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Vini dell’Etna: i tesori della “Muntagna”

di Simone Pazzano

Ultima Modifica: 02/07/2021

Valori e complessità di una produzione alle pendici del vulcano attivo più alto d’Europa. Perché i vini dell’Etna sono un patrimonio da valorizzare

Un carattere inconfondibile, frutto di un contesto naturale unico nel suo genere. È questa la peculiarità dei vini dell’Etna, produzione tra le più affascinanti e complesse non solo del panorama vitivinicolo siciliano, ma italiano e mondiale.

Molti parlano di viticoltura eroica e definiscono quest’area “un’isola nell’isola” ed effettivamente è così se si pensa al fatto che la zona vinicola del Monte Etna, il vulcano attivo più alto d’Europa, ha caratteristiche profondamente diverse rispetto a quelle del resto della Sicilia. Con i suoi 3300 metri di altitudine e i 45 km di diametro del suo cono, l’Etna è non solo il vulcano più imponente del bacino mediterraneo, ma anche il più studiato e monitorato. La composizione dei terreni e i suoi differenti microclimi danno origine a vini riconosciuti come un patrimonio collettivo da preservare con cura, non solo per il contesto naturale all’interno del quale sono custoditi i vigneti e le principali varietà allevate – Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio e Carricante – ma anche per l’originalità delle caratteristiche organolettiche che qui l’uva riesce ad acquisire.

Dal 1994 i vini dell’Etna sono difesi e valorizzati dal Consorzio per la Tutela dei Vini Etna DOC, di cui attualmente fanno parte 172 produttori, tra viticoltori, vinificatori e imbottigliatori.

La viticoltura nelle terre dell’Etna

Nel territorio etneo l’attività agricola ha origini antichissime, risalenti al Neolitico. Colonizzata dai Greci nel 720 a.C. questa parte orientale della Sicilia è caratterizzata dalla coltivazione della vite e dalla successiva produzione del vino probabilmente già dal VIII sec. a.C.

Secondo il mito, l’attività di emissione di ceneri e quella delle eruzioni laviche del vulcano sarebbero il “respiro” infuocato del gigante Encelado, sconfitto da Atena e intrappolato per l’eternità in una prigione sotterranea sotto il Monte Etna, e i terremoti sarebbero causati dal suo rigirarsi tra le catene

Nel 1848 risultavano coltivati quasi 26.000 ettari di vigneto, tra il 1880 ed il 1885 Catania era la provincia siciliana più vitata con oltre 90.000 ettari. Con l’arrivo della fillossera, all’inizio del ‘900, arrivò anche in questo territorio la crisi e il vigneto si ritirò fino a circa 40.000 ettari.

Le frequenti eruzioni hanno certamente frenato nel corso degli anni la diffusione della viticoltura alle pendici dell’Etna, ma a questo bisogna aggiungere anche le pendenze dei terreni per buona parte terrazzati. Qui, come in altri territori italiani, l’espressione “viticoltura eroica” assume un significato pieno e sicuramente centrato. Ma se la presenza del vulcano rende da una parte faticosa e difficile la viticoltura, dall’altra i vini che se ne ricavano hanno caratteristiche uniche.

La composizione di origine vulcanica dei terreni, a volte ciottolosi e ghiaiosi, a volte invece sabbiosi, o meglio cinerei, è sicuramente uno dei fattori più importanti. Così come le grandi escursioni termiche tra il giorno e la notte, che arrivano anche a 20-25 gradi proprio a causa della presenza della “A Muntagna”, come viene chiamata dai catanesi. Altro fattore di rilievo: l’età delle viti. Nel territorio etneo si trovano infatti alcuni dei vigneti più vecchi allevati in Italia, addirittura più che centenari e ancora a piede franco.

vigneti etna

La prima Doc siciliana: area di produzione e tipologie

La denominazione Etna DOC è nata nel 1968 ed è stata la prima nel panorama vitivinicolo siciliano, che attualmente è composto da 23 DOC e 1 DOCG. Nel 2020 sono stati imbottigliati all’interno della denominazione quasi 30.000 ettolitri di vino, pari a oltre 4 milioni di bottiglie. Oggi il numero di viticoltori presenti all’interno della denominazione è di 383, mentre la superficie rivendicata è di poco più di 1.100 ettari.

