Alto Adriatico, la moria di vongole lupino mette a rischio l’ecosistema marino e l’economia locale
Le cause sono ambientali, le conseguenze sociali: 106 barche ferme, 300 famiglie senza reddito. Mucillaggini, ipossia e inquinanti, i possibili responsabili.
di Simone Pazzano
Ultima Modifica: 26/02/2026
106 pescherecci fermi, oltre 300 famiglie senza reddito, e un silenzio che dura da oltre quindici mesi. È questa l’aria pesante che si respira nell’Alto Adriatico dall’autunno del 2024, quando qualcosa ha smesso di funzionare nelle acque di quel tratto di Mediterraneo: le vongole lupino — la Chamelea gallina, il nome scientifico — sono praticamente scomparse dai fondali al largo di Chioggia e Venezia. Non si sa ancora esattamente perché. E questa incertezza è, forse, la parte più preoccupante di tutta la storia.
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Qualcosa si è rotto, ma cosa?
A fotografare la situazione è il Marine Stewardship Council (MSC), l’organizzazione internazionale non profit che promuove la pesca sostenibile nei mari di mezzo mondo. Il loro rapporto non lascia spazio a interpretazioni ottimistiche: il collasso della popolazione, iniziato nell’estate del 2024, non mostra segnali di ripresa nonostante gli interventi messi in campo. E i responsabili, con ogni evidenza, non sono i pescatori.
Vale la pena fermarsi su questo punto, perché in storie come queste il riflesso condizionato è spesso quello di cercare chi ha esagerato, chi ha tirato troppo la corda. Non è questo il caso. I monitoraggi scientifici condotti nell’ambito della certificazione MSC – che O.P. Bivalvia Veneto detiene dal 2018, prima realtà in Italia e nel Mediterraneo ad ottenerla per questo tipo di pesca – indicavano una popolazione in buono stato di salute prima del collasso, e livelli di prelievo perfettamente compatibili con una gestione sostenibile. La pesca eccessiva, in questo caso, è esclusa come causa determinante. Il problema viene da altrove.
Fondali senz’ossigeno: le ipotesi ambientali
Le ipotesi al vaglio della comunità scientifica puntano su fattori ambientali: mucillaggini, fenomeni di ipossia e anossia dei fondali – vale a dire carenza o assenza di ossigeno – e presenza di inquinanti. Per una specie che ha bisogno di fondali sabbiosi e ben ossigenati per sopravvivere e riprodursi, uno scenario di questo tipo è semplicemente incompatibile con la vita. I tentativi di rimediare ci sono stati: ossigenazione artificiale dei fondali, rimozione dei gusci, semina di vongole provenienti dal Medio Adriatico. Niente ha funzionato in modo significativo.
Morie occasionali si sono sempre verificate, ma dall’ottobre 2024 le vongole sono praticamente scomparse. Da allora 106 pescherecci, da cui dipende la sussistenza di oltre 300 famiglie, sono fermi. Si tratta di un vero disastro ambientale, che rischia di avere conseguenze gravissime anche per un settore chiave dell’economia veneta.
Norge Tiozzo Netti, presidente di O.P. Bivalvia Veneto
Parole pesanti, che descrivono una crisi reale. Non una flessione stagionale, non un calo da gestire con qualche aggiustamento: un crollo. E dietro quel crollo, lavoratori e famiglie che aspettano con ansia di poter tornare all’opera.
Quando sparisce un filtro naturale
La lettura che MSC dà di questo fenomeno va oltre l’economia, per quanto devastante sia l’impatto sociale. Matilde Vallerani, responsabile del settore pesca per MSC in Italia, inquadra la scomparsa delle vongole come un segnale di qualcosa di più profondo: “Si tratta di un campanello d’allarme che rivela la sofferenza dell’ecosistema. Il Mare Adriatico è particolarmente esposto a inquinamento e agli effetti della crisi climatica. Il venir meno di una specie filtratrice chiave indica un deterioramento profondo della qualità ambientale e mette a rischio la biodiversità bentonica e l’equilibrio dell’intera rete trofica“.
In altre parole, le vongole non sono solo un prodotto della pesca: sono parte di un sistema. Filtrano l’acqua, contribuiscono all’equilibrio chimico e biologico dei fondali, tengono in piedi una catena che coinvolge molte altre specie. Quando spariscono loro, qualcosa si rompe a un livello che va ben oltre il banco del mercato ittico.
Il fatto che l’attività di pesca abbia ottenuto la certificazione secondo lo Standard MSC per la pesca sostenibile attesta la gestione sostenibile ed efficace della risorsa. Tuttavia, a causa dell’inquinamento e del cambiamento climatico, le vongole restano a rischio: per questo è fondamentale rafforzare la ricerca, al fine di comprendere e affrontare le cause alla base del fenomeno, tutelando la specie e la sussistenza di centinaia di famiglie.
Matilde Vallerani, responsabile settore pesca per MSC in Italia
La scelta di sospendere la certificazione
Il dato che più colpisce, forse, è la decisione di O.P. Bivalvia Veneto di autosospendere la propria certificazione MSC nel 2025. Una scelta prevista dal programma MSC per preservare l’integrità e la credibilità del sistema di certificazione in momenti di crisi, senza penalizzare eccessivamente le attività di pesca che hanno dimostrato impegno e conformità nel lungo periodo.
La certificazione secondo lo Standard MSC per la pesca sostenibile attesta che la pesca opera su una popolazione ittica in buono stato di salute, minimizza il proprio impatto sull’ambiente ed è gestita in modo efficace e responsabile. Come previsto dal programma, le attività certificate sono sottoposte a verifiche annuali e a un processo di ricertificazione ogni cinque anni, condotto da enti terzi indipendenti.
Cosa serve adesso: più ricerca
Quello che manca, adesso, è la ricerca. Alessandro Vendramini, presidente dell’Istituto di ricerca Agri.Te.Co, che ha collaborato ai monitoraggi insieme a Co.Ge.Vo e alla Regione Veneto, è diretto: “È necessario attivarsi rapidamente per sostenere la ristrutturazione del comparto della pesca, anche attraverso il ritiro delle imbarcazioni, e il restocking della vongola di mare nei principali areali di pesca del Veneto, e sviluppare nuove forme di pesca sostenibile legata a un’elevata qualità delle produzioni“.
In questo contesto, emerge dunque la necessità di rafforzare le attività di ricerca e monitoraggio scientifico per individuare con precisione le cause alla base di questo collasso. Solo una conoscenza approfondita dei fattori in gioco potrà consentire la definizione di interventi mirati ed efficaci.
Il Mar Adriatico, come ricorda MSC, è particolarmente esposto all’inquinamento e agli effetti della crisi climatica. La storia delle vongole lupino di Chioggia non è solo una storia locale: è uno specchio di quello che accade quando un ecosistema marino viene messo sotto pressione da più fronti contemporaneamente, e nessuna singola causa è abbastanza grande da spiegare tutto da sola. È una storia che parla di interdipendenze, di equilibri fragili, di comunità che anche quando fanno la cosa giusta si trovano ugualmente a pagare il prezzo di qualcosa che non hanno causato.
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