La tradizione della zucca Lumassa, l’ “halloween” del Polesine

Alla scoperta con Alessandra Capato dell'antica tradizione della lumassa polesana. Un halloween iperlocale, dalle radici totalmente autoctone, che si intrecciano a territorio e prodotti locali

di Alessandra Favaro

Ultima Modifica: 21/10/2019

Lumassa in dialetto veneto significa lumicino. E in particolare, a cavallo del 2 novembre, un lumicino posto all’interno di una zucca intagliata durante il periodo dei Morti.

Eppure non è Halloween e l’usanza non nasce in America, non ci si traveste da mostri ma si celebra il legame con i defunti.

Nasce in Polesine, nella parte veneta del Delta del Po, territorio da secoli votato alla col­tivazione della zucca, in particolare delle varietà Delica e Violina, ortaggi che diventavano sostentamento e passatempo per gli abitanti di una volta.

La lumassa è una tradizione polesana in memoria dei defunti che deriva dal latino lumia

Qui, in provincia di Rovigo, vive Alessandra Capato, giornalista di viaggi innamorata della sua terra, che conosce bene questa tradizione, e ci aiuta a scoprire questa pagina di folklore polesano, dove i vivi dialogavano con i morti e rinnovavano il loro affetto per chi avevano perso tramite usi, costumi e prodotti del territorio.

<<Nel Polesine c’è una tradizione tutta locale detta Lumassa, che in dialetto significa appunto lume. Questo lumicino viene inserito in una zucca intagliata ed è un’antica tradizione tipica della zona, perchè vocata alla coltivazine della zucca. La tradizione popolare del passato voleva che durante il periodo dei morti le famiglie la sera si ritirassero nelle case e con i bambini intagliassero le zucche per trasormarle in lumasse. Ma non si indossano maschere dell’ orrore: la lumassa per tradizione serviva a richiamare le anime dei defunti. Ne parla anche il libro di Paolo Rigoni “Presenze mitiche nel folklore”, dove viene evidenziato che il termine dialetto lumassa deriva dal latino lumia ed è una tradizione autoctona del Polesine, non deriva da Halloween>>.

alessandra capato con zucca delica
La giornalista Alessandra Capato ci racconta una tradizione delle sue terre e i prodotti tipici del territorio polesano, come le zucche

In cosa consisteva questa tradizione e cosa significava?

<<Una volta era molto sentita in tutto il Polesine, perchè si volevano così ricordare i parenti.   L’usanza prevedeva anche tutta una serie di ricette che venivano preparate per accogliere le anime dei morti che si diceva  arrivassero in quei giorni per richiamare il “ben” in dialetto, ovvero il bene, come ad esempio per dire “ricordati di farmi dire una messa”. ma anche come per dire “ricordati che ti sono vicino anche se non mi vedi”. La lumassa era un modo per ricordare le anime dei morti, a cui seguivano anche diversi altri doni. Ad esempio,  era tradizione alzarsi presto la mattina per lasciare il letto tiepido ai morti. E poi ci sono tantissimi piatti con i prodotti di stagione tipici del territorio>>

La zucca violina è una delle varietà tipiche del polesano

Quali erano?

<< Quelli a base di polenta e fagioli, altri due alimenti tipici della zona. Uno di questi piatti tradizionali era la polenta infasolà, la polenta con i fagioli dentro, un piatto semplice ma completo. A quei tempi quasi tutti avevano una vigna e si producevano il vino in casa. E così per il giorno dei morti c’era l’usanza di lasciare una  caraffa di vino nuovo a disposizione delle anime dei defunti fuori per tutta la notte a mo di offerta, assieme a tutta una serie di ricette e prodotti del periodo, come fave, biscotti tipo ossi da morto, i pevarini (pevaro è il pepe quindi erano biscotti di pasta frolla arricchita con pepe) gnocchi di zucca e maneghi di patate (una specie di biscotto a forma di manico con le patate americane, visto che una varietà si coltiva solo qui, la patata americana. Territorio, tradizione e cucina in questi giorni si collegavano: ricordare i morti attraverso il cibo e le storie. E le leggende>>

Le patate americane del Polesine
Le patate americane del Polesine

Leggende? Ce ne racconti una?

<< Si diceva che le anime dei defunti arrivassero come una palla infuocata a zigzag. Le lumasse si mettevano vicino al cimitero o sulle siepi.
La cosa importante era che quando si incontrava una lumassa, non bisognava né parlare né fischiare per non evocare gli spiriti maligni e quindi bisognava far finta di  niente o recitare un piccolo ritornello per accattivarsi bontà degli spiriti. La lumassa suscitava timore, ma anche affetto>>

E oggi si celebra ancora la lumassa nel Polesine?

<< Molto meno: ci son però alcune zone località come Baricetta, frazione di Adria, dove si tiene ancora viva questa tradizione>>

 

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