Federalimentare, il rapporto Luiss: in vetta la “Dop economy”

Il presidente di Federalimentare, Ivano Vacondio: i dati del rapporto “mostrano un miracolo tutto italiano: quello del saper fare delle nostre aziende”

di Donato Troiano

Ultima Modifica: 10/05/2019

L’industria alimentare italiana ha conquistato nel mondo una reputazione di assoluta eccellenza e rappresenta un patrimonio di grande valore, si potrebbe sintetizzare con questa frase i numeri del rapporto firmato dalla Luiss Business School e presentato in occasione del primo convegno di FederalimentareIndustria alimentare: cuore del made in Italy“.

L’industria alimentare uno dei pilastri dell’economia italiana

I dati presentati durante gli Stati generali dell’industria alimentare

Il comparto dell’industria alimentare è oggi il secondo settore manifatturiero del Paese, per un fatturato che raggiunge i 140 miliardi.

Alla base di questi numeri ci sono tantissime piccole e medie imprese, vera spina dorsale del nostro Paese, con la “Dop economy” che la fa da padrona: 822 denominazioni Dop, Igp, Stg (sulle circa 3000 nel mondo), che vede nelle produzioni agroalimentari e vitivinicole Dop Igp un valore di 15 miliardi alla produzione e di 8,8 miliardi all’export (circa il 18% del valore complessivo del settore e il 20% del totale delle esportazioni).

L’export di vino italiano

Se guardiamo solo il vino, l’Italia esporta il maggior volume in Usa, Germania, Regno Unito, Svizzera e Canada ed i maggiori flussi di valore in Germania, Russia, Svizzera. Anche il ruolo dei mercati extra Ue è molto rilevante e ha segnato una crescita dal 45% al 49% nel 2017 in valore e dal 27% al 34% nelle quantità.

Il made in Italy è riconosciuto ovunque come un vero e proprio brand, sottolinea il Rapporto Luiss, sinonimo di qualità grazie a un insieme di fattori.

In Europa, l’industria alimentare italiana si inquadra come secondo player, dopo la Francia, per numero di imprese, terzo (dopo Francia e Germania) per numero di occupati (385.000 nel 2018 i dipendenti, secondo secondo gli ultimi dati di Federalimentare) e quinto (dopo Francia, Germania, Regno Unito e Spagna) per valore aggiunto generato. Una ricchezza decisamente “diffusa”, dal momento che sole 14.000 imprese sondate dal rapporto, hanno speso 11,4 miliardi di euro per costi del personale, 21,6 per l’acquisto di servizi, 74,2 per le materie prime, sviluppando un utile netto 3,4 miliardi di euro, e versando imposte per 1,4 miliardi di euro.

Il presidente di Federalimentare, Ivano Vacondio

I dati del rapporto “mostrano un miracolo tutto italiano: quello del saper fare delle nostre aziende – ha detto Vacondio (nella foto)- dai top player alle Pmi, che trasformano le materie prime italiane e straniere in un prodotto lavorato e richiesto in tutto il mondo. Dobbiamo costruire chance per raggiungere quei mercati che oggi non possediamo o rafforzare quelli in cui siamo entrati. In entrambi i casi non possiamo essere lasciati soli dalla politica. L’interazione tra il sistema delle imprese e le istituzioni è fondamentale e l’incontro di oggi è un auspicio in questo senso, a nome di tutta l’industria alimentare, a fronte di uno scenario politico ed economico difficile, tra dazi Usa e Brexit, che rischia di minare le esportazioni. Alla politica chiediamo di mettere in atto azioni volte a valorizzare i nostri prodotti e di contrastare chi squalifica l’industria”.

Gian Marco Centinaio: “È il momento di fare sistema perché ora ci sono le opportunità giuste

Secondo il ministro Gian Marco Centinaio l’industria alimentare di trasformazione non deve essere la controparte del mondo agricolo poiché sono due mondi che devono dialogare. «Già a dicembre – ha detto – abbiamo ottenuto risultati con il progetto dei tavoli di filiera, cominciando dal grano e dalla pasta, proseguendo poi durante la crisi del latte ovino in Sardegna. Abbiamo visto giusto anche abbinando l’agroalimentare al turismo perché il prestigio del nostro agroalimentare spinge al viaggio. È il momento di fare sistema, ed è questo il nostro appello di oggi, perché ora ci sono le opportunità giuste».

Matteo Caroli, Raffaele Nevi, Ivano Vacondio, Vincenzo Boccia, Paolo De Castro e Gianni Pietro Girotto

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