ALMA ricorda Gualtiero Marchesi, rettore della Scuola dal 2004 al 2017, le esequie a Milano - InformaCibo

ALMA ricorda Gualtiero Marchesi, rettore della Scuola dal 2004 al 2017, le esequie a Milano

di Informacibo

Ultima Modifica: 28/12/2017

Il ricordo di ALMA: “Padre nobile della cucina italiana, Gualtiero Marchesi quale rettore ci ha lasciato in eredità insegnamenti, tecniche, pensieri che nel tempo ha affinato e che si sono affermati come elementi distintivi del patrimonio culturale, gastronomico e artistico nazionale”
Venerdì 29 dicembre a Milano si svolgeranno  i funerali di Gualtiero Marchesi. L'ultimo saluto allo chef milanese morto martedì a 87 anni sarà dato alle ore 11 nella chiesa Santa Maria del Suffragio di via Bonvesin de la Riva, che è proprio la strada  dove nel 1977 lo "chef totale" aveva aperto il suo primo ristorante meneghino.
 
Le esequie – si legge in una nota della Fondazione che porta il nome del cuoco – sarà l'occasione per salute "il cuoco, il Maestro e l’uomo di cultura. Uno spirito libero, arguto e coraggioso che con la sua cucina,  basata sulla materia, l’essenzialità e l’eleganza ha rivoluzionato la tradizione diventando un esempio per i futuri cuochi". Marchesi riposerà accanto ad Antonietta e ai suoi cari nel cimitero di San Zenone Po.
La Scuola Internazionale di Cucina Italiana è stata la prima ad esprimere cordoglio per la morte del suo Rettore fino all’ottobre scorso.

Ecco qui sotto il ricordo di tutta la Scuola di Colorno: “Il Maestro ci ha lasciati. ALMA esprime il più profondo cordoglio per la scomparsa di Gualtiero Marchesi, il Rettore che dalla fondazione della Scuola (2004) ha ispirato generazioni di giovani talenti e che ha trasmesso loro la passione per la cucina. ALMA non dimenticherà mai i suoi insegnamenti e il suo pensiero che continuerà a guidare la didattica della Scuola: “L’esempio è la più alta forma di insegnamento”, diceva il Maestro. E noi questo esempio continueremo a seguirlo con tenacia e passione, ricordando le parole che ha speso in occasione dell’apertura del nostro anno accademico:
Cari studenti, cari docenti, cari amici – così inizia l'intervento del Maestro – posso dire, senza esagerare, ma con orgoglio, che se Alma è, lo è anche per merito del sottoscritto. Non so se è stato più un parto o una paternità. Forse le due cose insieme. Mi sento madre e anche padre di questa bellissima scuola. Qui, si viene a imparare le basi del mestiere, ad apprendere le tecniche con cui lavorare per rendere merito e per fare grande la cucina italiana. Si può fare qualcosa di grande solo se si studia sodo e si pratica senza sosta il mestiere…”

Padre nobile della cucina italiana, Gualtiero Marchesi quale rettore ci ha lasciato in eredità insegnamenti, tecniche, pensieri che nel tempo ha affinato e che si sono affermati come elementi distintivi del patrimonio culturale, gastronomico e artistico nazionale.

ALMA in tutte le sue diverse componenti continuerà a seguire quei principi fondanti d’insegnamento, tanto cari al Maestro, e che sono state basi dell’attuale grande cucina italiana.

Milano 26 dicembre 2017. Si è spento oggi a Milano all'età di 87 anni, Gualtiero Marchesi, il Maestro dei Maestri. Era uno degli chef italiani più famosi al mondo, era l’indiscusso Maestro della Cucina Italiana. (la notizia su INformaCIBO)

IL NOSTRO RICORDO
Noi lo vogliamo ricordare con uno Speciale INformaCIBO che gli avevamo dedicato nel 2012 in occasione della Laurea Honoris Causa in Scienze Gastronomiche all’Università di Parma CLICCARE QUI

La mostra fotografica "Gualtiero Marchesi e la Grande Cucina Italiana" al Castello Sforzesco di Milano nel 2010 presentata sul Corriere di Parma di Donato Troiano 

