Un libro di Franco D'Alfonso, assessore al Commercio del Comune di Milano, "Il Partito della Città" - InformaCibo

Un libro di Franco D’Alfonso, assessore al Commercio del Comune di Milano, “Il Partito della Città”

di Informacibo

Ultima Modifica: 28/06/2015

Milano, 28 giugno 2015 – Nei giorni scorsi Franco D’Alfonso, assessore al Commercio del Comune di Milano, socialista storico milanese e animatore di vari circoli e organizzazioni nati dopo la dissoluzione del Psi, da molti considerato l' ideologo del movimento che nel 2011 portò Giuliano Pisapia a Palazzo Marino, ha presentato alla Triennale il suo libro ‘Il Partito della Città’ con a fianco un parterre de roi.
Insieme a lui c'erano infatti il Sindaco di Milano Giuliano Pisapia, il sindaco di Bergamo Giorgio Gori, il primo Presidente della Regione Lombardia nel 1970, Piero Bassetti, e in veste di moderatore l'ex direttore del Corriere della Sera e attualmente editorialista del Corriere del Ticino, Ferruccio De Bortoli.

Il saluto alla serata lo ha portato del Presidente della Triennale Claudio De Albertis.

Molti aspettavano che D'Alfonso (nella foto), il battagliero consigliere di Pisapia annunciasse una sua candidatura alle prossime primarie per la scelta del Sindaco di Milano ma le aspettative sono andate deluse.
L'Assessore di area civica e riformista non si è sbottonato troppo anche se ha definito il suo volume un ‘pamphlet politico’ e richiamandosi proprio all’esperienza della Giunta arancione, guidata da Pisapia, ha insistito sulla tradizione riformista milanese.
Un messaggio alla componente Pd della Giunta?

Quello che è certo D'Alfonso ha apertamente richiamato quella vecchia tradizione che partendo da Emilio Caldara, ha contribuito in larga misura al rinnovamento dell’Italia, sapendone interpretare in anticipo i segnali emergenti del cambiamento economico, sociale, culturale e politico.

“Chi pensa di ignorare quello che avviene a Milano – sostiene D’Alfonso – perde la possibilità di essere nel cuore del dibattito e si condanna da sé al provincialismo e alla marginalità”, respingendo la tesi che il pragmatismo arancione sia il risultato di una mancanza di visione sul futuro di Milano. Un futuro che, oggi, si gioca nella dimensione metropolitana e il cui successo ha come presupposto una forte autonomia politica e amministrativa che ha, da sempre, contraddistinto il riformismo milanese.

A conferma che il libro (e l'azione, innanzitutto) di Franco D’Alfonso entra prepotemente nel dibattito sulla scelta del prossimo sindaco di Milano riportiamo, qui sotto, un interessante articolo scritto da Alessandro Da Rold e Francesco Floris apparso su LINKIESTA e dedicata alla serata svoltasi in Viale Alemagna, vista però nell'ottica delle elezioni comunali di Milano del 2016.

 

La lunga guerra nel centrosinistra di Milano in vista delle comunali 2016

L'assessore D'Alfonso contro il Pd romano, i dubbi sulle primarie: nel capoluogo lombardo ancora non si trova la quadra sul candidato sindaco

Lunghi coltelli nel centrosinistra di Milano in vista delle elezioni comunali del 2016. Se nel centrodestra di Silvio Berlusconi e Matteo Salvini non si è trovata la quadra sul candidato sindaco, nel Partito Democratico milanese sono ai ferri corti, ancora scottati dalle «dimissioni» anticipate dell’attuale primo cittadino Giuliano Pisapia. C’è Franco D’Alfonso, assessore al Commercio, che se la prende con il Pd e con il centralismo del governo di Matteo Renzi. C’è Emanuele Fiano, deputato dem aspirante sindaco, che su Facebook attacca il commissario unico di Expo 2015 Giuseppe Sala, tra i papabili per la poltrona di palazzo Marino. C’è lo stesso Renzi che ha recentemente dichiarato: «Dipendesse da me la stagione delle primarie sarebbe finita». In piazza Duomo il Pd locale ha deciso di farle lo stesso per trovare un candidato sindaco di centrosinistra. 
Eppure, ancora oggi, una data certa non c’è, come peraltro i nomi dei possibili sfidanti per sostituire Pisapia. Il punto è questo. Le aree politiche che permisero all’avvocato penalista di vincere nel 2011 sono allo sbando. L’ala moderata e borghese vorrebbe un candidato indipendente, mentre il Pd rivendica un iscritto al partito. Nel mezzo si muovono persino i movimenti antagonisti di sinistra, dai centri sociali fino agli ex di Rifondazione Comunista, che rischiano di rimanere fuori dalla partita. E poi c’è il Pd nazionale, con Renzi che sa di giocarsi una partita fondamentale per il suo futuro e per la stessa legislatura: nell’inner circle del rottamatore c’è chi vorrebbe calare un nome da Roma.

