Halloween 2025: l’Italia si scopre terra di “zuccaturismo” tra tradizione e nuove esperienze agrituristiche
Dai "pumpkin patch" alle fattorie didattiche, cresce il fenomeno delle esperienze nei campi di zucche. Un trend che vale oltre 30 milioni di euro e ridisegna il turismo rurale autunnale
di Alessandra Favaro
Ultima Modifica: 30/10/2025
Mentre le vetrine si riempiono di decorazioni arancioni e le città si preparano alla notte più “spaventosa” dell’anno, nelle campagne italiane si sta affermando un fenomeno inatteso, ribattezzato “zuccaturismo“: esperienze che stanno trasformando i campi coltivati a zucca in destinazioni turistiche capaci di attrarre decine di migliaia di visitatori.
A fotografare il fenomeno è un’analisi della Coldiretti diffusa in occasione della festa di Ognissanti, che rivela numeri significativi: l’economia legata alla zucca ha superato per Halloween i 30 milioni di euro, tra produzione, trasformazione e attività agrituristiche, grazie a un raccolto positivo di circa 40mila tonnellate su circa 2000 ettari coltivati.
Indice
Un trend americano che trova radici italiane
Il fenomeno dei “pumpkin patch” – i campi di zucche aperti al pubblico dove è possibile scegliere, intagliare o dipingere il proprio ortaggio – nasce negli Stati Uniti ma sta trovando in Italia una propria identità. Se oltreoceano si tratta di un rituale consolidato delle famiglie americane, nel nostro Paese questa pratica si innesta su una tradizione agricola già radicata e su un tessuto di aziende agrituristiche che hanno saputo cogliere l’opportunità di diversificare l’offerta nel periodo autunnale. Leggi ad esempio la tradizione della zucca lumassa in Veneto
La differenza sostanziale sta nell’approccio: mentre negli Stati Uniti i pumpkin patch sono spesso operazioni commerciali su larga scala, in Italia l’esperienza si integra con la dimensione educativa della fattoria didattica, la valorizzazione delle varietà locali e il racconto del territorio. Non solo un momento ludico, ma un’occasione per avvicinare le famiglie al mondo agricolo e alla stagionalità dei prodotti.
Scopri anche tutti i tipi di zucche
I pumpkin patch da Nord a Sud
Il fenomeno attraversa l’intera penisola con declinazioni diverse a seconda delle caratteristiche territoriali. In Lombardia, cuore produttivo della zucca italiana, le esperienze si moltiplicano: dall’azienda agricola Il Ceraseto di Lodi, con le sue distese di zucche commestibili e ornamentali, alla Valle del Grino di Bergamo che propone percorsi nel bosco per scoprire e decorare le zucche. L’agriturismo Cà Bianca di Castelverde, in provincia di Cremona, ha costruito un intero weekend tematico con laboratori, caccia al tesoro e cena a lume di candela.
Anche il Centro Italia partecipa alla “rivoluzione arancione”: a Camaiore, in provincia di Lucca, l’azienda Zucche di Halloween organizza vere e proprie lezioni di intaglio accompagnate dalla vendita diretta, mentre in Umbria la società agricola Le Radici di Umbertide presenta “Zuccami”, un format che integra giochi a tema e menù autunnali basati sulla valorizzazione del prodotto locale.
Particolarmente interessante è l’esperienza calabrese della Vallata delle Zucche a Saracena, in provincia di Cosenza, nel cuore del Parco del Pollino: qui 8000 zucche di 25 varietà diverse trasformano l’appuntamento di Halloween in un’occasione per raccontare la biodiversità agricola del territorio. Un esempio di come un evento commerciale possa diventare strumento di educazione e tutela varietale.
Non manca nemmeno la creatività di chi ha saputo ibridare tradizione agricola e contesti inaspettati: a Castel Volturno, il Flava Beach propone “Un mare di zucche”, un pumpkin patch vista mare dove i visitatori possono intagliare o decorare la propria zucca in un contesto decisamente fuori dagli schemi.
I mercati Campagna Amica come presidi di cultura materiale
Parallelamente alle esperienze in azienda, i mercati di Campagna Amica diventano luoghi di incontro tra produttori e consumatori anche attraverso iniziative dedicate. A Perugia si intagliano zucche sotto la guida di un artista locale, mentre al Villaggio Coldiretti di Pescara – in programma dal 31 ottobre al 2 novembre – sono previsti laboratori aperti a famiglie e bambini.
Un modo per portare l’esperienza del campo anche in contesti urbani, mantenendo però il contatto diretto con chi coltiva.
Opportunità e interrogativi di un fenomeno in crescita
Lo “zuccaturismo” rappresenta per molte aziende agricole un’importante opportunità di integrazione al reddito, particolarmente significativa in un periodo – quello autunnale – tradizionalmente meno interessato dal turismo rurale rispetto alla primavera e all’estate. Permette inoltre di valorizzare produzioni locali, spesso varietà tradizionali che rischierebbero l’abbandono se non supportate da iniziative di questo tipo.
Tuttavia, come ogni fenomeno in rapida crescita, pone anche alcune questioni. La prima riguarda la sostenibilità dell’evento: molte delle zucche utilizzate per l’intaglio, rischiano di diventare uno spreco se non correttamente compostate o riutilizzate in azienda.
Alcune realtà stanno già sviluppando progetti di recupero, trasformando le zucche intagliate in compost o mangime per animali, ma si tratta di pratiche ancora da consolidare.
Un secondo aspetto riguarda l’autenticità dell’esperienza: come spesso accade con i trend “importati”, esiste il rischio di una commercializzazione eccessiva che svuoti di significato il contatto con il mondo agricolo, trasformando l’azienda in un semplice parco a tema. Le realtà più interessanti sono quelle che riescono a mantenere un equilibrio, facendo dello “zuccaturismo” un’occasione per raccontare il proprio lavoro quotidiano, le varietà coltivate, le tecniche agricole, la stagionalità.
Oltre la festa: la zucca come prodotto di filiera
Al di là del fenomeno Halloween, vale la pena ricordare che la zucca rappresenta una coltura significativa per l’agricoltura italiana, con varietà tradizionali che caratterizzano diversi territori – dalla zucca mantovana alla violina ecc. Una biodiversità che merita di essere valorizzata non solo come elemento decorativo stagionale, ma come ingrediente di qualità della cucina regionale italiana, presente tutto l’anno in preparazioni tradizionali che vanno dai tortelli mantovani ai risotti, dalle zuppe ai dolci.
E ovviamente attenzione a un aspetto fondamentale: le zucche ornamentali, che vendono nei supermercati per decorare case e giardini, sono TOSSICHE, quindi se c’è scritto “zucca ornamentale” ovviamente non vanno mangiate.
Lo “zuccaturismo”, se ben gestito, potrebbe rappresentare proprio questo: non una moda passeggera legata a una festività importata, ma un’occasione per far conoscere a un pubblico più ampio la ricchezza varietale e le potenzialità gastronomiche di un ortaggio troppo spesso relegato a comprimario. L’Italia arancione di questi giorni potrebbe essere il primo passo verso una riscoperta più profonda e duratura.
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