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La sofferenza dell’economia agricola nel 2020. Il report di Istat

L’Italia si conferma il primo paese europeo per valore aggiunto e il terzo per valore della produzione, anche se in tutta Europa il settore è in sofferenza.

di Alessandra Favaro

Ultima Modifica: 25/05/2021

Nel 2020 la produzione dell’agricoltura si è ridotta in volume del 3,2% e il valore aggiunto del 6%, cala sensibilmente anche l’occupazione (-2,3%)..
La produzione di olio di oliva ha subìto il maggiore ridimensionamento (-14,5%) mentre è aumentata la produzione di frutta (+3,7%), cereali (+3%), latte (+2,7%) e ortaggi (+0,2%).
Gli effetti dell’emergenza sanitaria hanno colpito anche le attività secondarie (-20,3%), il settore florovivaistico (-8,4%) e i servizi di supporto all’agricoltura (-4,1%).

L’Italia si conferma il primo paese europeo per valore aggiunto e il terzo per valore della produzione, anche se in tutta Europa il settore è in sofferenza.

Sono alcuni dati emersi dal Report di Istat sull’Andamento dell’economia agricola nel 2020. Ecco quanto emerso.

2020 difficile per il settore agricolo, ma si consolida il peso dell’agroalimentare

Dopo la performance negativa del 2019 (-1,6% il valore aggiunto in volume), con la crisi dovuta alla pandemia da Covid-19, il settore dell’agricoltura, silvicoltura e pesca ha subìto una ulteriore marcata contrazione: nel 2020 la produzione è diminuita in volume del 3,2% e il valore aggiunto del 6%.

La flessione è stata più contenuta per la produzione agricola di beni e servizi (-1,4% in volume e 
-0,5% in valore), gli effetti della pandemia hanno però inciso pesantemente sulle attività secondarie dell’agricoltura (-20,3% in volume).

Per la silvicoltura si rileva un lieve aumento della produzione (+0,4%) e del valore aggiunto (+0,7%), di contro è stato molto negativo l’andamento del comparto della pesca, che ha visto un deciso ridimensionamento tanto della produzione (-8,8%) che del valore aggiunto (-5,3%).
Il valore aggiunto dell’industria alimentare, delle bevande e del tabacco è cresciuto dell’1,8% a prezzi correnti ma è diminuito della stessa entità in volume (-1,8%).

Il complesso del comparto agroalimentare (che comprende agricoltura, silvicoltura e pesca e industria alimentare) ha registrato, per la prima volta dal 2016, una diminuzione del valore aggiunto (-1,2% a prezzi correnti e -4% in volume).

È il comparto in cui si è formato il 4,3% del valore aggiunto dell’intera economia (era il 4,1% nel 2019): il settore primario ha contribuito per il 2,2% (come nel 2019) e l’industria alimentare per il 2,1% (l’1,9% nel 2019). Nonostante i risultati non positivi il settore agroalimentare ha consolidato nel 2020 il proprio peso all’interno del quadro economico nazionale.

In sensibile calo occupazione, investimenti e reddito agricolo

L’occupazione nel settore agricoltura, silvicoltura e pesca, misurata in Unità di lavoro (Ula), è diminuita rispetto al 2019 del 2,3%: la componente del lavoro dipendente è scesa del 3,3% e quella indipendente dell’1,8%. Ancora più decisa la flessione dell’occupazione nell’industria alimentare 
(-6,7%), che ha portato l’input di lavoro dell’agroalimentare a subire un calo complessivo del 3,4%.

Nel 2020 i redditi da lavoro dipendente in agricoltura silvicoltura e pesca sono diminuiti del 2,3%; in particolare le retribuzioni lorde sono scese del 2,7%. Gli investimenti fissi lordi hanno registrato un brusco ridimensionamento sia in valori correnti (-12,3%), sia in volume (-12,2%).

 

Pesanti le ripercussioni della crisi pandemica sull’economia agricola

Durante le restrizioni dovute ad arginare la pandemia da Covid-19, nonostante l’agricoltura e molte attività della filiera agricola siano rientrate tra quelle definite come essenziali, le aziende agricole hanno dovuto affrontare non poche difficoltà, più o meno rilevanti a seconda dei canali commerciali utilizzati, dei mercati di riferimento, del grado di dipendenza dai fattori produttivi esterni e delle aree di localizzazione.

