Miele varesino Dop: un anno decisivo

di Redazione Informacibo

Ultima Modifica: 04/04/2018

Questo è un anno decisivo per il miele varesino Dop. A pochi anni dall’ottenimento della denominazione d’origine protetta, il prodotto locale si trova a far fronte a una crisi mai vissuta in precedenza, e il raccolto di questa primavera sarà fondamentale per orientare scelte e strategie future.

Il miele varesino d’acacia ha ottenuto la sua prima etichetta  nel 2016, quando  il prodotto locale, terminato l’iter per la Dop, aveva cominciato a produrre i nuovi vasetti di “oro liquido” secondo disciplinare, marchiati con la scritta “Miele Varesino Dop di Acacia”.  “Si produceva molto, arrivavano anche apicoltori da altre regioni per produrre miele “ricorda oggi il presidente del Consorzio Qualità Miele Varesino Guido Brianza, apicoltore.

Secondo i piani del Consorzio, l’ottenimento della Dop avrebbe potuto aprire ai produttori locali nuovi mercati: da quello della Gdo all’export. “Prima del 2016 si produceva molto, alcune aziende – con centinaia di cassette di api – vendevano all’ingrosso fuori la provincia. Arrivavano qui da noi anche apicoltori da altre regioni. Poi, è arrivata la crisi e sono iniziati i problemi”, ricorda il presidente del Consorzio, che conta oggi una trentina di soci professionisti a cui si aggiungono un centinaio di “hobbisti del miele”. In media, i soci possiedono qualche centinaio di arnie, da 200 a 600.

“Non tutte le arnie possono richiedere la Dop: perché magari non tutte sono collocate nelle postazioni previste dal disciplinare”, puntualizza Brianza. Il miele varesino Dop infatti è solo quello di acacia, prodotto da alveari localizzati, nel periodo di bottinatura del nettare, all’interno del territorio della Provincia. Nettare che viene estratto da favi e preparato per la commercializzazione all’interno dello stesso territorio. Una filiera cortissima, tutta locale, oggi in pericolo.

Il prezzo al chilo del miele al dettaglio non Dop, si aggira oggi attorno ai 14 euro al chilo. Ma molti apicoltori si sono limitati a vendere quelle da mezzo chilo, causa scarsità di materia prima, a circa 7 euro. Il miele Dop, invece, viene venduto a circa 6.50 euro  più iva  per  la confezione standard da 4 etti e mezzo, mentre è venduta al pubblico a circa 9 euro.

Il consorzio

Il consorzio conta una trentina di soci professionisti a cui si aggiungono un centinaio di “hobbisti del miele”.Gli aderenti alla Dop sono una decina. Che la produzione del miele sia una caratteristica locale, lo dicono i numeri del settore in Provincia: in totale circa 600 operatori (tra professionisti e hobbisti) e circa 20 mila arnie. In media, i soci del consorzio possiedono qualche centinaio di arnie, da 200 a 600 in media. “Ma non tutte le arnie possono richiedere la Dop – specifica Brianza – Perchè magari non tutte sono collocate nelle postazioni previste dal disciplinare”.

Guido Brianza, presidente del Consorzio Qualità Miele Varesino
Guido Brianza, presidente del Consorzio Qualità Miele Varesino

Considerando tutte le produzioni, oltre al miele di acacia anche quello di castagno e il tipo millefiori, sono circa 550mila i chilogrammi di miele ogni anno frutto dell’attività degli operatori varesini, per un valore commerciale che supera i 3 milioni di euro. Questo almeno fino al 2016.

Il miele varesino Dop è unicamente quello di acacia. La concentrazione di alberi di robinie infatti, soprattutto fino a metà del secolo scorso, era particolarmente intensa soprattutto nella provincia di Varese.

 

Il 2016 fu un anno tragico, e anche il 2017

Il 2016 il miele varesino otteneva la Dop, e lo stesso anno si verificava un primo crollo delle produzioni: “Eravamo partiti con un surplus di produzione, e per due anni ci siamo ritrovati quasi senza miele. Il 2016 fu un anno tragico, in cui si è prodotto da 0 a 10 chili di miele per arnia “ ricorda Brianza.

Un settore in difficoltà

Le robinie, le piante d’acacia con cui si produce il miele varesino, erano in fioritura, ma la pianta non dava nettare e le api erano ferme. Questo perchè il clima non è stato favorevole.

Il 2017 non è stato da meno: da un’analisi di Coldiretti Varese sulla situazione degli alveari dello scorso maggio, è emerso che l’80% della produzione di miele di acacia è andata persa a causa di freddo e pioggia. Colpa degli improvvisi sbalzi di temperatura che hanno messo in difficoltà non solo la provincia, ma a livello lombardo, una rete di tremila operatori, fra hobbisti e professionisti, con 155mila alveari per una produzione di 1.700 tonnellate fra miele, propoli, cera e derivati.

Il settore, a livello nazionale, conta circa 50mila apicoltori, con 1,39 milioni di alveari e un giro d’affari stimato di 70 milioni di euro.

Volumi che i cambiamenti climatici stanno contribuendo  a ridurre, considerato che la temperatura ideale per il lavoro delle api oscilla tra i 15 e i 16 gradi di minima e tra i 21 e i 22 gradi di massima.

La scorsa primavera, però, si sono registrate temperature anomalamente basse, basti pensare che a Varese si è scesi anche vicino agli zero gradi. Tutto ciò ha influito in negativo sulla operosità degli alveari. E quindi anche su quella che è stata la produzione del Miele Varese, il dop di acacia.

“Purtroppo da quando abbiamo ottenuto la Dop siamo stati sfortunati, e per ora anche i progetti di sviluppo che intendiamo portare avanti sono in attesa” aggiunge Brianza.

La produzione di miele può toccare anche i 25 chili per arnia, “Ma lo scorso anno ci si è fermati a pochissimi chili – ricorda il presidente – Qualcuno non ha nemmeno smielato”.

Ne hanno risentito anche le confezioni: “Molti non hanno nemmeno creato le confezioni da un chilo lo scorso anno” aggiunge Brianza.

Il prezzo al chilo del miele al dettaglio non Dop, si aggira oggi attorno ai 14 euro al chilo. Ma molti apicoltori si sono limitati a vendere quelle da mezzo chilo, causa scarsità di materia prima, a circa 7 euro. Il miele Dop invece, viene venduto a circa 6.50 euro  più iva  per  la confezione standard da 4 etti e mezzo. E’ quindi venduta al pubblico a circa 9 euro.

“E pensare che pochi anni fa alcune aziende, con centinaia di cassette di api, prima vendevano all’ingrosso anche fuori la provincia. La Dop poteva aiutare anche queste persone e a valorizzare il prodotto” riassume il presidente  “L’iter è terminato nel 2014, il miele a produzione Dop certificata è cominciato a prodursi nel 2015, ma poi sono seguiti due anni disastrosi”

In attesa della fioritura 2018

Non si smette di guardare avanti e di sperare: c’è attesa per la fioritura del 2018, prevista un po’ in ritardo rispetto agli anni precedenti, attorno al mese di maggio.

Nonostante il disorientamento per la situazione procedono idee e progetti: “Si pensava di conferire il prodotto a un’azienda provinciale attrezzata per tutti, per ottimizzare la distribuzione e allargare il mercato, ma al momento è solo un’idea. Speriamo in una buona stagione”.

I produttori del miele varesino Dop
I produttori del miele varesino Dop

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