La ripartenza dal Nord al Sud d’Italia. In Campania i ristoranti riapriranno dal 21 maggio

Le associazioni di FareRete scrivono che apprendono “con soddisfazione l’azione del Governo per l’applicazione di regole uniformi su tutto il territorio nazionale", ma “ora è indispensabile superare le ulteriori criticità”

di Donato Troiano

Ultima Modifica: 19/05/2020

In questi primi giorni di “riapertura” tutta l’Italia riprende i ritmi della “quasi” normalità nella vita quotidiana e, con più difficoltà, nei locali pubblici, bar e ristoranti.

Noi riapriamo con la cena”, così scrive su Fb lo chef Filippo La Mantia (nella foto di copertina il suo locale milanese) e continua, “riproviamo ad accomodarci, distanti ma vicini, con il sorriso nascosto ma vero, con il tatto che attraverso il guanto sfiorerà la tovaglia. Una nuova esperienza che stimolerà ancora di più la capacità di adeguarsi per raggiungere un po’ di benessere attraverso i nostri sensi. In fondo, vista, udito, tatto, olfatto e gusto non hanno bisogno di tanta protezione ma di ritrovarsi”.

Anche da queste parole vengono fuori le enormi difficoltà che incontrano gli operatori del turismo e della ristorazione nella ripartenza. C’è l’ ottimismo della volontà ma anche tanti segnali di allarme. Ecco perchè a nessuno, pensiamo,  è permesso sottovalutarli, altrimenti la ricostruzione e il rilancio diventeranno chimere.

Ieri abbiamo descritto la ripartenza dei  ristoranti di Parma dopo il lungo lockdown (su Informacibo).

Il benvenuto ai clienti di un Bar a Parma

Ma dal Nord al Sud d’Italia hanno riaperto 7 negozi su 10, ma sono ancora molte le insegne prestigiose, dai caffè ai ristoranti “importanti”, che restano chiuse. Secondo Confcommercio, nel mese di aprile il crollo dei consumi ha toccato il 47%, tanto che a Roma il 90% dei ristoranti non è ripartito e  Firenze anche Confartigianato ha segnato un calo degli incassi pari al 60%. Nelle località di mare riaprono anche i lidi balneari, ma i gestori segnalano la complessità delle nuove linee guida e temono raffiche di multe. (oggi sul Corriere della Sera).

Intanto arrivano i comunicati stampa che commentano l’attuale situazione.

L’Unione dei Ristoranti del Buon Ricordo, in una nota stampa ha lamentato la mancata monetizzazione della cassa integrazione, oltre al continuo “palleggio di decisioni tra Governo e regioni” che ha causato ritardi insostenibili nella stesura delle regole da seguire per la riapertura.

Poi c’è la Regione Campania.  De Luca l’ha ribadito più volte, i ristoranti riapriranno dal 21 maggio, afferma l’Ordinanza n.48 del 17 maggio, le Linee Guida per garantire la sicurezza di clienti e personale. «Si precisa che le misure da garantire, in relazione alle distanze che dovranno essere assicurate nei locali, sono di 1 metro di distanziamento tra le persone (schiena – schiena) e 1 metro tra i tavoli», si legge nel documento. «Tali distanze – si legge ancora – dovranno essere indicate a terra con apposita segnaletica orizzontale. Qualora il rispetto di tali distanze non sia possibile, sarà necessario utilizzare idonee barriere di protezione come pannelli di dimensione minima in altezza di 1.60m realizzati in sicurezza con materiali sanificabili, igienizzabili e non porosi».

Ma c’è anche chi parla di “riaperture di buon senso” ma “ora è indispensabile superare le ulteriori criticità”: a scrivere sono le realtà associative riunite nel Progetto FareRete che avevano lanciato il primo appello al governo lo scorso 2 aprile e il secondo appello il 17 aprile. .

Ecco l’ Appello  delle realtà associative riunite nel Progetto FareRete

Le associazioni di FareRete scrivono che apprendono “con soddisfazione l’azione del Governo per l’applicazione di regole uniformi su tutto il territorio nazionale, utili alla riapertura del settore ristorazione”

La Rete –aggiunge la nota stampa- ha contribuito e sostenuto la convergenza tra le regioni, cui va il ringraziamento di tutta la Rete, per un’operazione capillare con direttive razionali. Si riscontra positivamente anche il seguito dato alla richiesta corale di intervento da parte del Governo sull’Inail, per dirimere la criticità in capo alla previsione di denuncia del datore di lavoro in caso di infezione da covid-19. Nonostante alcune lacune del documento, si tratta di un importante passo in avanti, a dimostrazione, come già più volte sostenuto, che il lavoro di ogni Comitato Tecnico Scientifico deve necessariamente completarsi con il supporto di chi ogni giorno opera nel settore. Permangono ulteriori criticità che necessitano di essere risolte nel più breve tempo possibile specialmente con il fattivo contributo che è stato messo a disposizione più volte da parte di tutta la Rete, per una reale ripartenza economica del settore. Si chiede quindi ancora una volta la partecipazione al dibattito politico per contribuire alla stesura di regole per un concreto rilancio economico del settore. FareRete è un progetto che vuole mettere al primo posto il bene comune, nella convinzione che in un momento come questo sia sbagliato, insensato e controproducente pensare alle individualità”.

Della rete ne fanno parte 30 realtà rappresentative di 100.000 operatori tra cuochi, ristoratori, pizzaioli, panificatori, pasticceri, cioccolatieri, gelatieri, responsabili di sala.

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