Dop e Igp: la mappa delle tipicità in Italia si espande - InformaCibo

Dop e Igp: la mappa delle tipicità in Italia si espande

I dati emersi dall'ultimo report Istat sui prodotti Dop, Igp ed Stg. Aumentano produttori e specialità, ma le quote rosa restano ancora esigue

di Alessandra Favaro

Ultima Modifica: 04/12/2018

Aumentano i prodotti certificati Dop, Igp e Stg in Italia, che rimane al primo posto sul podio per tipicità riconosciute dall’Europa.  Ma diminuiscono le quote rosa tra i produttori, soprattutto nei settori dove è difficile conciliare necessità lavorative e familiari. Al 29 ottobre 2018 i riconoscimenti Dop Igp e Stg conseguiti dall’Italia salgono a quota 299.

E’ quanto emerge dall’ultimo rapporto Istat sui prodotti Dop, Igt ed Stg. Le tipicità insomma si rafforzano come settore significativo del comparto agroalimentare italiano e fattore di competitività delle realtà agricole locali. Pur conservando caratteristiche delle specialità di nicchia, il settore dei prodotti di qualità diventa “grande”, con aumento delle produzioni e soprattutto per quanto riguarda la superficie utilizzata.

Complessivamente, fra il 2007 e il 2017 si registra un rilevante incremento del numero di specialità riconosciute e di quelle attive, con tassi di crescita elevati soprattutto nel triennio 2009-2011. In quei dieci anni, le specialità Dop, Igp e Stg riconosciute dall’Ue sono lievitate da 166 a 295 e i prodotti attivi da 161 a 285. 

Poche le donne tra i produttori

I produttori si trovano soprattutto in montagna e collina: oltre i tre quarti (76,5%) del totale. Calano le donne però tra i produttori: scendono dal 20,1% del 2016 al 16,2% (-2.798); viceversa, gli uomini salgono dal 79,9% all’83,8% (+4.203). Nei principali settori zootecnici la presenza in termini percentuali delle produttrici è ancora più bassa: 16,9% in quello delle Carni fresche, 3,3% in quello dei Formaggi e 2,5% nel settore delle Preparazioni di carni. La presenza femminile risulta più consistente invece nell’area dei vegetali, in particolare degli Oli extravergine (31,7%) e degli Ortofrutticoli e cereali (18,2%). Viene quindi confermata la difficoltà delle donne a inserirsi nei settori zootecnici in cui è più difficile conciliare produzione, rapporto con il mercato ed esigenze familiari.

Dove sono i produttori

Pur essendo presenti su tutto il territorio nazionale, i produttori risultano fortemente concentrati in alcune aree; oltre la metà (50,9%) è localizzata in tre regioni: Sardegna, Toscana, e Trentino-Alto Adige, con un peso pari, rispettivamente, a 20,5%, 16,1% e a 14,3% del totale nazionale. Tali concentrazioni dipendono dall’esistenza di produzioni regionali di pregio molto diffuse e attive da prima del conseguimento dei rispettivi riconoscimenti Dop e Igp. Lombardia, Sicilia ed Emilia-Romagna comprendono il 18,5% dei produttori mentre il restante 30,6% è distribuito nelle rimanenti 14 regioni. In particolare, in Trentino-Alto Adige prevale nettamente il settore frutticolo, in Toscana l’olivicolo e in Sardegna il lattiero-caseario.

Dove sono i trasformatori

Circa la metà dei trasformatori (48%) opera in quattro regioni del Centro-nord: Emilia-Romagna (18,6%), Toscana (16%), Veneto (7,4%) e Lombardia (6%). In Emilia-Romagna e Lombardia prevalgono i trasformatori di prosciutti e insaccati (macellatori, elaboratori e porzionatori), in Toscana gli operatori oleari (molitori e imbottigliatori) e in Veneto i confezionatori ortofrutticoli. A livello regionale, i maggiori incrementi si segnalano in Sicilia (+750 produttori, +21%; +8,3 mila ettari, +36,2%; trasformatori +106, +22,4% e impianti di trasformazione +193, +32,7%) Puglia (+465 produttori, +14,4%; +8,7mila ettari, +26,4%), Emilia-Romagna (+11mila ettari; +115,4%) e Veneto (+104 trasformatori; +21,1%).

La mappa delle specialità

Gli allevamenti sono particolarmente concentrati in Sardegna (41,1% delle strutture), Lombardia (13,1%), Emilia-Romagna (9,8%) e Veneto (6,6%), ossia nelle aree geografiche del Paese storicamente specializzate nell’allevamento suinicolo e nella produzione lattiero-casearia di qualità.

La superficie interessata alle Dop e Igp, principalmente ortofrutta e olivo, è concentrata in tre regioni: Toscana (30,3%), Puglia (17,8%) e Sicilia (13,3%), seguono Trentino-Alto Adige (9,3%), Emilia-Romagna (8,8) e Calabria (5,6%). In particolare, si conferma la netta prevalenza della melicoltura in Trentino-Alto Adige, dell’olivicoltura da olio in Toscana, Puglia e Sicilia e dell’ortofrutta in Sicilia ed Emilia-Romagna. Le specialità Dop e Igp riconosciute dall’Ue sono ampiamente diffuse sul territorio.

Alcune regioni sono particolarmente ricche di Dop e Igp; in Emilia-Romagna e Veneto i prodotti riconosciuti sono rispettivamente 45 e 38. Nel Nord spiccano anche Lombardia e Piemonte con 35 e 24 specialità, mentre la Valle d’Aosta dispone di soli quattro riconoscimenti.

Nel Centro, la maggiore consistenza di denominazioni si rileva in Toscana e Lazio, rispettivamente con 31 e 28 specialità. Nel Mezzogiorno le regioni con più riconoscimenti sono la Sicilia con 30 prodotti e la Campania con 23, seguono Puglia e Calabria, rispettivamente, con 20 e 18 prodotti.

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