In questo caos generale, Franco D’Alfonso, assessore al Commercio, ha pensato di presentare in Triennale la sua ultima fatica letteraria dal titolo «Il partito della città». Il 25 giugno, alla Triennale di Milano, sembrava si potessero rompere gli indugi e ufficializzare un nome, almeno per quanto riguarda la compagine dell'amministrazione uscente di centro-sinistra. Presenti intorno a D’Alfonso, Pisapia, il sindaco di Bergamo Giorgio Gori, Piero Bassetti – primo Presidente della Regione Lombardia nel 1970 – e l'ex direttore del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli, quest’ultimo, ennesimo potenziale candidato sindaco di Milano. Squadra al gran completo, ma di risposte alla fine non ce ne sono state. Anche perché il vero candidato sindaco di area sarebbe Ada Lucia De Cesaris, attuale vicesindaco, assente all’incontro.

D’Alfonso ha voluto scuotere gli animi del vecchio riformismo meneghino, ripercorrendo le tappe del socialismo municipale milanese, da Emilio Caldara, passando per l'amministrazione Tognoli, per giungere a una difesa appassionata – a tratti acritica – della “rivoluzione arancione” che nel 2011 portò al potere Pisapia.
È stato De Bortoli l’unico ad animare il dibattito. «Non vorrei che il Partito della Città diventasse una sorta di Partito della Nazione meneghina» ha spiegato l’ex direttore del Corriere della Sera, definendo inquietante quest'idea. Non solo. De Bortoli ha invitato Pisapia a schierarsi per uno dei nomi che da settimane vengono estratti dal cilindro del centro-sinistra: l’attuale sindaco ha sorriso evitando di rispondere. 

È in questo silenzio dell’attuale primo cittadino di Milano che si possono trovare tutti i problemi della classe dirigente di centrosinistra. Anche perché sono in tanti ad aspirare alla poltrona di sindaco della nuova Città Metropolitana. I nomi che circolano aumentano di giorno in giorno. C’è chi vorrebbe Pierfrancesco Majorino, chi Pierfrancesco Maran, anche se entrambi, secondo alcuni, scontano una certa inesperienza sul piano amministrativo. C’è la componente romana del Pd che invece parteggia per Emanuele Fiano oppure per Alessia Mosca oppure ancora per Lia Quartapelle. Di più. Il civismo borghese, invece, potrebbe appoggiare proprio la De Cesaris, ma c’è ancora chi chiede a gran voce il nome di De Bortoli o persino di Giuseppe Sala.
Sul commissario di Expo va fatto un approfondimento. Perché non sarebbe solo il centrosinistra a lusingarlo, ma persino il centrodestra di Berlusconi, anche se sulla sua candidatura pesano i risultati economici che avrà l’esposizione universale come le inchieste della magistratura, al momento congelate al palazzo di Giustizia fino alla fine di ottobre. Non a caso, proprio Fiano, in un post su Facebook di venerdì 26 giugno, ha attaccato il commissario Expo per gli inviti a usare le macchine per arrivare a Rho. «Una proposta come quella della Società Expo che incentiva all'uso del mezzo privato, non va bene e contraddice l'idea di sviluppo sostenibile del pianeta di cui discutiamo ai convegni di Expo».
A invocare unità è Giorgio Gori, sindaco di Bergamo, che un anno fa sbancò alle comunali sull’onda dell'entusiasmo che lanciò il Pd di Matteo Renzi alle elezioni europee. Gori invita all’unità fra l’anima movimentista e “arancione” della Giunta Pisapia e quella “romana” del Partito Democratico. «L’appoggio di liste civiche e comitati è fondamentale, la nostra a Bergamo prese il 14% e fu fondamentale nel conseguire la vittoria. Ma il Pd rimane sempre la principale forza di cui disponiamo in Consiglio Comunale». Non si può fare a meno del Pd – se anche qualcuno lo desiderasse – è questo il ragionamento dell’ex direttore di Canale 5
(da LINKIESTA)

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Capo Redattore