Egidio Amoretti, Corte Parma: “L’importanza di non fermarsi mai”

Intervista all’amministratore delegato di Corte Parma, alla vigilia del lancio del nuovo brand Amoretti. La filosofia dell’imprenditore, l’importanza della formazione e della genuinità. Nella vita, come in quello che si mangia.

di Alessandra Favaro

Ultima Modifica: 18/09/2019

“Tutto quello che produco lo do da mangiare alla mia famiglia. Non venderei nessun prodotto che non darei anche ai miei figli o nipoti. E poi assaggio, assaggio sempre”:

Così Egidio Amoretti, amministratore delegato di Corte Parma srl, azienda locale con respiro internazionale.

Il settore, molto specifico,  è quello dell’affettamento e confezionamento di salumi, formaggi e prodotti alimentari pronti al consumo. Nata nel 2001, dopo varie vicende viene ceduta nel 2006 a un noto gruppo del lattiero-caseario-macellazione. Un anno dopo entra in squadra Egidio Amoretti, che portava con se 15 anni di esperienza in vari settori, raccolta in diversi Paesi del mondo.

Nel 2011 Amoretti la acquista in società con la famiglia Brivio.  L’azienda fiorisce: oggi Corte Parma registra 42 milioni di fatturato annuo, 2/3 dei quali dall’estero. Negli ultimi tre anni, l’azienda ha subito una forte accellerata, aumentando del 50-60%.Ai salumi e formaggi si affiancano prodotti composti pronti all’uso, come piadine, panini, focacce farcite Dal 2013 si scommette anche sull’estero.

Oggi, l’azienda è pronta a lanciare un nuovo brand, Amoretti, dove la comodità di utilizzo si coniuga con la qualità della materia prima e il savoir fare del capitale umano.

Come nasce questa nuova avventura?

“Cerchiamo sempre di proporre qualcosa di nuovo, di mantenere un ciclo di innovazione che è più o meno biennale. Alla fine del biennio mi sono dato come target che il 20-25% della produzione debba arrivare da novità.  Il tasso crescita medio è del 20% ”

E come si fa a integrare la qualità a una visione industriale?

“Quella è la nostra firma: cerchiamo di realizzare prodotti con un certo standard che possa essere distribuito con efficacia, ma con materie prime di qualità. Pensi che il 90% dei nostri fornitori sono specialisti: ci danno una o due referenze e basta, quelle dove sono i migliori. Ad esempio, la porchetta cotta in forno la prendiamo da un produttore in Toscana. La fa ancora cuocendola in forno a legna, con un mix di erbe raccolte dal padre. Ci abbiamo messo un anno e mezzo per metterla a punto per affettarla in modo perfetto. Ma è speciale. E complimenti anche al produttore che ha creduto nell’impresa e ci ha seguiti credendoci”.

 Il fattore umano è molto importante quindi oltre alla tecnologia

“Si, alcuni processi vengono fatti a mano, ogni prodotto controllato da persone. Negli ultimi 4 anni Corte Parma è raddoppiata. Il raddoppio però non è avvenuto semplicemente dall’aumento del numero di prodotti, ma dall’arrivo di produzioni nuove, con contenuto di manodopera molto più alto. Le persone e le materie prime sono importantissime in questo processo. Da gennaio 2017 a oggi siamo passati da 80 a circa 170 persone. Ma per noi il savoir faire del personale è fondamentale, tanto che quando di viene assunti, bisogna seguire una fase di formazione di almeno sei mesi. Visto che la maggior parte dei processi è manuale, è fondamentale”.

Egidio Amoretti è tornato nella “sua” Parma dopo esperienze in giro per il mondo per oltre una ventina d’anni. Dalla fine del liceo negli Stati Uniti per studiare, fino a esperienze lavorative in Francia. Non si è mai seduto, come i prodotti di Corte Parma.

Come mai il ritorno nella città d’origine?

“Mio nonno, morto nel 1956 fu tra i primi mediatori di carne di maiale e anche di formaggio su Parma. I suoi tre figli maschi, tra cui mio padre, sono rimasti tutti nella filiera suina. Abitavamo a Felino, sono cresciuto nei salumifici, facendo il nodo alle coppe. Poi sono arrivati i viaggi, e anche i lavori all’estero. Ho lavorato in una grande multinazionale in Francia, da cui ho imparato quanto siano importanti la costanza come garanzia industriale e l’importanza del marketing. Un multiculturalismo che mi ha fatto vedere e apprezzare meglio il potenziale dell’Italia e dei suoi prodotti”.

Mai fermarsi, mai “sedersi”, l’esempio di Egidio Amoretti è una scuola di vita. Nonostante la laurea in Bocconi, l’imprenditore non si è mai fermato a fare un solo lavoro, e non ha avuto paura di iniziarne di nuovi da zero, o di scommettere in progetti, come Corte Parma e ora Amoretti.

“Dopo gli studi, mio padre mi mandò a fare esperienza in una grande azienda, in Francia, dicendomi “ora ricomincia a studiare, ma su quello che lavori”. “

E ancora oggi, per Amoretti la collaborazione tra impresa e formazione sul campo è fondamentale. Per questo la collaborazione con Fondimpresa (il Fondo interprofessionale di Confindustria, Cgil Cisl e Uil), che dirige la formazione verso le esigenze più specifiche delle imprese, è stata conseguenza naturale.

“L’imprenditore è il primo a non dover mai smettere di formarsi” sottolinea l’ad di Corte Parma “E a Parma oggi si ragiona sul food a 360 gradi, stanno partendo progetti interessanti e sono convinto che anche a livello universitario il futuro darà frutti importanti”.

Per questo Amoretti fa parte anche dell’associazione Parma Io Ci Sto! che vuole coinvolgere le aziende come luoghi di produzione di cultura e formazione. Ed è impegnato anche in attività di volontariato e sponsor rivolte ai giovani e allo sport.

Da sinistra: Filippo Amoretti, Giulia Ghiretti ed Egidio Amoretti
Da sinistra: Filippo Amoretti, Giulia Ghiretti ed Egidio Amoretti

La sua prossima sfida? L’azienda parmigiana Corte Parma sostiene la nuotatrice paralimpica parmense, Giulia Ghiretti nel suo percorso di avvicinamento alle Paralimpiadi di Tokyo 2020.

Amoretti commenta così la partnership:

“E’ una giovane ragazza da cui ho imparato tanto, di talento, con una gran forza, che non si lamenta mai. Se lo merita. Giulia è per noi la testimonial ideale, perché ha un sorriso genuino e naturale, come i prodotti che confezioniamo e perchè anche noi, come lei nella vita, siamo ripartiti e abbiamo dovuto cambiare in un certo senso rotta, andando a trovare successi dove meno ce lo saremmo aspettati, con tenacia, coraggio e ottimismo. E oggi diciamo che sì, si può fare”.

Condividi L'Articolo

L'Autore

giornalista