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Incrocio Manzoni e Bellussera, la viticoltura dalle tradizioni antiche di Ca’ di Rajo

di Simone Pazzano

Ultima Modifica: 19/05/2021

Vitigni autoctoni frutto del lavoro di un illuminato professore veneto e un antico sistema di allevamento della vite che rischia l’estinzione. Sono due dei patrimoni tutelati e valorizzati dal lavoro di Ca’ di Rajo, cantina trevigiana che produce vini da Incroci Manzoni e con il metodo della Bellussera.

I vitigni: gli incroci del professor Manzoni

Nei primi anni del Novecento, il professor Luigi Manzoni fu il pioniere di una serie di esperimenti che avevano l’obiettivo di individuare nuove varietà di uve da tavola e, successivamente, da vino. Attraverso la creazione di nuovi vitigni, lo studioso originario di Agordo (Belluno) voleva ottenere infatti un miglioramento genetico della vite. Questo per far fronte anche alle epidemie devastatrici che colpirono i vigneti negli ultimi anni dell’Ottocento.

Il metodo di Luigi Manzoni prevedeva il miglioramento genetico mediante l’incrocio di più varietà e le sperimentazioni si svolsero presso la Scuola Enologica di Conegliano. In seguito a due serie di combinazioni, gli Incroci Manzoni iscritti al Registro Nazionale delle varietà di vite sono: Manzoni Bianco, Manzoni Moscato, Manzoni Rosa, Incrocio Manzoni 2.14, Incrocio Manzoni 2.15, Incrocio Manzoni 2.3. Varietà autoctone venete che nel tempo si sono estese anche a tutto il territorio italiano.

Incroci Manzoni e Bellussera, due patrimoni che s’incontrano in Ca’ di Rajo

A San Polo di Piave, in provincia di Treviso, c’è chi produce vini da questi vitigni preservando allo stesso tempo un’antica forma di allevamento storica per la viticoltura italiana. Stiamo parlando dell’azienda Ca’ di Rajo e del metodo della Bellussera.

La cantina – guidata da Simone, Alessio e Fabio Cecchetto, nipoti del fondatore Marino Cecchetto – è impegnata infatti da tempo a salvaguardare le Bellussere, metodo di allevamento della vite basato su un sistema a raggi, messo a punto dai fratelli Bellussi alla fine dell’Ottocento.

I giovani titolari di Ca’ di Rajo hanno scelto di “combattere” la stessa battaglia del nonno in difesa di un metodo di allevamento tipico di quest’area di risorgiva che si snoda lungo le terre del fiume Piave. La volontà di non sradicare viti di oltre 70 anni, nonostante l’impossibilità di meccanizzarne le operazioni di potatura e vendemmia, ne è la testimonianza pratica.

Tutto ciò nonostante conservare 15 ettari di Bellussera, forma di impianto che rischia l’estinzione, non sia semplice. La viticoltura in questo vigneto si può condurre esclusivamente a mano: la vendemmia si compie a circa 3 metri da terra, sotto le viti disposte a raggiera e lo stesso vale per la potatura. Le operazioni di raccolta delle uve si svolgono grazie a un rimorchio e a un pianale che consentono di raggiungere l’altezza necessaria. La Bellussera, infatti, prevede un sesto di impianto ampio dove pali in legno di circa 4 metri di altezza sono tra loro collegati da fili di ferro disposti a raggi. Ogni palo sostiene 4 viti, alzate circa 2.50 metri da terra, da ciascuna delle quali si formano dei cordoni permanenti che vengono fatti sviluppare inclinati verso l’alto e in diagonale rispetto all’interfilare, formando una raggiera.

metodo bellussera

“Le Bellussere sono un patrimonio storico da custodire su cui si fonda la memoria della nostra identità e la tipicità di un territorio. Da questi vigneti siamo partiti per costruire la grandezza del nostro futuro”.

Simone Cecchetto, titolare Ca’ di Rajo

Nei 15 ettari a Bellussera, la cantina trevigiana coltiva le varietà Manzoni Bianco, Raboso, Glera, Chardonnay, Pinot Bianco, Sauvignon, Verduzzo, Merlot. A queste si aggiungono il Manzoni Rosa, autoctono ormai raro, da cui la cantina di San Polo di Piave produce uno spumante Extra Dry Millesimato e la Marzemina Bianca da cui nasce lo spumante Brut.

I vini: i Manzoni firmati Ca’ di Rajo

Nina Manzoni Bianco – Doc Piave

Nina Manzoni Bianco

Nina è uno dei due Incrocio Manzoni prodotti dall’azienda. Il vitigno è Incrocio Manzoni 6.03.13 che deriva da un incrocio dei vitigni Pinot Bianco e Riesling Renano messo a punto negli anni ’30 dal professor Manzoni.

L’uva viene lasciata surmaturare in pianta: ciò favorisce una naturale concentrazione e un’evoluzione degli aromi capace di dare vita a un vino di maggior struttura e complessità. Per esaltare le caratteristiche proprie del vitigno si è intrapresa la strada della vinificazione in acciaio a temperatura controllata seguita da un lungo periodo di maturazione a contatto con le fecce nobili.

Manzoni Rosa Millesimato Extra Dry

Manzoni Rosa Ca di Rajo

Con il Manzoni Rosa, autoctono oramai quasi introvabile e incrocio tra Traminer e Trebbiano, la cantina trevigiana propone un rosé speciale. Un Millesimato Extra Dry delicato e raffinato, con note fragranti di frutti di bosco, agrumi, rosa passita e albicocca matura.

Si tratta di un vino che si presenta strutturato con un’ottima armonia tra acidità e zuccheri, è sapido, asciutto e vellutato con sentori di frutti di bosco. Il suo retrogusto è armonico e persistente.

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L'Autore

Giornalista

Curioso prima di tutto, poi giornalista. E questa curiosità della vita non poteva che portarmi ad amare i viaggi e il cibo in ogni forma. Fotocamera e taccuino alla mano, amo imbattermi in storie nuove da raccontare.