 

Le attività secondarie non agricole hanno registrato una flessione senza precedenti dopo un decennio di trend in crescita costante. Particolarmente colpite le attività di agriturismo, a causa della prolungata chiusura delle strutture ricettive e del forte calo delle presenze, e quelle legate alla manutenzione paesaggistica e di parchi e giardini.

Anche la produzione di servizi di supporto è risultata in forte calo per il ridimensionamento dell’attività di prima lavorazione dei prodotti.

La marcata contrazione di tutte le attività del settore della ristorazione ha pregiudicato la vendita di molti prodotti agroalimentari, specialmente quelli di alta gamma, che trovano nel consumo extra-domestico un importante mercato.

Inoltre, il blocco delle frontiere, soprattutto nella prima fase dell’emergenza sanitaria, ha avuto ripercussioni sui volumi delle esportazioni di molte produzioni tipiche del Made in Italy (come il vino e gli stessi prodotti alimentari di alta gamma).

La crisi ha influito anche sul calo occupazionale della manodopera agricola, per le limitazioni agli spostamenti dei lavoratori stagionali e stranieri.

Per le produzioni strettamente agricole, invece, non sono state riscontrate particolari criticità direttamente riconducibili all’emergenza sanitaria. Anzi, in alcuni ambiti, come quello delle coltivazioni, secondo recenti rilevazioni tra gli agricoltori sembrerebbe prevalere l’opinione che la crisi dovuta all’emergenza sanitaria non abbia avuto effetti rilevanti sull’attività delle aziende agricole.

 

Annata negativa anche per olio d’oliva e vino soprattutto al Sud

Il 2020 è stato un anno molto sfavorevole per la produzione di olio d’oliva. Seguendo il normale andamento ciclicoiv, dopo l’espansione del 2019 (aumento della produzione del 27,6% in volume e del 29,6% in valore), nel 2020 si sono ridimensionati i volumi (-14,5%) e i valori produttivi (-22,4%).

Sofferenza al Sud

La flessione è stata particolarmente marcata nelle regioni del Sud, dalle quali dipende gran parte della produzione nazionale. In particolare, il volume della produzione ha subìto un drastico ridimensionamento in Puglia (-31,7%), Campania (-22,6%) e Calabria (-21,6%), solo in parte compensato dal pur sensibile aumento in alcune regioni del Centro (Toscana +28,6%, Umbria +14,7%, Marche +3,6%) e del Nord (Emilia-Romagna +20%, Veneto +19%, Liguria +3,8%).

Annata negativa per il vino

L’annata è stata negativa anche per il vino, che ha registrato un calo del 2% della quantità prodotta. Tra le regioni a maggior vocazione vitivinicola, a soffrire di più in termini di volumi produttivi sono state quasi tutte quelle del Sud (Sicilia -14% e Calabria -9,1%) e del Centro (Toscana -7,9%, Umbria -7,2% e Lazio -6,3%), ma anche alcune regioni del Nord (Liguria -11,7% e Friuli Venezia-Giulia -8,8%).
La quota di prodotto rimasta invenduta per mancata commercializzazione verso il settore della ristorazione o per difficoltà nelle esportazioni ha determinato una generalizzata diminuzione dei prezzi, con riduzioni più marcate in Puglia, Campania e Sicilia e meno incisive, invece, in Piemonte e Veneto. Nel complesso il valore della produzione di vino è diminuito del 3,4%.

In calo legumi, piante industriali, florovivaismo e carni animali

Dopo il boom degli ultimi 5 anni (con una crescita complessiva di quasi il 50%), le coltivazioni leguminose hanno subìto un calo della produzione in volume del 5% e del 3,3% in valore. Il ridimensionamento ha toccato soprattutto alcune varietà: piselli secchi, ceci e lenticchie. Una performance negativa si registra anche per le piante industriali (-2,2% il volume), connessa in special modo al calo della produzione di tabacco (-5,2%), canapa (-4,1%) e soia (-3,6%).

