Spumante: l'Italia prima al mondo, dopo 20 anni batte la Germania - InformaCibo

Spumante: l’Italia prima al mondo, dopo 20 anni batte la Germania

di Informacibo

Ultima Modifica: 28/02/2018

La produzione made in Italy cresce grazie al "Sistema Prosecco" e sfiora globalmente il tetto di 660 milioni di bottiglie; un record -secondo il presidente Ovse, Giampietro Comolli- che pone l'Italia al primo posto nel mondo come paese produttore, scalzando il primato della Germania
Nel 2017 l’Italia ha prodotto 660 milioni di bottiglie di spumante, grazie soprattutto al “Sistema Prosecco”, ed è diventata il più grande produttore di bollicine al mondo, “scalzando la Germania che, per 20 anni, ha detenuto il primato”. Lo annuncia il presidente dell’Osservatorio Economico Vini Effervescenti Spumanti Italiani Ovse-Ceves (Osservatorio economico nato nel 1991 alla Facoltà di Agraria di Piacenza), Giampietro Comolli.
Di rincalzo il Ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina, così commenta su Twitter: “dopo 20 anni di primato della Germania, siamo i primi produttori al mondo di spumanti. #Avanti nella protezione e promozione internazionale dei nostri vini, per vincere la sfida del valore #madeinitaly”.

Il valore al consumo del comparto nazionale è di 1,32 miliardi di euro, cui aggiungere 200 milioni euro dall'importazione, per un giro d'affari totale di 1,5 miliardi di euro'.

Crescita di volumi e valori – sintetizza Comolli – rispetto al 2016, pari al +1,4% e +0,5%. Il sistema Prosecco rappresenta oltre il 70% dei consumi nazionali. Bene anche il metodo tradizionale italiano, performance interessanti nelle piccole realtà regionali. La bollicina recupera occasioni di consumo negli anniversari e compleanni”.

Nel 2017 grande recupero dei leader nazionali come Ferrari, Berlucchi, Bellavista per il metodo tradizionale, ma bene anche Carpenè, Val D’Oca, Mionetto, Villa Sandi, Astoria, Ruggeri per il Prosecco.
In proporzione, ancora meglio i dati definitivi provenienti da nuove etichette e nuove cantine, soprattutto al sud Italia. Ancora molto legate a un consumo provinciale e regionale, presenti quasi esclusivamente nella migliore horeca locale. Dati economici crescenti per le bollicine, quasi tutte metodo tradizionale, in Sicilia (zona Etna e Palermo), in Puglia (Salento), in Campania (Salerno), salendo nelle Marche(Fabriano e Jesi), nella Emilia (Lambrusco e Colli Piacentini). Molte di queste etichette piacciono ed hanno successo grazie ai vitigni autoctoni, a volte dimenticati, riscoperti come in Sardegna, in Puglia e in Emilia. Aumentano nei ristoranti le etichette di Verdicchio, Malvasia di Candia, Ortrugo, Muller Thurgau, Aglianico, Cortese, Pignoletto, Spergola, Asprinio, Prié Blanc, Vermentino, Fiano, Caricante.

Tanti vitigni reinventati per produrre bollicine: “Una risposta-proposta – dice Giampietro Comolli – che condivido, sprono e apprezzo anche da un punto di vista organolettico. Una personalizzazione e una ricchezza tricolore. L’Italia si differenzia da tutti perché rispetto a 3-5 vitigni internazionali nel mondo, punta su 30-35 vitigni, come mix dei vitigni più noti, per dare una impronta unica. Piace al gusto regionale, ma nel tempo piacerà sempre di più. E il metodo tradizionale si presta molto bene a queste varianti varietali che rispondono ai consumatori più esperti, più innamorati, più maturi”.

Ma buone notizie anche dall’Asti, segnala l’Ovse, che riprende lo spazio degli spumanti dolci nei ristoranti. L’Asti resta l’unico spumante dolce al mondo, una caratteristica che ha un valore, ma deve essere motivata, spiegata. Anche l’Oltrepò Pavese, sia nella versione metodo italiano che quello tradizionale, offre qualche segnale di ripresa in ambito interregionale. Bene i metodo tradizionali dell’Alto Adige e di Alta Langa in crescita nei consumi nazionali. Ma l’incremento di attenzione e consumo – come spiega Ovse – deve essere accompagnato e seguito da proposte e progetti di conoscenza diretta, supportata da forme di valore aggiunto che non sono praticate oggi con i fondi Omc-Psr. Occorre una strategia nazionale, non solo estera, per dare supporto culturale e formativo al consumo misurato. Il rischio è un effetto stagionalizzazione. Un ritorno al consumo eccezionale, delle festività e occasionale delle bollicine sul mercato nazionale vuol dire favorire i grandi marchi, i nomi noti e la forza distributiva.
Prezzi sul mercato oscillanti: Ovse ha constatato un leggero calo di prezzo al consumo, e questo può far bene ai volumi di vendita, soprattutto per i vini metodo tradizionale, con eccezioni importanti per esempio fra il Trento doc e Alta Langa. In crescita, in forte crescita, invece il prezzo al consumo per le bollicine metodo italiano, il Prosecco e il Lambrusco, mentre gli altri sono stabili o in calo. Prezzo medio di una bottiglia tricolore al consumo di euro 7,32 fra Gdo, horeca e acquisti diretti. Quest’ultimi in crescita grazie a cantine aperte e l’interesse diretto del consumatore. Punte di prezzo nei grandi ristoranti per il Cartizze, Franciacorta, Trento e Altalanga fra i 16 e i 27 euro a bottiglia, anche se alcune sporadiche promozioni durante le feste abbattono il prezzo nella grande distribuzione anche del 50-60% con acquisti limitati nel numero.

Luoghi di acquisto e consumo in Italia

La Gdo rappresenta sempre più il canale preponderane con circa il 51% degli atti di acquisto e il 58% dei volumi. L’acquisto diretto delle bollicine nel 2017 è quasi stabile, intorno al 20% compreso cantine e dettaglio gastronomico. In crescita l’acquisto in Horeca, oggi pari al 21%.

L’Horeca riprendere a crescere soprattutto nella ristorazione media e in quella alta dove il Prosecco da qualche anno ha fatto il suo ingresso dalla porta principale. Metodo tradizionale e metodo italiano trovano un maggiore equilibrio nelle carte dei vini. Le etichette leader delle Franciacorta e del Trento, i più presenti sul territorio nazionale, mantengono le posizioni crescendo nel prezzo. Nelle tipologie dei consumatori, il 2017 conferma un allontanamento del consumo di bollicine da parte della ultima generazione di maggiorenni (un ritorno a birra e bevande spiritose), mentre crescono i consumi dei 35enni e 45enni, in leggera crescita anche i consumi fra la terza età. Continua una scelta/consumo off-premise, come si dice ovvero in strada e in piazza, che ha raggiunto nell’anno quasi il 5% dei volumi totali. Moda, aggregazione giovanile, eventi innovativi, diversità e libertà di consumo contribuiscono a questa crescita.

Condividi L'Articolo

L'Autore

Capo Redattore