Anguria: proprietà, calorie, benefici e come scegliere la più dolce

Cocomero o anguria? E altri misteri irrisolti del frutto più discusso dell’estate

Ricca d'acqua, povera di calorie e fonte di licopene, l'anguria è uno dei frutti più consumati dell'estate. Ecco proprietà nutrizionali, benefici e consigli per scegliere quella più dolce

di Oriana Davini

Ultima Modifica: 25/06/2026

La chiami anguria o cocomero? È davvero solo acqua e zucchero? I semi si possono mangiare? E perché alcune angurie non li hanno? Protagonista dell’estate italiana (ok, insieme ai gelati), regina del Ferragosto e salvagente dissetante nelle giornate di canicola, l’anguria si porta dietro una lunga serie di curiosità e qualche falso mito, a partire dal suo stesso nome.

Dietro la sua fama di frutto dissetante c’è una storia che parte dall’Africa e arriva fino alle nostre campagne, oltre a una serie di curiosità che continuano a far discutere nutrizionisti, agronomi e consumatori. Ecco tutto quello che c’è da sapere sull’anguria, tra proprietà nutrizionali, benefici e varietà.

Anguria o cocomero: sono la stessa cosa?

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Partiamo dal primo dilemma: qual è il nome corretto? La risposta è semplice: dal punto di vista botanico, anguria e cocomero indicano lo stesso frutto. Parliamo di una pianta rampicante (Citrullus lanatus) appartenente alla famiglia delle Cucurbitacee, la stessa di cetrioli, zucchine e meloni.

La differenza è puramente linguistica e geografica. Nel Nord Italia si usa prevalentemente anguria, termine che deriva dal greco angourion. Al Centro-Sud, e in particolare in Toscana e nell’area romana, è più diffuso cocomero, derivato dal latino cucumis, cioè cetriolo. Nessuna differenza botanica, dunque: cambia soltanto il nome, a testimonianza della stratificazione linguistica e culturale italiana, dove anche a tavola si parlano dialetti diversi.

Il falso mito del frutto

Sebbene in cucina venga consumata come un frutto a causa della sua spiccata dolcezza, dal punto di vista botanico l’anguria è una pianta orticola a ciclo annuale il cui frutto è un peponide: un particolare tipo di bacca tipico delle Cucurbitacee, caratterizzato da grandi dimensioni e da una buccia coriacea (detta epicarpo) che protegge la polpa succosa.

Il tipico colore rosso acceso della polpa è determinato dalla presenza del licopene, un pigmento naturale appartenente alla famiglia dei carotenoidi che si trova in alte concentrazioni anche nei pomodori maturi. Il licopene è ampiamente studiato per la sua potente attività antiossidante, fondamentale per contrastare i radicali liberi responsabili dell’invecchiamento cellulare. Una regola empirica generalmente valida: più la polpa è rossa e intensa, maggiore sarà la concentrazione di questo prezioso composto naturale.

Le origini: da dove arriva l’anguria?

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Originaria dell’Africa, l’anguria ha una storia millenaria. Ha attraversato il bacino del Mediterraneo già in epoca antica grazie alle rotte commerciali, per poi diffondersi in tutta Europa e diventare, nei secoli, uno dei frutti più coltivati al mondo.

Oggi l’Italia rappresenta uno dei poli produttivi più importanti a livello europeo, grazie a condizioni pedoclimatiche ideali che ne esaltano le caratteristiche organolettiche, soprattutto in Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto, Puglia, Basilicata e Sicilia.

Dall’Emilia Romagna alla Sicilia: l’anguria in Italia

La raccolta del cocomero inizia generalmente tra maggio e giugno nelle regioni meridionali, per poi proseguire durante tutta l’estate risalendo la Penisola. Tra le aree più vocate figurano Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto, Puglia, Basilicata, Lazio e Sicilia, dove il clima caldo e i terreni ben drenati favoriscono la produzione di frutti ricchi d’acqua e naturalmente dolci.

