Bankitalia: il turismo, potenziale ancora inespresso

I dati del convegno "Turismo in Italia. Numeri e potenziale di sviluppo" al Centro Carlo Azeglio Ciampi

di Donato Troiano

Ultima Modifica: 12/12/2018

Dal 10 al 12 febbraio 2019 torna a Milano la Bit, Borsa Internazionale del Turismo, storica manifestazione organizzata da Fiera Milano che dal 1980 porta nel capoluogo lombardo operatori turistici e viaggiatori da tutto il mondo. In attesa di questo appuntamento la “forza” del turismo viene messa sotto i riflettori proprio in un periodo, quello di fine anno, in cui la “spesa turistica” aumenta in molte regioni d’Italia.

Qual è lo stato di salute del turismo italiano?

Il turismo è ancora al di sotto delle sue potenzialità. Per un ulteriore sviluppo, il nostro Paese ha bisogno di destagionalizzare l’offerta turistica e delocalizzarla rispetto alle mete più gettonate. A certificare la forza non totalmente utilizzata del turismo italiano però stavolta non sono studi o indagini di operatori o associazioni del settore, ma il corposo studio, durato oltre due anni, della Banca d’ItaliaTurismo in Italia. Numeri e potenziale di sviluppo” presentato al Centro Carlo Azeglio Ciampi a Roma.

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“Il turismo genera oltre il 5% del pil e circa il 6% dell’occupazione totale. Ad esso è riconducibile il 40% delle esportazioni di servizi; il suo saldo con l’estero è strutturalmente in avanzo ed è pari a quasi un punto di Pil e a circa un terzo dell’avanzo commerciale complessivo dell’Italia” spiega Fabio Panetta, vicedirettore generale della Banca d’Italia alla presentazione, sottolineando come un settore così importante per l’economia sia spesso trascurato. “Ma dobbiamo chiederci – aggiunge Panetta- se stiamo valorizzando al meglio questa ricchezza naturale, quali siano i possibili margini di miglioramento e quali gli strumenti idonei a cogliere le opportunità disponibili”.

Dal 2011 le entrate turistiche internazionali sono tornate a crescere

Le bellezze turistiche della Liguria

Nell’ultimo ventennio la quota dell’Italia sulla spesa turistica mondiale ha subito un calo, che non dipende unicamente dall’affermazione di nuove destinazioni ed è stato più intenso per il nostro paese che per i principali concorrenti europei. Solo dal 2011 le entrate turistiche internazionali sono tornate a crescere a ritmi sostenuti, di oltre il 30% fino al 2017. Si può stimare che se nel periodo 1999-2017 la spesa dei turisti stranieri nel nostro Paese fosse cresciuta quanto la domanda potenziale, il pil italiano sarebbe oggi più elevato di 0,8 punti percentuali.

Il settore presenta poi ancora una forte stagionalità: è necessario invece ridurre la concentrazione dei flussi nei mesi estivi. Si tratta di un problema che può essere attenuato espandendo l’offerta di soggiorni con motivazioni culturali e di breve durata, anche al di fuori dell’alta stagione. Progressi possono essere conseguiti sviluppando segmenti quali il turismo congressuale e fieristico.

Mezzogiorno: nel Sud finisce solo il 15 per cento della spesa dei turisti stranieri in Italia

La valorizzazione dei territori, infine, richiede servizi di trasporto efficienti, in grado di collegare i principali punti di accesso al Paese. Tuttavia, vaste aree dell’Italia non traggono beneficio quanto potrebbero dai movimenti turistici internazionali. È questo il caso soprattutto del Mezzogiorno.

Nelle regioni meridionali – ha sottolineato Panetta – sono ubicati oltre la metà dei siti archeologici italiani, un quarto dei musei, quasi l’80 per cento delle coste e i tre quarti del territorio destinato a parchi nazionali. Ciò nonostante, il Sud e le Isole attraggono solo il 15 per cento della spesa totale dei turisti stranieri in Italia. Anche dopo i progressi degli ultimi anni, gli spazi per valorizzare le risorse paesaggistiche, artistiche e culturali del Mezzogiorno rimangono molto ampi. Per di più, il rapporto mostra che le aree in ritardo e con il minor livello di utilizzo delle risorse umane sono quelle in cui sarebbero maggiori i vantaggi di un aumento dei ricavi turistici”.

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