Viaggio sulla Strada dei Vini dell’Etna,alla scoperta dei vini locali

Dove nascono i vini dell'Etna, tra cantine locali dalla lunga storia, luoghi magici e fattorie dove scoprire micro produzioni iperlocali. Un itinerario da provare in Sicilia

di Collaboratori

Ultima Modifica: 23/09/2019

Il vulcano, il mare, il sole, il vento, la fatica dell’uomo: il “Vino”. La Sicilia sta valorizzando sempre di più negli ultimi anni il suo patrimonio vitivinicolo. In provincia di Catania, alle pendici dell’Etna, c’è anche la Strada dei Vini dell’Etna che racconta a tappe di cantine, vigneti, produzioni locali di pregio tutte da  scoprire.

I vini dell’Etna, terroir e tipicità iperlocali

La prima tappa di percorso alla scoperta del vino siciliano è tra il parco dell’Etna e il parco fluviale dell’Alcantara in località Passopisciaro nel Comune di Castiglione di Sicilia. Qui lavorano Franco, Gianni e Giusy Calcagno che dal 2006, primo anno di imbottigliamento, producono vini dalla marcata espressione del territorio dovuta soprattutto al clima e alla posizione geografica. I vitigni sono quelli tipici di questo lembo di Sicilia: Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio, Carricante.

vino bianco Etna

I vini, Etna Rosso, Etna Bianco, Etna Bianco Superiore, Etna Rosato, sono particolarmente gradevoli, i rossi, pur essendo lavorati con le stesse tecniche sia in vigna che in cantina, pur avendo le stesse percentuali delle uve, risultano decisamente diversi tra loro. Ma è normale e sarà il “laitmotiv” che si troverà in ogni cantina visitata, perché qui, sul vulcano, basta spostarsi di qualche metro per avere un diverso “terroir” una condizione unica dovuta dalle differenti colate laviche che si sono succedute nei secoli.

Scendendo a sud del parco dell’Etna si raggiunge Trecastagni; qui a 760 metri di altezza,  si arriva in contrada Càrpene, una delle 133 contrade etnee dove si producono vini Doc, lungo la Strada dei Vini dell’Etna. Nell’azienda vinicola di Sebastiano, mamma Santina e papà Saro.

Anche in quest’altra azienda a carattere famigliare si passeggia tra i filari  vicino ai boschi su terreni formatisi dal disfacimento della lava, inseriti in un contesto ambientale in cui la forte escursione termica tra il giorno e la notte favorisce la maturazione delle uve.

Nelle vicinanze delle vigne il Monte Gorna dal quale prende il nome l’azienda e filari anche di Catarratto un altro vitigno tipico di questa terra.  Il modo ideale di assaggiare questi vini speciali è abbinarli ai sapori locali dei piatti preparati da Santina: caponata, zucchine in agrodolce, involtini di maiale, parmigiana, timballo di anelletti e altro ancora. Un delizioso intreccio tra amicizia, ottimo cibo e vini decisamente interessanti.

Uva Nerello siciliana
Uva Nerello siciliana
Timballo di Aneletti
Timballo di Aneletti

Milo, città del  vino a della musica

Per queste giornate siciliane una base ottima per partire alla scoperta dei vini siciliani è Milo, città del vino e della musica, dove ogni anno va in scena  “ViniMilo”.

E’ una manifestazione importante che abbraccia il mondo del vino nella totalità delle sue sfumature ma che propone in parallelo tanti appuntamenti ludici, culturali e informativi. Ed ecco dunque che durante l’evento vengono proposte degustazioni, cene, un motoraduno, focus, tavole rotonde, momenti gastronomici e musicali. Milo, Comune autonomo dal 1955, è un apprezzato centro di villeggiatura che annovera tra i suoi residenti del passato il pittore Roberto Rimini e il professore Salvatore Citelli, mentre tra i più recenti artisti come Franco Battiato e Lucio Dalla.

Tra i tanti appuntamenti in programma a “ViniMilo” anche i vini da “Terre Estreme” ovvero quei vini prodotti in ambienti particolarmente difficili come la montagna, le piccole isole, i terreni impervi, dove la fatica dell’uomo viene amplificata dalle difficili condizioni territoriali. Per questo momento a Milo sono presenti vini di varie cantine provenienti da differenti regioni d’Italia, dal Piemonte al Veneto, dalla Campania alla Toscana, dal Friuli alla Liguria.

A Sant’Alfio tra vigneti e alberi millenari

Ci si sposta a Sant’Alfio, tra le vigne di Fabio e Novella delle Tenute di Nuna. I filari sono stati impianti su di un lembo di terra bonificata dell’eruzione del 1971. Il vigneto è molto ordinato e il loro Etna Bianco piace moltissimo.

Una curiosità: nelle vicinanze è presente un albero antichissimo, che i locali chiamano il Castagno dei 100 cavalli, è un albero plurimillenario, la sua età infatti si aggira tra i 3600 e i 4000 anni. La leggenda narra che la regina Giovanna I d’Angiò si riparò sotto il castagno con 100 cavalieri che aveva al seguito. Il vecchio albero venne dichiarato Monumento nazionale nel 1965 e nel 2006 l’Unesco lo ha definito Monumento messaggero di pace. Lo trovate, come le Tenute di Nuna, nel Comune di Sant’Alfio.

Un wine resort con una storia secolare

Piscina sui vigneti
Piscina sui vigneti

Una cantina storica da visitare è quella di Barone di Villagrande di Marco Nicolosi. Qui la storia affonda le radici alla fine del 600 e arriva ai giorni nostri. Oltre ai vigneti che ricordano un grande anfiteatro, da vedere la grande bottaia e gli spazi dedicati all’ospitalità. L’azienda dispone di 4 camere immerse in una deliziosa cornice e arricchite da una splendida piscina affacciata sulle vigne. I vini possono essere degustati in abbinamento alla cucina e il personale è cordiale e gentile. Il Wine Resort è a Milo ma la proprietà ha anche vigne sull’isola di Salina.

Bollicine siciliane

 

Il viaggio prosegue tra cantine, vini, pause gastronomiche, panorami, natura e storia antica. Per assaggiare qualcosa di frizzante tappa alle cantine di Antonino Destro nel Comune di Randazzo. Sono dunque nella parte più a nord del parco dell’Etna a una altitudine di circa 750 metri. Antonino produce vari vini, sempre con le uve autoctone che ho già menzionato, e una parte della produzione è dedicate a quelle che ormai comunemente si definiscono bollicine. Il panorama è affascinante sulle vigne adagiate su diversi strati di terreno lavico.

Il latte d’asina di Giarre, rarità da tutelare

Prima di lasciare la bella Sicilia, una gita fuoriporta da scoprire, questa volta non più legata al vino ma al latte, precisamente il latte d’asina. Nel comune di Giarre la dottoressa Concetta Torrisi da alcuni anni lavora con le asine di razza Ragusana, una razza rarissima, e produce il latte che viene utilizzato sia per alimentazione umana che per il comparto della cosmetica. Sono presenti 80 capi in allevamento, che producono il prezioso latte. Dal 2001 Asilat è responsabile nazionale per Slow Food del presidio Asino Ragusano e dal 2016 aderisce alla rete delle fattorie sociali. La fattoria organizza giornate didattiche e iniziative per bambini e famiglie e si può visitare la domenica mattina. Tra le iniziative proposte, “brunch siciliano” unisce una visita alla fattoria, la possibilità di assistere alla mungitura, degustazioni di latte d’asina e brunch con prodotti tipici siciliani.

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Fabrizio Salce

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