L’area di produzione, che si estende sulle pendici del vulcano Etna sui versanti Nord, Est e Sud è localizzata nei territori di 20 Comuni della provincia di Catania: Biancavilla, Santa Maria di Licodia, Paternò, Belpasso, Nicolosi, Pedara, Trecastagni, Viagrande, Aci S. Antonio, Acireale, Santa Venerina, Giarre, Mascali, Zafferana, Milo, Sant’ Alfio, Piedimonte, Linguaglossa, Castiglione e Randazzo.

Il disciplinare di produzione prevede le tipologie Etna Bianco, Etna Bianco Superiore, Etna Rosato, Etna Rosso, Etna Rosso Riserva ed Etna Spumante. Con 16.000 ettolitri la tipologia Rosso è la più importante in termini quantitativi all’interno della denominazione. A seguire, le tipologie Bianco (circa 9.000 hl), Rosato (2.500 hl) ed Etna Spumante (circa 1.400 hl).

I vitigni autoctoni: le uve dell’Etna Doc

Sono quattro i vitigni autoctoni che caratterizzano la produzione dei vini della denominazione Etna DOC. Il Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio per i vini rossi, rosati e spumanti, Carricante e, in misura nettamente minore, Catarratto, per i vini bianchi.

vini rossi etna

Nerello Mascalese

Il Nerello Mascalese è il vitigno più diffuso alle pendici dell’Etna. È un vitigno difficile da allevare e molti lo paragonano al nebbiolo per via della sua maturazione tardiva (seconda decade di ottobre) e al pinot nero a causa della sua sensibilità all’annata e al territorio di appartenenza. I vini si caratterizzano per una buona gradazione alcolica, elevata acidità totale, colore rosso rubino poco intenso, sentori fruttati di buona intensità ed eterei, mineralità, grande finezza, media struttura, buon equilibrio e astringenza.

Nerello Cappuccio

Il Nerello Cappuccio deve il suo nome al particolare portamento della chioma a mantello o a cappuccio della pianta coltivato ad alberello. I vini hanno una gradazione alcolica contenuta ed una buona acidità totale e si caratterizzano per un colore rosso rubino meno scarico e con sfumature violacee. All’olfatto ha spiccati sentori erbacei e speziati ma anche floreali e fruttati, mentre al gusto presentano tannini delicati, freschezza e struttura media.

vini bianchi etna

Carricante

Il Carricante è un antico vitigno a bacca bianca da sempre coltivato sulle pendici del vulcano. Il suo nome deriva dall’espressione siciliana “u carricanti”, che sottolinea l’abbondante produzione delle sue piante, capaci di riempire i carri d’uva. È tradizionalmente coltivato secondo l’uso ad alberello, su suoli di sabbie vulcaniche ricche di minerali. Il suo terroir d’elezione è lo splendido paesaggio del versante orientale dell’Etna, che dalla sommità del vulcano scende verso il mare. Il clima fresco e le notevoli escursioni termiche tra il giorno e la notte contribuiscono a donare alle uve profumi e aromi fini e delicati. Il vino in purezza ha una colorazione giallo paglierina con riflessi da verdi a giallo carico. Il profumo è molto complesso e fine, caratterizzato da intensi sentori di fiori di agrumi. Al palato può risultare sapido e con una buona persistenza aromatica.

Catarratto

Il Catarratto è una varietà a bacca bianca autoctona della Sicilia occidentale, non solo tra le più antiche, ma anche di maggior personalità e carattere, un vitigno vigoroso e produttivo. Il Catarratto presenta una grande variabilità intravarietale con foglie di medie dimensioni spesso pentagonale e con grappolo di forma e lunghezza molto variabile. Oggi è poco coltivato sul vulcano ma può comunque contribuire alla composizione dell’Etna Bianco per un massimo del 40%.

 

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L'Autore

Giornalista

Curioso prima di tutto, poi giornalista. E questa curiosità della vita non poteva che portarmi ad amare i viaggi e il cibo in ogni forma. Fotocamera e taccuino alla mano, amo imbattermi in storie nuove da raccontare.