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“Quando vedo il Barolo a 9,90 euro mi piange il cuore”: Piero Rossi Cairo e il vino di qualità

Intervista all'amministratore delegato della Tenuta Cucco e La Raia

di Emanuele Scarci

Ultima Modifica: 11/05/2021

Investire nelle Langhe? “E’ il momento buono – raccomanda Piero Rossi Cairo, amministratore delegato della Tenuta Cucco e La Raia -. Chi ha liquidità dovrebbe investire subito, molte aziende erano già in difficoltà per i passaggi generazionali e ora il covid ha reso tutto più difficile.

Per esempio la famiglia Vietti credo non avrebbe venduto (all’americano Krause ndr) se non ci fosse stato questo problema del passaggio. Ma, d’altro canto, la crisi pandemica ha costretto diversi produttori a tenere il vino in cantina per uno o due anni. Quindi o si ha la capacità finanziaria di un grande produttore come Gaja o si ricorre al debito bancario”.

Perché non farlo in prima persona?

 “Io non ho liquidità perché stiamo investendo nello sviluppo dell’ospitalità di Tenuta Cucco. Mi piacerebbe sviluppare nei prossimi due anni un agriturismo con 8 camere ma senza ristorazione. Almeno per ora: quella potrebbe venire in seguito, nella chiesetta sconsacrata all’interno del Borgo di Serralunga, sempre parte della Tenuta”.

Piero Rossi Cairo (nella foto in alto), 37 anni, laureato in legge alla Bocconi, ha trascorso 5 anni a Milano negli uffici legali di Ghia, Chiomenti e Nctm. E ora da 6 segue le due aziende di famiglia.

Dalla Raia al Cucco

Giorgio Rossi Cairo è l’ideatore, insieme ai figli più grandi Piero e Caterina, dei Tenimenti Rossi Cairo. Nel 2014, dopo 15 anni di gestione de La Raia nel Gavi, acquistò a Serralunga d’Alba Tenuta Cucco, 12 ettari per la produzione di Barolo, Dolcetto d’Alba, Langhe Nebbiolo e Barbera d’Alba. Costo: 10 milioni. Poco più di 800mila euro a ettaro, compresi un immobile, la cantina e una chiesetta sconsacrata.
Il figlio Piero divenne ceo di Tenuta Cucco e anche della tenuta agricola biodinamica La Raia, nel cuore del Gavi. L’azienda di Novi Ligure che fu rilevata nel 2002, dispone di 180 ettari tra viti, pascoli, terreni a seminativo e boschi e di una locanda con 12 camere e ristorazione. Produce 250mila bottiglie fra Gavi e Piemonte Barbera.

Oggi a Serralunga d’Alba, Tenuta Cucco conta su 12,5 ettari in gran parte Nebbiolo e 3 ettari di Merlot e Barbera che è l’unica parte in affitto. Produce 70 mila bottiglie e dal 2018 è certificata biologica. Si produce soprattutto Barolo Serralunga (la 2016 si trova a 36 euro sul sito aziendale) con circa 30 mila bottiglie, ma c’è anche il cru Cerrati (49 euro) e in autunno arriverà il secondo cru Bricco Voghera (annata 2017) che la cantina ha iniziato a vinificare separatamente. Entrambi usciranno in 3000 bottiglie.
Nel 2020 Tenimenti Rossi Cairo ha aumentato i ricavi del 3,8 %: Tenuta Cucco in crescita, La Raia (più focalizzata sull’Horeca) con una piccola flessione

“Nel complesso però Tenimenti Rossi Cairo è cresciuto del 3,8% a circa 2 milioni di ricavi – precisa Rossi Cairo -. Considerando anche che l’attività della Locanda si è dimezzata: abbiamo lavorato solo in estate buona parte dell’autunno. L’anno scorso hanno resistito solo i grandi clienti esteri mentre il mercato italiano del vino si è azzerato, se non si considera l’online. Lo sviluppo dell’e-commerce è da seguire con attenzione: è un canale che fa un grande utilizzo delle promozioni che potrebbero cannibalizzare l’Horeca, un canale fondamentale questo per il consolidamento e la promozione del brand e per la fidelizzazione dei clienti.”

Penalizzati anche i piccoli produttori che lavorano con il mercato locale e lo sfuso.
Perché non ricorrere al pegno rotativo delle banche (credito in rapporto al valore del vino detenuto)? “Non l’ho utilizzato – replica l’imprenditore – ho preferito ricorre ai prestiti bancari per realizzare il progetto dell’ospitalità. Col rotativo s’impegnano vigne e cantina. Preferisco di no, anche perché in generale i valori di perizia sono molto più bassi di quelli di mercato: sono valutazioni estremamente cautelative”.

Saldi sugli scaffali

La pandemia ha inciso sui prezzi del Barolo, ma le bottiglie a 9,90 euro si trovavano anche prima.

“Quando vedo Barolo di grandi cantine a 9,90 euro nelle stazioni di servizio delle autostrade mi piange il cuore. Lo capisco, tutti abbiamo problemi finanziari e io stesso mi sono trovato a considerare la possibilità di fare dumping in alcuni Paesi per fare cassa. Però mi sembra strano che le cantine più blasonate non abbiano un polmone finanziario sufficiente per evitare di abbassare i prezzi a tali livelli. Per questo mi stupisce che ci siano valutazioni pari a 2,5 milioni per un ettaro nelle Langhe e poi si trovi il Barolo svenduto nelle catene commerciali. Quindi o siamo di fronte a una bolla o ci sono produttori che esagerano con i ribassi. O è un mix”.

A maggio è tempo di riaperture. E i produttori iniziano a ricevere gli ordini. “Dopo un anno di stasi da covid – sottolinea Rossi Cairo – tornano abbondanti gli ordini della ristorazione italiana. Fino a ieri solo l’estero aveva sostenuto la domanda.  In Italia non siamo presenti nella Gdo, ma lo siamo all’estero. Siamo presenti nella più grande catena di enoteche inglese con cui abbiamo quasi raddoppiato il fatturato. Paradossalmente è migliorato il flusso di cassa. Perché? I clienti esteri pagano puntualmente”.

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L'Autore

giornalista