Perdite rilevanti nel florovivaismo

Perdite consistenti si sono rilevate anche nel settore del florovivaismo (-8,4% in volume). In particolare, il comparto floricolo ha avuto un notevole ridimensionamento in volume (-9%) e un calo più attenuato in valore (-3%) grazie a un robusto rialzo dei prezzi (+6,5%). Analogo andamento è stato riscontrato per il settore dei vivai (-7,9% in volume, -1,9 in valore e +6,5% per i prezzi).
Difficoltà hanno toccato anche il comparto zootecnico. La riduzione dei consumi ha avuto ricadute soprattutto sulla macellazione delle carni animali: le suine hanno subìto un calo della produzione del 3,6% in volume e del 7,7% in valore, le bovine dell’1,3% in volume e del 3,9% in valore mentre per il pollame all’aumento dei volumi (+1,3%), si è accompagnato un calo del valore della produzione 
(-3,5%) per la marcata flessione dei prezzi (-4,7%).

 

Crollo delle attività secondarie, male anche i servizi di supporto

La produzione delle attività secondarie, dopo anni di costante crescita, nel 2020 ha fatto segnare un crollo (-20,3% in volume e -20,6% in valore) riportandosi ai livelli del 2012. Complessivamente la perdita di valore della produzione rispetto al 2019 è stata di circa 1,2 miliardi di euro.

Periodo nero per gli agriturismi

Le ripercussioni dell’emergenza sanitaria hanno colpito soprattutto le attività legate all’agriturismo 
(-60,8% in volume e -60,5% in valore). Il settore, che comprende anche le attività ricreative e sociali e le fattorie didattiche, nel 2020 ha subìto un calo del valore della produzione di circa 950 milioni di euro.

Notevole è stata anche la ricaduta sulle attività di sistemazione di parchi e giardini (-25% in volume e 
-26,1% in valore) e di vendita diretta/commercializzazione (-19,8% in volume e -20,6% in valore).

Segnali positivi nell’energia rinnovabile

Segnali positivi si registrano, ancora una volta, dal settore dell’energia rinnovabile (che costituisce il 50% del totale delle attività secondarie), la cui produzione è cresciuta dello 0,8% (in termini di volume e di valore), superando i 2,2 miliardi di euro. Al suo interno il peso del fotovoltaico rappresenta il 41%, i biogas da deiezioni animali l’11% e le biomasse da attività agricole e forestali il 48%.

 

In crescita la produzione di ortaggi, frutta, cereali e latte

Nel 2020, le colture orticole hanno fatto registrare risultati complessivamente positivi (+0,2% in volume e +3,1% in valore) grazie soprattutto a un sensibile rialzo dei prezzi (+2,9%). Elevati incrementi del volume della produzione si sono registrati per patate (+6,8%), pomodori (+5,9%), fagioli freschi (4,9%) e cavoli (+3,8%), le performance peggiori sono state riscontrate per radicchio (-5,8%), asparagi (-5,6%) e lattuga (-5,5%). Sul fronte dei prezzi, vistosa è stata l’impennata per poponi (+31,8%), fragole (+24%) e carciofi (+23,3%).

L’andamento climatico favorevole e l’attenuarsi, rispetto all’anno precedente, delle problematiche legate alla cimice asiaticav, hanno favorito le coltivazioni frutticole. Inoltre, il fenomeno dell’alternanza di produzione che caratterizza le coltivazioni legnose ha indotto andamenti di segno opposto in quasi tutti i prodotti fruttiferi rispetto al 2019.

In particolare, è cresciuto il raccolto di nocciole (+36,5% in volume) e pere (+35,5%); buoni i risultati anche per ciliegie (+5,8%), mele (+1,6%) e per tutta la frutta secca. L’annata è stata difficile, invece, per albicocche (-36,6%), nettarine (-32,7%) e susine (-26,8%) e si è ridotto anche il volume di produzione degli agrumi (-6,4%) dopo il buon risultato dell’anno precedente.

I prezzi del comparto frutticolo, che nel 2019 erano diminuiti dell’8,1%, sono aumentati in maniera considerevole (+9,4%).
È stata buona la performance delle coltivazioni di cereali (+3% la produzione in volume e +8% in valore), in continua flessione negli anni precedenti soprattutto in valore. La produzione di frumento duro, cresciuta dell’1% in volume, non è stata sufficiente a soddisfare l’aumento della domanda anche a livello internazionale: ne è derivata una impennata dei prezzi che ha determinato una crescita del valore pari al 16,9%.

