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Santa Margherita: performance positive per tutte le cantine

Intervista a Beniamino Garofalo, amministratore delegato del gruppo veneto Santa Margherita

di Emanuele Scarci

Ultima Modifica: 10/09/2021

“Siamo forti perché siamo ben presenti nei territori più vocati, poi ci sono zone di prestigio in Piemonte e a Montalcino, ma in prospettiva valuteremo le opportunità. Come valuteremo altre opportunità per rafforzare la nostra filiale americana. Dopo la partnership con Masi Agricola, che sta dando ottimi risultati, potrebbero esserci altri territori da distribuire. Mantenendo però il focus sul nostro portafogli ed evitando sovrapposizioni”

È  il quadro delineato da Beniamino Garofalo, amministratore delegato del gruppo veneto Santa Margherita.

Causa pandemia, nel 2020 Santa Margherita ha perso il 9,2% dei ricavi a 172 milioni di euro, ma il margine operativo lordo è migliorato del +4,4% a 57,3 milioni e l’utile netto del +88% a 38,5 milioni. Insomma, nell’anno dell’emergenza sanitaria il margine industriale di Santa Margherita è salito al massimo storico e l’utile netto è raddoppiato.

La multinazionale, che, attraverso Zignago Holding, fa capo alla famiglia Marzotto, è riuscita a difendere la redditività e rafforzare il patrimonio netto anche grazie alla rivalutazione dei beni d’impresa per 101 milioni di euro e al patent box, con un beneficio di 6 milioni.

Il 2021 segna una ripresa robusta, forse al di là di ogni previsione, mentre per i risultati della vendemmia, la società controlla circa 700 ettari, bisognerà ancora attendere. 

“Al momento abbiamo terminato solo in Sardegna nella tenuta di Cantina Mesa e in Franciacorta in Ca’ del Bosco – precisa Garofalo -. In Franciacorta l’uva è risultata di buona qualità, ma la quantità è inferiore alle attese a causa del maltempo della scorsa primavera. In Toscana non siamo ancora partiti e la regione è stata colpita da una forte siccità estiva; in Veneto e in Trentino Alto Adige si prospetta una vendemmia nella normalità. Un bilancio preciso però potremo farlo solo più avanti”.

Sul fronte commerciale, a stagione estiva conclusa qual è il bilancio?

Molto bene l’estate: il totale gruppo di luglio-agosto lo chiudiamo con un balzo delle vendite del +30% rispetto al 2020, un po’ meglio del 2019.  La ripresa è forte sia nel mercato domestico che in Europa.

Quali le prospettive per l’ultimo quarter 2021?

Difficili per vari motivi. Per esempio il Giappone ha appena comunicato che effettuerà un nuovo lockdown mentre in Italia e negli altri Paesi tutto dipende dall’andamento delle campagne vaccinali. Dove queste sono più avanzate la situazione è migliore mentre dove sono in ritardo, come l’Asia e il Giappone, il futuro è un’incognita. Ciò detto rimango ottimista: sono convinto che faremo un ultimo quarter migliore di quello del 2020, anche se resta da capire come il green pass verrà recepito nella ristorazione.

Quali sono i vini che performano meglio in questo 2021?

Le performance sono positive per tutte le cantine. Il Pinot Grigio Santa Margherita viaggia, nella roccaforte degli Stati Uniti, al +25% sull’anno precedente. Un dato eccezionale se si considera che nel 2020 era cresciuto sul 2019. E va bene anche in Canada e Australia. Buoni risultati in Italia. Ca’ del Bosco in giugno, luglio e agosto ha realizzato in Italia il record storico di vendite. Ma anche le nuove acquisizioni, Mesa e Cà Maiol, in agosto hanno realizzato performance del 30-40%. Bene anche il metodo classico di Kettmeir. In questo momento tutti i brand sono in positivo.

E i vini rossi?

Si iniziano a intravedere segnali positivi, ma aspettiamo ancora un po’.

Dopo la notizia della partnership distributiva tra Santa Margherita Usa e Masi, molti pensavano che si sarebbe arrivati all’acquisizione della cantina veronese.

Si tratta sola di una partnership commerciale, molto giusta. Al momento non c’è interesse né da parte nostra né da parte loro. Tutto può accadere ma al momento non ho nulla da dire.

Santa Margherita ha fatto le ultime acquisizioni, Cà Maiol e Mesa, nell’estate del 2017. Ora il viaggio continua?

Le ultime acquisizioni sono relativamente recenti quindi il mio ruolo è quello di metterle in carreggiata e farle crescere. Dopo di che credo anch’io che le aggregazioni e la forza muscolare siano importanti per competere ma questo riguarda l’intero sistema vino. La pandemia ci deve far capire delle cose.

Santa Margherita ha un debito netto di 153 milioni: oggi troppo alto per fare shopping?

Con un Ebitda di circa 60 milioni e con un mercato su questi livelli potremmo abbassarlo anche nel breve-medio periodo. Abbiamo inoltre terminato gli investimenti sulle cantine e ora dobbiamo tornare sugli investimenti.

Ca’ del Bosco ha sempre beneficiato di uno “statuto” speciale, sebbene controllata a maggioranza da Santa Margherita. Oggi qual è la situazione?

All’estero Ca’ del Bosco è parte integrale del gruppo Santa Margherita. In Italia ha una sua autonomia commerciale ma per gli altri aspetti è strettamente legata al gruppo. Questo assetto ha dato buoni risultati e per il momento continuiamo così.

Come vede questa fase di aggregazioni nel vino dopo i casi Botter-Mondodelvino e Iwb-Enoitalia?

Queste aggregazioni avvengono nella parte bassa della piramide, cioè riguardano imprese vinicole senza terra.  Mi chiedo però se possano realizzarsi anche nella parte alta, rilevando terra e parte patrimoniale. Ma come fa un fondo di private equity ad acquisire una tenuta con un costo di 1 milione a ettaro? Ci sono evidenti problemi di valore, senza contare il problema della way out.

Quindi qual è la strada per ridurre la frammentazione e aggregare il mondo del vino?

L’acquisizione di un’azienda di prestigio con 500 o mille ettari può farla solo un industriale. Non certo, ripeto, un fondo di private equity.

Come ha fatto Vittorio Moretti rilevando i 600 ettari di Sella & Mosca, con l’appoggio di Intesa Sanpaolo e di un fondo privato cinese?

Si, esatto: è un caso di acquisizione di tanta terra da parte di un industriale. Ciascuno però può fare le scelte che crede: nello specifico, la Sardegna è un territorio bellissimo, ma difficile per fare il vino. Il global warning non è una favola e colpisce, in particolare, tutto il Sud. Quando si investe va considerato anche questo dato. Tra un po’ la vendemmia la faremo a Ferragosto.

Lo shopping delle cantine nella parte bassa della piramide continuerà?

Ne sono certo. Andrà avanti per parecchio. E vedremo se qualcuno attaccherà le aziende con terra, ma questi non saranno certo i fondi di private equity.

Le più esposte sembrano le aziende medio-piccole, specie dopo lo tsunami del covid.

C’è un problema grande come un grattacielo per le aziende che vogliono competere a livello mondiale ma hanno un fatturato di 5, 10 o 20 milioni.

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L'Autore

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