Dai semi di finocchio alle api: il progetto della Finocchiona IGP

Dai semi di finocchio alle api: il progetto della Finocchiona IGP per la biodiversità

Alveari intelligenti, oasi fiorite e impollinatori selvatici: così il Consorzio tutela la biodiversità in Toscana

di Oriana Davini

Ultima Modifica: 17/06/2026

Che cosa c’entrano le api con un salume? Apparentemente poco. Eppure è proprio da questo incontro insolito che nasce uno dei progetti di sostenibilità più concreti sviluppati negli ultimi anni nel mondo delle produzioni certificate italiane.

A promuoverlo è il Consorzio di tutela della Finocchiona IGP, che dal 2021 ha avviato in Toscana un percorso dedicato alla tutela degli impollinatori e della biodiversità. Un progetto nato quasi per caso, osservando più da vicino uno degli ingredienti che caratterizzano questo storico salume: il finocchio.

Tutto parte dal finocchio

Finocchiona

La Finocchiona IGP deve il suo nome proprio ai semi di finocchio, utilizzati da secoli per aromatizzare l’impasto. Le origini della ricetta affondano nel Medioevo, quando il pepe era costoso e difficile da reperire, mentre il finocchio cresceva spontaneamente sulle colline toscane. Una scelta dettata dalla necessità che, nel tempo, è diventata uno degli elementi distintivi del prodotto.

Ancora oggi il disciplinare di produzione prevede obbligatoriamente l’impiego di semi o fiori di finocchio. Da qui è nata una riflessione semplice: se il finocchio rappresenta una componente essenziale della Finocchiona IGP, perché non contribuire alla tutela dell’ecosistema che ne permette la crescita?

“La natura ci ha fatto scoprire questa possibilità e noi abbiamo voluto restituire qualcosa al territorio”, spiega Francesco Seghi, direttore del Consorzio di tutela della Finocchiona IGP.

Quanto ne sai sul finocchietto selvatico?

Le Polly House e gli alveari intelligenti

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Una delle Polly House installate

Il progetto prende forma nel 2021 nelle campagne toscane con l’installazione delle Polly House, rifugi in legno destinati alle api bottinatrici e agli altri impollinatori selvatici attratti dalla fioritura del finocchietto.

Queste strutture non svolgono soltanto una funzione di supporto alla biodiversità. Grazie al polline raccolto dalle api è infatti possibile monitorare lo stato di salute del territorio e rilevare l’eventuale presenza di residui o contaminanti ambientali. Le Polly House, insomma, sono diventate una sorta di sentinella naturale degli ecosistemi agricoli.

Negli anni successivi il progetto è stato ampliato con l’introduzione di alveari dotati di sensori tecnologici in grado di monitorare in tempo reale diversi parametri della colonia, tra cui peso, temperatura, condizioni climatiche e frequenza sonora prodotta dal battito delle ali. Dati che consentono all’apicoltore di verificare costantemente lo stato di salute delle api e intervenire rapidamente in caso di necessità.

Come costruire una bomba di fiori per aiutare le api

Un beneficio condiviso con il territorio

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L’obiettivo non è soltanto favorire la coltivazione del finocchio. Le api, infatti, si spostano fino a diversi chilometri dall’alveare, contribuendo all’impollinazione di colture agricole, piante spontanee e habitat naturali presenti nell’area circostante. “Prendendoci cura delle api, ci prendiamo cura anche di tutto il territorio, un aiuto alla biodiversità”.  

La loro presenza rappresenta uno degli indicatori più affidabili della qualità ambientale di un territorio. Per questo il Consorzio ha scelto di concentrare una parte delle proprie attività proprio sulla tutela degli impollinatori, considerati essenziali per il mantenimento della biodiversità locale.

L’Oasi della Finocchiona

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Il progetto ha compiuto un ulteriore passo avanti con la nascita dell’Oasi della Finocchiona, avviata nel 2024 e ulteriormente sviluppata nel corso del 2025 nei terreni destinati alla coltivazione del finocchio.

L’idea è semplice: creare un ambiente favorevole agli impollinatori durante tutto l’anno, anche nei periodi in cui il finocchietto non è in fioritura. Per questo sono stati piantati alberi e arbusti nettariferi come tigli, meli, biancospini, prugnoli, alloro, rosmarino, salvia e lavanda, selezionati per garantire fioriture distribuite lungo le diverse stagioni.

Secondo Seghi, l’iniziativa ha già prodotto risultati concreti. “Nel 2025 sono stati prodotti circa 20 chilogrammi di miele“, racconta il direttore del Consorzio, sottolineando come la produzione non rappresenti l’obiettivo principale del progetto, ma una conseguenza positiva della buona salute delle colonie.

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L’approccio del Consorzio alla sostenibilità non si limita agli impollinatori. Tra le iniziative più recenti figurano anche interventi di lotta biologica a supporto delle coltivazioni. “Abbiamo appena liberato circa 500 coccinelle nelle coltivazioni”, spiega Seghi. Questi insetti sono infatti predatori naturali degli afidi, parassiti che possono compromettere la crescita delle piante di finocchio e ostacolarne la fioritura.

Una soluzione naturale che consente di intervenire sul problema senza ricorrere a trattamenti più invasivi, rafforzando ulteriormente il legame tra tutela ambientale e attività agricola.

Sensori, satelliti e intelligenza artificiale per misurare l’impatto

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Uno degli aspetti più innovativi del progetto riguarda il monitoraggio scientifico dei risultati ottenuti. La collaborazione con 3Bee ha permesso di integrare tecnologie avanzate per la raccolta e l’analisi dei dati ambientali. Dal 2025 il monitoraggio viene effettuato attraverso il protocollo Element-E, che combina dati satellitari dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), algoritmi di intelligenza artificiale e rilevazioni sul campo.

Accanto agli alveari intelligenti sono stati installati anche dispositivi acustici in grado di registrare il passaggio degli impollinatori attraverso il loro caratteristico ronzio. Questi strumenti consentono di stimare la presenza di api, bombi e altri insetti utili e di seguire nel tempo l’evoluzione della biodiversità nell’area.

Secondo quanto riferito dal Consorzio, le rilevazioni effettuate negli ultimi anni mostrano segnali incoraggianti, con un miglioramento degli indicatori legati alla disponibilità di risorse nettarifere e alla capacità del territorio di offrire habitat favorevoli agli impollinatori.

Il percorso non si ferma qui. Il Consorzio intende ampliare ulteriormente le aree dedicate alla biodiversità e coinvolgere nuovi partner, continuando a sviluppare attività di monitoraggio, tutela e divulgazione. Tra gli obiettivi futuri c’è anche quello di aprire il progetto a scuole, università e cittadini, trasformandolo in un’occasione per raccontare in modo concreto che cosa significhi oggi fare sostenibilità in agricoltura.

Perché, come osserva Seghi, anche un gesto apparentemente semplice può avere un impatto significativo: “Anche un fiore sul balcone ha un significato grandissimo”.

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L'Autore

giornalista

Giornalista specializzata in turismo e itinerari enogastronomici