Prima del boom delle mini-angurie moderne, alcune produzioni italiane erano già diventate celebri per la loro dolcezza:

  • L’Anguria Reggiana IGP: orgoglio dell’Emilia-Romagna, è un frutto storico a polpa rossa, soda e croccante, dal sapore spiccatamente dolce dovuto ai terreni argillosi della pianura reggiana. Rappresenta l’eccellenza della coltivazione tradizionale.
  • Il Cocomero di Pontinia e la tradizione laziale: tipico dell’Agro Pontino, questa varietà si distingue per le dimensioni generose e la sapidità conferita dalla vicinanza del mare.
  • L’Anguria di Gonnosfanadiga: una produzione tradizionale della Sardegna meridionale, celebre per la sua polpa zuccherina e compatta, legata a una storica sagra estiva che ne celebra il valore culturale ed economico.
  • Sugar Baby: piccola, tonda, a polpa rossa intensa, molto diffusa nei mercati rionali.
  • Crimson Sweet: la classica anguria a strisce verde chiaro e verde scuro, la più comune nella GDO.

L’evoluzione del mercato: angurie mini e senza semi

Accanto alle angurie tradizionali di grande pezzatura, negli ultimi anni si sono diffuse le varianti seedless (senza semi) e le versioni midi o baby. Questa evoluzione risponde alle nuove esigenze di consumo di famiglie sempre più piccole o di consumatori che cercano formati comodi da trasportare e facili da riporre in frigorifero:

  • Anguria Perla Nera: si riconosce per la buccia scura, la consistenza croccante e il gusto dolcissimo. E no, non è un organismo geneticamente modificato (OGM) ma il risultato di un processo di ibridazione tradizionale.
  • Anguria Gavina: è un marchio commerciale, non una varietà, che identifica una mini-anguria prodotta in Sardegna, dal peso inferiore ai 2,5 kg, buccia sottile chiara e striata e polpa priva di semi.

La stagione dell’anguria in Italia va indicativamente da giugno a settembre, anche se le prime produzioni nazionali possono arrivare sui banchi già a maggio grazie alle coltivazioni del Sud. Il periodo migliore per acquistarla resta comunque quello compreso tra luglio e agosto, quando la raccolta entra nel vivo e il frutto completa naturalmente la maturazione in campo.

Proprietà nutrizionali dell’anguria: perché è così dissetante?

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La risposta è semplice: è composta per oltre il 92% da acqua, caratteristica che la rende un alimento particolarmente idratante. 

Accanto all’acqua troviamo un profilo nutrizionale leggero ma prezioso perché contiene:

  • vitamina C, che sostiene il normale funzionamento del sistema immunitario;
  • vitamina A, presente sotto forma di carotenoidi;
  • potassio e magnesio, utili per reintegrare parte dei sali minerali persi con la sudorazione;
  • licopene, il pigmento responsabile del colore rosso della polpa, noto per la sua azione antiossidante;
  • citrullina, un amminoacido presente soprattutto nella parte bianca vicino alla buccia, studiato per il suo possibile ruolo nel benessere cardiovascolare.

Naturalmente nessun alimento, da solo, è in grado di garantire benefici specifici per la salute: è l’insieme di un’alimentazione varia ed equilibrata a fare la differenza.

Quante calorie ha l’anguria?

Uno dei motivi del successo dell’anguria è il suo basso apporto calorico: 100 grammi di polpa apportano circa 30 calorie, una quantità inferiore rispetto a molti altri frutti estivi.

Questo non significa che si possa mangiarne senza limiti. Una fetta abbondante può facilmente superare i 300 grammi e apportare una quantità significativa di zuccheri naturali. Come sempre, è la porzione a fare la differenza.

Come si riconosce un’anguria dolce?

Quando ci si trova davanti al banco dell’ortofrutta, esistono alcuni trucchi visivi e tattili per capire se il frutto è pronto e zuccherino.

La macchia gialla presente sulla buccia indica il punto in cui il frutto è rimasto appoggiato al terreno durante la maturazione. Se il colore è intenso, significa generalmente che l’anguria ha avuto il tempo di maturare correttamente al sole. Se è bianca o verdastra, il frutto è stato colto troppo presto.

