Un vino, otto località: la Calabria costiera di Librandi si trova (anche) in etichetta
La serie limitata dedicata alle coste calabresi si allarga: con Soverato e Roccella Jonica salgono a otto le spiagge illustrate sulle bottiglie del bianco simbolo della cantina di Cirò Marina.
di Simone Pazzano
Ultima Modifica: 22/07/2026
Un vino solo, ma che possiamo portare a tavola o al banco con otto facce diverse. È l’idea dietro la Critone Summer Edition, la serie in edizione limitata con cui Librandi dedica il suo bianco più conosciuto alle spiagge della Calabria: una località su ogni etichetta, lo stesso vino dentro ogni bottiglia.
Otto spiagge, un solo bianco
Il progetto era partito nel 2025 con sei destinazioni: Cirò Marina, Le Castella, Pietragrande, Tropea, Chianalea di Scilla e Arcomagno. L’edizione 2026 ne aggiunge altre due e porta la collezione a otto grafiche. Le new entry sono Soverato, sullo Ionio catanzarese, con la Baia dell’Ippocampo e la torre di Carlo V, e Roccella Jonica, sulla Costa dei Gelsomini, con il Castello Carafa e il calendario di eventi che d’estate la anima.
Il disegno è essenziale, il messaggio dichiarato. «Questa edizione limitata racconta la nostra terra attraverso il nostro bianco più rappresentativo», spiega la famiglia Librandi. «Con l’ingresso di due nuove etichette, il progetto si arricchisce e si consolida, trasformando ogni bottiglia in una cartolina d’autore dedicata alla Calabria». L’operazione è tutta qui: mettere in fila le bottiglie come si mette in fila un litorale.
Dentro la bottiglia: il Critone
E il contenuto della bottiglia? Che poi è la ragione di tutto… Il Critone è il bianco storico dell’azienda, un Calabria IGT che nasce da due uve internazionali, chardonnay e sauvignon, su suoli argillosi e calcarei. Vinificazione in acciaio a temperatura controllata, qualche mese di bottiglia prima di uscire: un bianco pensato per essere bevuto giovane, nell’arco di un paio d’anni. Nel calice si riconoscono sentori di agrumi, frutta a polpa gialla e mandorla, con un richiamo che potremmo definire «marino».
Dietro c’è una famiglia che a Cirò fa vino da tre generazioni, su circa 350 ettari di cui 232 vitati, arrivata a superare i due milioni e mezzo di bottiglie l’anno con un export che sfiora la metà del prodotto in oltre quaranta Paesi. Fondata dai fratelli Antonio e Nicodemo Librandi e oggi guidata dai figli Raffaele, Paolo, Francesco e Teresa, la cantina si è fatta un nome soprattutto per il lavoro di riscoperta dei vitigni autoctoni calabresi.
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Il rapporto tra vino e mare torna spesso da queste parti. Parlando di ho provato a spiegare perché certi bianchi sanno di mare pur crescendo sul vulcano; mentre con il ho seguito il debutto nel bianco di una tenuta che aveva sempre fatto rossi.
Il punto: la cartolina e il vino
L’etichetta che diventa cartolina funziona se dietro l’immagine troviamo un vino e un territorio veri. Qui il territorio c’è e ha radici profonde: pochi come Librandi hanno lavorato per rimettere in circolo le uve storiche della Calabria. Può colpire, allora, che a fare da ambasciatore delle sue coste sia il Critone, un bianco di chardonnay e sauvignon, due uve arrivate da fuori. Non va letta però come una contraddizione, ma come una scelta di comunicazione precisa: per parlare a un pubblico estivo e internazionale si sceglie il vino più immediato. Perché d’estate (ma non solo) in una bottiglia cerchiamo il vino ma anche il ricordo del posto dove l’abbiamo bevuto.
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