Era un genio, Gualtiero Marchesi. Uno capace di mettere Pollock in un piatto (il celeberrino “dripping di pesce”) era un genio, punto. I suoi piatti hanno fatto la storia della cucina: il riso oro e zafferano, il raviolo aperto, il rosso e il nero. E’ stato un mito, una leggenda. Sempre due passi avanti. Una vitalità da fare invidia, anche passati gli ottanta. Diceva sempre che «l’esempio è la più alta forma di insegnamento»: un cartello incorniciato e appeso in cucina lo ricordava a tutta la brigata. Adorava le citazioni, che adattava alla sua arte: «Mahler diceva che nella partitura c’è tutto, tranne l’essenziale. Straordinario. Lo stesso vale per la cucina». Si definiva kierkegaardiano e garantiva che un piatto, quando è bello, è anche buono, «perché l’estetica comprende l’etica, perciò include il concetto».

Adorava l’arte: e ai capolavori di pittori e scultori che lo colpivano e commuovevano – Fautrier, Warhol, Fontana, Burri – si ispirava per le sue creazioni. Del resto, aveva imparato da Jacques Monod che «le novità si ottengono arrangiando in maniera inedita le cose del passato». Partiva, sempre, da una meticolosa cura della tecnica, che sapeva miscelare come nessuno con la sensibilità per il bello e una robusta dose di creatività. Fedele a un altro motto che amava: «La cucina è di per sé scienza. Sta al cuoco farla diventare arte». [email protected]

Se è vero che il futuro dipende da ognuno di noi, allora il futuro è già.
L’unico modo per intravederne le mosse è di fare un passo indietro.
Nel caso della cucina, un passo indietro fino alle radici dei nostri sapori.
Guardarsi in casa, ricordare, perché un presente senza memoria è pericoloso.
Chi ricorda sa e allora può attualizzare un piatto, renderlo moderno senza tradirne lo spirito.
Non sopporto chi ingolfa le ricette con una quantità inverosimile di ingredienti, possibilmente molto cari.
È chiaro che, rispetto ai bisogni e ai gusti di cinquant’anni fa, andiamo verso una maggiore semplicità da cui dipende l’attrazione dei giovani verso le cucine orientali.
Naturalmente, c’è anche il rovescio della medaglia, quando si scivola dalla semplicità all’omologazione.
Per questo mi interessa conoscere cosa mangiano i giovanissimi, ripartendo da lì, da una diversità spesso negata.
Non esiste, a mio giudizio, una cucina alta o bassa, ma una cucina che, a qualsiasi livello, si divide salomonicamente in cucina buono o cattiva.
Anche un panino sa essere pessimo, oppure dirti qualcosa, al di là dell’immediato soddisfacimento della fame.
Qualche giorno fa, ho visto in via Madonnina, a Milano, una testa scolpita così essenziale che oltre non si poteva andare.
Un esempio di purezza, dove non c’è più margine per modificare. Che bello!
Quando provi questa emozione significa che nella semplicità affiora anche una parte di invisibile.
Significa che il diversamente buono e il diversamente bello hanno, per un attimo, trovato la forma in cui esprimersi.
Per i cuochi, quelli veri, la materia è il fine e il mezzo della loro arte.
Nella materia è già suggerita la composizione.
Penso di essere un buon maestro, visto i risultati ottenuti dai miei discepoli.
Per insegnare non bisogna avere segreti e incontrare qualcuno che si ponga continuamente delle domande.
Intanto, abbiamo gettato le basi di un’Accademia che rappresenterà la parte propulsiva della
Fondazione Gualtiero Marchesi, e in quell’ambito vorrei coinvolgere tutti i miei discepoli.
Una bella compagnia di cervelli, per non parlare dei caratteri.
Gualtiero Marchesi
Intanto sia a Parma che a Milano si stanno già studiando modi per ricordare al meglio una personalità che ha dato tanto a Colorno (Parma), Milano  all'Italia intera.

"Milano dedichi una strada o un luogo pubblico a Gualtiero Marchesi come segno di gratitudine a un grande milanese, ambasciatore positivo e vincente della sua città, della Lombardia e più in generale dell’intero Paese a livello internazionale", questa la richiesta di Nicola Cesare Baldrighi, a nome del consorzio Grana Padano.
"Il nostro appello – ha concluso Baldrighi – è principalmente rivolto all’amministrazione comunale di Milano, città in cui Marchesi è nato e ha aperto il suo primo ‘storico’ ristorante".

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Capo Redattore