Il “ritratto” delle famiglie italiane in tempo di recessione

Ricerca Censis-Conad: boom dei prodotti certificati e prodotti bio. Tanta voglia per un mondo migliore

di Donato Troiano

Ultima Modifica: 09/02/2019

Il nuovo prototipo di consumatore è sì ego-riferito ma interpreta un nuovo umanesimo che lo vede dominus in una posizione centrale. Sceglie in funzione di se stesso ma non dimentica il mondo”. Questo è il riassunto “forte” che emerge dalla ricerca “Miti dei consumi, consumo dei miti” realizzata dal Censis in collaborazione con Conad nell’ambito del progetto “Il nuovo immaginario collettivo degli italiani”, presentata ieri, 8 febbraio 2019, al Centro congressi Excelsior dell’Hotel Gallia a Milano.

I contenuti della seconda tappa del progetto Conad-Censis

Se nella prima tappa del progetto Conad-Censis è stato evidenziato che l’immaginario collettivo del rancore è infetto e non fa sviluppo, nella seconda tappa si evidenzia che i miti soggettivi nel consumo non sono regressivi perché contengono il seme di una nuova responsabilità sociale diffusa.

Ecco allora -chiarisce il rapporto Censis- che promuovere e accompagnare alcuni prodotti piuttosto che altri, mettere i consumatori nella condizione di fare una buona spesa – nel senso indicato – è oggi molto più che fare retail: è qui la distintività positiva di soggetti che operano nella filiera dei consumi, nella distribuzione in particolare, che si stanno confrontando con le sfide che la generazione di valore sociale gli pone. Il contesto mutato sfida del resto a cambiare il contenuto dell’azione di tutti gli operatori economici e dei professionisti della filiera dei consumi, dai produttori, ai trasformatori, ai distributori, ai professionisti di marketing e pubblicità, operatori decisivi dell’immateriale che fa immaginario”.

Questa riflessione si basa proprio analizzando il “ritratto” delle famiglie italiane al tempo del ritorno della recessione. Oggi ne parlano tutti i giornali ma per le famiglie italiane questa notizia. “la recessione”, è vecchia.

Basta leggere i dati della ricerca Censis-Conad

Prevale l’incertezza rispetto al futuro dei consumi, con il 70,5% degli italiani convinto che nei prossimi dodici mesi non potrà spendere di più per i consumi propri e della propria famiglia. Il dato è più alto nei territori con una maggiore capacità di spesa: il 75,9% al Nord-Ovest, il 69,4% al Nord-Est, il 67,3% al Centro e il 68,8% al Sud”.

I numeri raccontano l’incertezza sul futuro….

Rispetto al 2008 si rileva un -6,3% reale per il potere d’acquisto delle famiglie e un -2% reale per i consumi: 10 anni non sono bastati per tornare ai valori pre-crisi. E i consumi ancora stentano, visto che ancora nell’ultimo anno segnano solo un +1,5% reale. Aumenta invece ancora la quota di contante nei portafogli delle famiglie (+16,3% reale rispetto al 2008) a tutela da eventi avversi”.

….ma anche la ricerca di prodotti per “star bene”, con il boom dei prodotti bio e certificati

Per le esigenze di “star bene” il consumatore è disposto a pagare anche qualcosa di più. Questo fatto è ben rilevato dai dati sui consumi dei clienti fidelizzati Conad, che segnalano il decollo di prodotti “salutistici”, ad esempio i prodotti free from, quelli senza lattosio (+8,5% in valore, con i formaggi grana a +94,3%), i prodotti con farine benessere a base di cereali superfood (+3,1%, di cui la pasta vegetale +30,2% e i biscotti +11,5%), i prodotti biologici (+8% totale, con le bevande a +23,8% e l’ortofrutta a +17,2%) e gli integratori (+3,3%, con gli antiossidanti a +19,5% e le vitamine e i minerali a +12,3%).

Consumi che esprimono la voglia per un mondo migliore

Sono i consumi -sottolinea la ricerca- della soggettività che vuol bene a se stessa e che esprime anche idee e pratiche per un mondo che si vuole migliore, ad esempio attraverso il biologico. Paradigmatici sono gli andamenti positivi del vino Doc e Docg italiano biologico (+27,8%) e di vino Igp e Igt italiano biologico (+26,1%), prodotti iconici che fondono le logiche dell’”io mi voglio bene” e dell’italianità”.

Crescono, insomma, i consumi che migliorano la qualità della vita, che fanno raccontare noi stessi e il mondo, che ci convincono che grazie a quei prodotti lo miglioriamo.

Da questa riflessione emerge quel “nuovo umanesimo” messo in rilevo nella comunicazione Conad con il manifesto “Un cliente più sensibile per una comunità più protagonista”.

Francesco Pugliese: vogliamo dare spazio a valori positivi come condivisione e comunità

L’intervento di Francesco Pugliese, Ad Conad a Milano

«Con questo progetto vogliamo cercare di comprendere più a fondo gli stati d’animo e i sentimenti che influenzano gli stili di vita e le scelte di consumo degli italiani, e avviare una riflessione comune per cercare soluzioni condivise», sottolinea l’amministratore delegato di Conad Francesco Pugliese. «La crisi che sta attraversando l’Italia non è più solo economica, ma anche sociale: la politica del rancore e dell’intolleranza ha incoraggiato la diffusione di un atteggiamento di chiusura e di ostilità in tutti gli strati della società. Ma una società che resta ripiegata su se stessa, intrappolata nella paura e diffidente verso tutto ciò che è altro, non può che decrescere. Compito delle imprese è remare in direzione opposta, dando spazio ai valori positivi attraverso una narrazione in cui emergono principi come condivisione e comunità. E adottando un modello di impresa improntato alla sostenibilità non solo ambientale, ma anche sociale ed economica».

Dopo l’illustrazione della ricerca da parte di Francesco Maietta, responsabile area Politiche sociali del Censis, è seguita una tavola rotonda, moderata da Sebastiano Barisoni, vicedirettore Radio24, a cui hanno partecipato, oltre Francesco Pugliese, il segretario generale della Fim-Cisl, Marco Bentivogli, Mauro Federzoni, responsabile della direzione regionale Milano e provincia di Intesa Sanpaolo, Francesco Mutti, presidente di Centromarca, Matteo Zoppas, presidente di Confindustria Veneto e Massimiliano Valerii, direttore generale del Censis.

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