Beverage, primi dati e riflessioni dopo la riapertura - InformaCibo

Beverage, primi dati e riflessioni dopo la riapertura

di Simone Pazzano

Ultima Modifica: 07/07/2020

Dopo la riapertura di bar, ristoranti e locali il mondo del “fuori casa”, tra i più colpiti dalle conseguenze della pandemia, si confronta ora con una realtà molto diversa rispetto a quella precedente al lockdown. Tra i protagonisti del settore, un anello di congiunzione fondamentale tra aziende e canali di vendita è rappresentato dai distributori di bevande. Facciamo quindi il punto della situazione su questa realtà insieme a Lucio Roncoroni, direttore del consorzio CDA, che con i suoi 90 soci è leader nel settore della distribuzione beverage.

Lucio Roncoroni direttore consorzio CDA
Lucio Roncoroni, direttore CDA

Volendo essere oltremodo schematico i primi sei mesi dell’anno si possono suddividere in tre macro periodi: gennaio/febbraio, marzo/aprile, maggio/giugno. Sarebbe meglio dire: prima del covid-19, durante (lock down) e dopo (la ripartenza). Se sul prima e sul durante c’è poco da aggiungere a quello che già si conosce, sulla ripartenza, ma soprattutto sui prossimi mesi la cosa si fa un po’ più complicata“, spiega il direttore del Consorzio CDA.

Questo perché la distribuzione all’ingrosso di bevande è passata infatti in breve tempo dall’entusiasmo di un mercato dei consumi «fuori casa» negli ultimi anni in grande crescita a un periodo di fermo totale, che implica quindi un futuro incerto. L’entusiasmo del prima è stato spazzato via dallo stop delle attività e Lucio Roncoroni tiene a sottolineare come la professionalità del grossista “abbia vissuto sulla propria pelle e in maniera diretta il fermo completo della propria attività, con conseguenze imprenditoriali che possiamo immaginare“.

Il direttore di CDA precisa poi che per comprendere come il settore si riprenderà dallo “tsunami” Coronavirus saranno determinati i prossimi mesi e il prossimo anno almeno.

Beverage, i primi dati post-Covid

Questi i dati che fotografano la situazione del mercato del beverage in Italia, tra lockdown e prime settimane di riapertura. La fonte di quest’analisi sono i numeri condivisi dal consorzio CDA, che lavora con oltre 83.000 pubblici esercizi di tutta Italia, coprendo da solo circa il 20% di tutto il mercato.

  • Andamento 2020 per canale di vendita: trend % a valore e a volumi

 

  • Andamento 2020 per canale di vendita e aree geografiche

  • Andamento 2020 per categorie merceologiche

Ripartenza sì, ma con cautela

La ripartenza è stata certamente una buona notizia, ma si porta dietro problematiche che obbligano a essere cauti. Bisogna pensare infatti che la riapertura dei locali pubblici è stata solo parziale e che i posti all’interno dei locali sono drasticamente diminuiti a causa delle misure di distanziamento. Inoltre le occasioni di consumo sono cambiate, complici anche le ridotte possibilità di spesa, e i flussi turistici hanno subito un calo notevole. Difficoltà a cui si aggiungono i problemi strettamente legati all’attività dei distributori di bevande e che riguardano marginalità, logistica, gestione del credito, produzione e forza lavoro.

“Tutte queste considerazioni – spiega Roncoroni – impatteranno sulla gestione dell’azienda. Ma non ora. Prevediamo che gli effetti di quanto appena elencato si vedranno nei numeri di bilancio alla fine dell’anno. Sarà quello il momento «critico» nel quale si tireranno le somme. Queste «somme» saranno fondamentali per capire se e come affrontare il prossimo 2021”.

I temi per il futuro

Ci sono poi alcuni temi che secondo il direttore del consorzio CDA dovranno essere considerati in tutta la loro importanza. Questioni che in ottica futura non sarà possibile rimandare o ridimensionare. “Tale situazione – sottolinea Roncoroni – ha portato allo scoperto alcuni temi a cui non si era mai dato importanza e che, se pur da sempre presenti, non ricevevano la giusta attenzione. Complice in questo, un mercato in continua crescita. Ci ha pensato la pandemia ha renderli invece più importanti e attuali“. Queste le tematiche indicate dal direttore di CDA:

  • Digitalizzazione

“Il mondo dell’ingrosso è molto indietro rispetto al tema. Le sfide del futuro si giocheranno anche e soprattutto sulla capacità di affrontare l’argomento e sulla velocità con cui si dovranno modernizzare le aziende in questo senso”.