I dati più recenti mostrano che proprio per il frumento duro si prevede il maggiore incremento di superficie coltivatavi.

In crescita sono risultati anche i volumi produttivi di avena e orzo (rispettivamente +1,9% e +1,7%). Si conferma il trend positivo del mais (+8,1% in volume), riconducibile al ruolo sempre più importante di tale coltura in ambito zootecnico, che ha spinto al rialzo la crescita complessiva della produzione zootecnica non alimentare costituita essenzialmente dai mangimi (+3,8% volume e +0,9% valore).

Positivo è stato anche l’andamento della produzione di latte. Ad un inizio d’anno caratterizzato da un’eccedenza di produzione (con conseguente caduta dei prezzi), ha fatto seguito un periodo di ripresa dei consumi, alimentata soprattutto dalla domanda interna: il volume della produzione è così aumentato complessivamente del 2,7% mentre sul fronte dei prezzi si è verificata una diminuzione dell’1,5%. In tenuta i volumi dei prodotti zootecnici alimentari grazie a una buona richiesta sul mercato interno.

Modesto aumento dei prezzi dei prodotti agricoli

Sul fronte dei prezzi, il 2020 ha visto una crescita complessiva dello 0,9% dei prezzi dei prodotti agricoli, come sintesi di un aumento dei prezzi di frutta (+9,4%), prodotti delle coltivazioni industriali (+7,3%), coltivazioni floricole (+6,5%), cereali (+4,8%), ortaggi (+2,9%) e legumi (+1,8%) e di una diminuzione dei prezzi di olio di oliva (-9,4%), coltivazioni foraggere (-4,2%), carni animali (-3,7%) e vino (-1,5%).

Rincari particolarmente rilevanti hanno interessato soprattutto il comparto frutticolo: nettarine (+68,6%), kiwi (+37,5%), pesche (+36,7%), poponi (+31,8%), susine e prugne (+26,2%), albicocche (+25,8%) e fragole (+24%); per contro ribassi considerevoli ci sono stati per pere (-18%), cavoli 
(-16,6%), avena (-10,5%), finocchi (-10%), asparagi (-9,9%) e orzo (-8,9%).

In flessione i costi sostenuti dagli agricoltori

I costi di produzione dell’agricoltura sono risultati in flessione (-0,6%), dato in controtendenza rispetto al triennio precedente durante il quale erano aumentati mediamente del 2,2%.
A un lieve incremento complessivo delle quantità dei prodotti utilizzati si è associato un calo dei prezzi dovuto essenzialmente alla notevole riduzione dei costi per energia motrice (-9,5%) e concimi 
(-2,2%). Come avvenuto nel 2019, il prezzo dei reimpieghi, ossia della parte della produzione agricola riutilizzata nei cicli produttivi, è diminuito (-3,9%) e il loro volume è sceso dello 0,9%.
Hanno subìto un rialzo del prezzo sementi (+4,3%), acque irrigue (+2,5%), trasporti (+2,3%), credito e assicurazioni (+2,2%), spese di stalla (+1,5%) e mangimi (+1,1%). I costi per trasporti si sono però leggermente ridotti per effetto della sensibile riduzione dei volumi (-3%), a causa delle misure restrittive adottate per l’emergenza sanitaria.

Calo della produzione in tutte le aree del Paese

Le stime provvisorie sul complesso del settore agricolo in ambito territoriale hanno evidenziato per il 2020 un calo del volume della produzione in tutte le aree del Paese. A livello di ripartizioni, il Centro ha subìto il calo più consistente (-5,4%), seguito da Sud (-4,3%), Isole (-3,6%), Nord-est (-2,7%) e Nord-ovest (-1%). In termini di valore aggiunto tali performance risultano ancora più amplificate.

