresentano un mondo molto più vario e colorato. Una narrazione riduttiva che oggi l’ente del turismo polacco vuole definitivamente superare.

Marcin Przybysz, Bartosz Szymczak, Barbara Minczewa,
Gli chef Marcin Przybysz, Bartosz Szymczak con Barbara Minczewa, direttrice dell’ente di Polonia Turismo a Identità Golose a Milano

“Una Polonia diversa dai soliti cliché che in Italia ci sono stati per anni”, continua Minczewa. “È vero che le città d’arte restano il nostro primo prodotto importante, ma sempre più turisti sono attratti dal turismo esperienziale e sostenibile”.

I numeri testimoniano questa evoluzione: da tre anni la Polonia è destination partner della Guida Michelin, con cinque città e cinque regioni inserite nella prestigiosa pubblicazione. Non solo ristorazione stellata: il Paese vanta eccellenze naturalistiche uniche, come le foreste primordiali che ospitano i bisonti europei, animali che vivono solo in Polonia, e un patrimonio territoriale che si esprime attraverso 16 regioni dall’identità fortissima.

Due chef, una missione: recuperare l’anima della cucina polacca

aperitivi degli chef Marcin Przybysz, Bartosz Szymczak,
Cetrioli “Mizeria” e trota fresca di Marcin Przybysz (ricetta del 1825) e tartare di manzo con levistico e gelatina di mele profumata alla Zubrówka di Bartosz Szymczak.

Sul palco di Identità Golose, nei giorni scorsi, la Polonia ha realizzato una serata proprio per spiegare questa new wave enogastronomica che sta attraversando il paese. Protagonisti d’eccezione: Marcin Przybysz del ristorante Epoka e Bartosz Szymczak del ristorante Rozbrat 20 (1 stella Michelin) hanno incarnato quella nuova generazione di cuochi che sta letteralmente scavando nel passato per costruire il futuro della gastronomia polacca.

Lucioperca bollito nel suo sugo (ricetta del 1926) di Marcin Przybysz
Lucioperca bollito nel suo sugo (ricetta del 1926) di Marcin Przybysz

“Quando sono tornato in Polonia circa 10-11 anni fa, dopo aver viaggiato in UK, Svizzera, Danimarca e Italia, cercavo un’idea di cucina da proporre”, racconta Przybysz. “Per caso ho trovato un libro di cucina polacca stampato prima della Seconda Guerra Mondiale. Leggendolo ho realizzato di non sapere nulla della vera cucina polacca. Abbiamo semplicemente perso tutta la nostra cultura alimentare e le nostre tradizioni dopo la guerra e il periodo comunista”.

Da quella scoperta è nata una missione: riportare sulle tavole l’eredità gastronomica perduta. Nel suo ristorante Epoka, il menu è strutturato come un viaggio nel tempo, con date tratte dai ricettari storici e una mappa della Polonia che indica la provenienza dei prodotti utilizzati. “I polacchi non si rendono conto di quante eccellenze abbiamo intorno a noi”, spiega Przybysz. “Siamo terribili nell’autopromozione, non come voi italiani che siete i migliori nel marketing dei vostri prodotti. Vogliamo imparare”.

Le antiche ricette rivelano una cucina sorprendentemente ricca e variegata: caviale, asparagi, verdure oggi dimenticate popolavano le tavole storiche polacche. “Dove sono finiti tutti quei crauti e patate?”, ironizza lo chef, che reinterpreta queste ricette con tecniche moderne, creando un ponte tra passato e contemporaneità.

Pierogi di carne e funghi marinati di Bartosz Szymczak.
Pierogi di carne e funghi marinati di Bartosz Szymczak.

Bartosz Szymczak di Rozbrat 20 (1 stella Michelin) porta invece in tavola la dimensione della condivisione e dell’ospitalità. Dopo esperienze in Gran Bretagna, Francia e Asia, è tornato in patria con l’obiettivo di creare una cucina aperta e poliedrica, profondamente legata alle radici ma contaminata dai suoi viaggi. “La cucina condivisa è un fulcro di amicizia e apertura verso l’altro”, sottolinea Minczewa presentandolo. “Bartosz ci porta quella sincera ospitalità polacca che accoglie tutti”.