  • Sostenibilità

 “Il tema è vasto e variegato, ma risparmio energetico, mezzi per le consegne elettrici, problema della plastica e più in generale adeguamento delle strutture alle normative europee saranno uno dei grandi argomenti da affrontare”.

  • Comunicazione

“Per non essere ‘invisibili’ dobbiamo investire in una comunicazione a più livelli. Saper innanzitutto strutturare piani di comunicazione aziendali che attraverso gli strumenti che la tecnologia attuale ci mette a disposizione portino le aziende a un livello di notorietà commisurato alla loro importanza sociale e economica”.

  • Credito

“La gestione del credito deve partire dalla consapevolezza che il problema del credito non è riconducibile a responsabilità di un’area specifica dell’azienda. Tutte le aree aziendali hanno responsabilità dirette nella gestione del problema, a diversi livelli e con diverse forme di intervento. Il tema del credito è da sempre stato enfatizzato molto di più di quanto sia stato gestito nei modi e nelle forme che qualsiasi consulente esperto sull’argomento raccomanderebbe”.

  • Formazione

“Il processo di formazione non può arrestarsi, si deve evolvere rispetto alle nuove esigenze, attuali e future. Anche la formazione deve essere ripensata nei contenuti e nelle modalità di erogazione”.

Ragionare come un comunità

Dare indicazioni riguardo al futuro è praticamente impossibile, ma di una cosa Lucio Roncoroni è sicuro: la ricetta migliore per affrontare questo scenario complesso ha un’ingrediente principale, il senso di comunità. Quel concetto di unione che fa la forza, che può apparire scontato, ma in realtà è fondamentale.

“La comunità è un luogo dove l’esperienza viene messa a fattor comune, condivisa, resa pubblica perché questo porta al raggiungimento degli obiettivi del gruppo. La comunità è un luogo dove l’incertezza, le preoccupazioni, le paure assumono forme differenti e dove il “vivere in comune” e l’affrontare le avversità in comune rendono più sopportabili i problemi e la loro possibilità di essere non solo affrontati ma anche risolti, proprio perché condivisi. Questo vale per il consorzio C.D.A. in quanto “comunità”, e in quanto rappresentanti di quel mondo imprenditoriale dove i singoli associati sono i veri riferimenti “molecolari” e “operosi” all’interno del mercato di riferimento. Lo abbiamo sperimentato nel passato, lo stiamo condividendo anche ora”.

Sarebbe quindi un errore vivere queste difficoltà in maniera individuale e pensare di poterne uscire da soli.

“Il rischio che oggi si corre, in questo clima di incertezza generale è che ognuno di noi, come singolo imprenditore, sia quello di consumare la propria ansia da soli, vivendola come un problema individuale, il risultato di vittorie e fallimenti personali e una sfida alle doti e capacità individuali. Se oltre a ragionare come singoli non impariamo a ragionare in gruppo, le strategie che adotteremo per affrontare il futuro avranno ben poche speranze di sortire gli effetti desiderati”.

Un discorso che tiene a sottolineare come ogni singolo imprenditore abbia nel proprio territorio un ruolo non solo economico ma anche sociale e obblighi verso la comunità rappresentata dalla propria clientela. Così come un’organizzazione consortile ha uno scopo sociale verso i suoi associati. “Dobbiamo creare una nuova “cassetta degli attrezzi” per aiutare le imprese che hanno scelto di far parte di un consorzio, perché quella vecchia non serve più“, conclude Roncoroni.

 

 

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L'Autore

Giornalista

Giornalista e digital strategist per ViaBagutta Comunicazione. Scrivo di food & beverage per testate di settore come Informacibo.it e Osserva Beverage de La Repubblica. Curo "Onde", una newsletter dedicata ai temi della comunicazione e "Blu Mediterraneo", community per gli amanti del mare.