Le regioni con i risultati peggiori

Tra le regioni, hanno sperimentato i risultati peggiori la provincia autonoma di Bolzano (-15,8% in volume e -21,9% per valore aggiunto), la Valle d’Aosta (-12,8% e -21,9%), la Toscana (-10,1% e 
-14,8%), il Friuli-Venezia Giulia (-9,8% e -20,9%), la provincia autonoma di Trento (-9,4% e -12,9%), la Liguria (-7,8% e -12,5%) e le Marche (-6,5% e -14,2%). Solo tre regioni hanno registrato risultati positivi per la produzione in volume: Veneto (+0,9%), Lombardia (+0,5%) e Lazio (+0,2%). In termini di valore aggiunto il Veneto è l’unica regione a segnare una crescita (+1,5%).

Bene i cereali, meno i legumi

Analizzando i diversi comparti in termini di volume di produzione, all’andamento complessivamente positivo dei cereali ha contribuito maggiormente il Veneto (+20,9%), a quello degli ortaggi l’Emilia-Romagna (+9,4%), per la frutta la crescita maggiore si è avuta in Toscana (+44,7%) e per i prodotti zootecnici alimentari la crescita più forte è stata in Puglia (+1,7%).

La performance negativa dei legumi è stata trascinata dal Friuli Venezia-Giulia (48,9% il volume della produzione) mentre su quella delle coltivazioni industriali ha pesato maggiormente il calo del Lazio 
(-40,1%). Per le coltivazioni floricole la perdita più rilevante si è registrata in Campania (-11,1%), per i vivai in Emilia-Romagna (-10%) mentre per il settore delle carni animali la flessione più rilevante si è verificata nelle Marche (-2,4%).

Riguardo ad alcuni dei prodotti agricoli più rappresentativi, tra quelli con andamenti favorevoli nel 2020 la produzione di frumento duro è cresciuta soprattutto in Toscana (+16,7%); le patate hanno mostrato la migliore performance in Veneto (+30,8%), i pomodori in Piemonte (+44,3%), mele e pere hanno avuto il risultato migliore in Toscana (+84% e +83,7% rispettivamente) e il latte in Puglia (+4,4%).

Tra i prodotti che hanno subìto invece ridimensionamenti produttivi, il maggior calo per il vino si è verificato in Sicilia (-14%), per l’olio d’oliva in Puglia (-31,7%), per le carni bovine in Lombardia (-2,7%), per le suine in Emilia-Romagna (-6,3%) e per il pollame nelle Marche (-1,1%).

 

Unione europea: in calo produzione, prezzi e reddito agricolo

Secondo i dati provvisori a oggi disponibili, nel 2020 il comparto agricolo, rappresentato nel Conto satellite dell’agricoltura (che comprende anche le cooperative agricole produttrici di vino e olio) vii, ha registrato un decremento del volume della produzione dello 0,8% per l’insieme dei Paesi Ue27. Tra i maggiori Stati membri per peso nel settore agricolo, il calo ha riguardato in special modo la Romania 
(-15,3%), ma anche Italia (-3,1%), Francia (-2,6%) e Ungheria (-2,2%). Il volume della produzione è risultato invece in aumento in Polonia (+7,2%), Spagna (+1,9%), Irlanda (+1,4%), Danimarca (+1,2%) e Germania (+1%).

Il valore aggiunto dell’agricoltura italiana resta il più elevato dell’Ue

Con un valore aggiunto dell’agricoltura pari a 31,4 miliardi di euro correnti, l’Italia mantiene il primo posto della classifica europea anche nel 2020, seguita dalla Francia (30,2 miliardi).

In terza posizione la Spagna (29,3 miliardi), che ha ridotto notevolmente, rispetto al 2019, il divario dalla Francia mentre ha perso terreno la Germania, che si conferma in quarta posizione (20,3 miliardi).

Su un totale di valore aggiunto pari a circa 177 miliardi di euro per l’intero sistema agricolo della Ue27, l’Italia ha contribuito per il 17,8%, la Francia per il 17,1%, la Spagna per il 16,5% e la Germania per l’11,4%.

In termini di valore della produzione, invece, la leadership è ancora della Francia con 75,4 miliardi di euro; Germania (56,8 miliardi) e Italia (56,3 miliardi), come nel 2019, si sono collocate rispettivamente al secondo e al terzo posto. Per l’intera Ue27 il valore totale della produzione si è fermato a 411,8 miliardi di euro, circa 6 miliardi in meno rispetto al 2019.

Fonte: Istat

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