Anche il peso è un buon indicatore: a parità di dimensioni, un’anguria più pesante tende a essere più ricca d’acqua. Infine, molti osservano il peduncolo, che dovrebbe apparire secco e non verde brillante.

Come tagliare e servire l’anguria

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L’anguria è generosa anche nella presentazione: si presta a tagli diversi a seconda del contesto, dal più informale al più scenografico.

A fette triangolari: il taglio classico per eccellenza. Si taglia l’anguria a metà nel senso della lunghezza, poi ogni metà in quarti, poi ogni quarto in triangoli. Immediato, familiare, irresistibile.

A cubetti: ideale per insalate di frutta, macedonie o per servire l’anguria a tavola senza buccia. Si taglia prima a fette spesse, poi si eliminano i bordi con la buccia, e si procede a cubetti regolari.

A palline (con lo scavino): con lo scavino per melone, detto anche parisienne o melon baller, si ottengono sfere perfette, eleganti per buffet e presentazioni formali. Richiede un po’ di pratica ma il risultato è scenografico.

Per il buffet: una tecnica molto apprezzata consiste nello svuotare metà anguria a palline o cubetti, utilizzare la buccia come contenitore naturale e riempirla con la frutta tagliata, eventualmente mista ad altra frutta estiva. Un centro tavola commestibile e di grande effetto.

Abbinamenti

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L’anguria si sposa magnificamente con ingredienti sapidi. Provala in un’insalata estiva con feta greca, menta fresca, un filo d’olio extravergine e olive nere, oppure accostata a fette di prosciutto crudo artigianale in sostituzione del classico melone.

In Sicilia, la tradizione dolciaria celebra questo ortaggio attraverso il celebre gelo di mellone (o gelu di muluni): un dolce al cucchiaio tipico delle feste di Santa Rosalia a Palermo, preparato addensando il succo del cocomero con amido di mais e arricchendolo con gocce di cioccolato fondente (a simulare i semi) e fiori di gelsomino.

I semi dell’anguria si possono mangiare?

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Sì. Contrariamente a quanto si crede, i semi dell’anguria non sono tossici e non provocano problemi particolari se ingeriti accidentalmente.

In diversi Paesi vengono addirittura consumati tostati come snack. Contengono proteine, fibre, grassi insaturi e alcuni minerali. La quantità che ingeriamo mangiando una fetta di anguria è generalmente minima, ma non esiste alcun motivo per allarmarsi se qualche seme finisce nello stomaco.

Esistono anche le anguria senza semi che, contrariamente a quel che si pensa, non sono organismi geneticamente modificati. Le varietà senza semi vengono ottenute attraverso tecniche di incrocio tra piante con caratteristiche genetiche differenti. Il risultato è un frutto che sviluppa una polpa quasi priva di semi maturi, mantenendo però tutte le caratteristiche dell’anguria tradizionale.

Perché ci piace così tanto?

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Forse perché racchiude alcune delle caratteristiche che cerchiamo maggiormente in estate: freschezza, dolcezza, leggerezza e praticità. È uno dei pochi frutti che riesce a mettere d’accordo grandi e piccoli e che continua a essere protagonista delle tavole italiane nonostante l’arrivo di nuove varietà esotiche e tendenze alimentari.

Che la si chiami anguria o cocomero, una fetta di polpa rossa ben fredda fa immediatamente estate italiana.

Identikit dell’anguria

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Qual è la differenza tra anguria e cocomero?

Nessuna. Sono due nomi diversi per indicare lo stesso frutto.

Quante calorie ha l’anguria?

Circa 30 calorie ogni 100 grammi di parte edibile.

I semi dell’anguria fanno male?

No, possono essere mangiati senza problemi.

Quando è la stagione dell’anguria?

In Italia la stagione va generalmente da giugno a settembre.

L’anguria contiene molte vitamine?

Contiene soprattutto vitamina C, vitamina A sotto forma di carotenoidi e composti antiossidanti come il licopene.

 

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L'Autore

giornalista

Giornalista specializzata in turismo e itinerari enogastronomici