Il legame storico che unisce Italia e Polonia

“C’è un episodio molto bello che lega le nostre cucine”, rivela Przybysz. “Nel XV secolo, la regina polacca Bona Sforza portò dall’Italia moltissimi prodotti: riso, pasta, sardine, tartufi, olio d’oliva. Tutto questo è documentato nei libri antichi”. Un legame storico che oggi trova nuova linfa nella condivisione di valori: l’attenzione alla qualità, il rispetto per il territorio, la capacità di trasformare il cibo in esperienza culturale.

“Se non credete a me, credete ai libri”, scherza lo chef mostrando uno dei volumi storici che lo ispirano. “Io non ho scritto questi libri. La verità è lì”.

Una strategia di promozione attraverso la gastronomia

Per l’Ente del Turismo polacco, la gastronomia è diventata strumento strategico di narrazione territoriale. “Vediamo tantissimo potenziale nella promozione attraverso la gastronomia”, conferma Minczewa, “perché racconta molto del popolo e del territorio. In questo momento, grazie alla partnership Michelin, stiamo valorizzando l’alta cucina, ma c’è tanto altro: le taverne più autentiche, i produttori diretti, tutti coloro che vogliono offrire il meglio”.

Il pubblico italiano, particolarmente sensibile ai temi della qualità e dell’autenticità, rappresenta un target ideale. “I turisti italiani, soprattutto i giovani, sono alla ricerca di luoghi autentici”, osserva la direttrice. “Non bisogna sottovalutare il turismo enogastronomico come motore di scoperta territoriale”.

L’obiettivo è chiaro: posizionare la Polonia come destinazione dove tradizione e innovazione, natura e cultura, si fondono in un’esperienza autentica. Dove la cucina non è solo nutrimento, ma linguaggio, memoria, identità ritrovata.

Educare le nuove generazioni

C’è un’urgenza educativa nel lavoro di questi chef che va oltre la semplice ristorazione. “Non lo facciamo per noi, forse per noi è troppo tardi”, confessa Marcin con disarmante sincerità. “Lo facciamo per la prossima generazione di polacchi, per i nostri figli. Vogliamo dare loro un inizio migliore, creare per loro un futuro migliore. Siamo le uniche persone che possono insegnarglielo. Se non lo sappiamo noi, nessuno glielo insegnerà”.

Insieme ad altri colleghi, hanno creato una società di chef dedicata a riportare la cucina polacca nelle scuole, per educare i bambini a non aver paura del cibo di qualità. “Perché quando cresceranno ed entreranno in un ristorante stellato, non debbano essere intimoriti o chiedersi quale posata usare. Deve essere normale per loro, come lo è qui in Italia”.

Un approccio che ricorda quanto il cibo sia patrimonio culturale da custodire e tramandare, non merce da consumare passivamente.

Oltre la cena: un invito alla scoperta

L’evento milanese si è concluso con un invito esplicito: scoprire la Polonia non solo attraverso i ristoranti stellati delle sue città, ma anche percorrendo i territori, incontrando i produttori, vivendo quella dimensione esperienziale che oggi attrae sempre più viaggiatori consapevoli.

Le foreste primordiali, i bisonti europei, le 16 regioni dall’identità marcata, i mercati contadini, i produttori di formaggi e salumi artigianali: la Polonia si presenta come un mosaico di scoperte per chi cerca autenticità lontano dai circuiti turistici di massa.

“Crediamo fermamente che questo sia un enorme potenziale”, conclude Barbara Minczewa. “Sfidiamo la sorte raccontando la nostra cucina qui in Italia, ma crediamo che, come voi siete molto vicini e attenti alla qualità e alla tradizione del cibo, anche noi lo siamo. Questo è un tratto comune che può avvicinarci ancora di più”.

La sfida è lanciata: preparare le valigie, mettere in agenda Varsavia e le altre città polacche, e lasciarsi sorprendere da una cucina che, dopo decenni di silenzio, ha finalmente ritrovato la sua voce.

Info utili

I ristoranti protagonisti

  • Epoka (Varsavia) – Chef Marcin Przybysz: specializzato nel recupero e reinterpretazione di antiche ricette polacche
  • Rozbrat 20 (Varsavia) – Chef Bartosz Szymczak: 1 stella Michelin, cucina poliedrica e condivisa

 

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