Nascono i Distretti del Cibo

di Redazione Informacibo

Ultima Modifica: 28/02/2018

Il ministro Maurizio Martina: “Per la prima volta facciamo una scelta di sostegno chiara, con risorse certe e pluriennali, che aiuteranno lo sviluppo dei progetti. Uno strumento innovativo per lo sviluppo e promozione dei territori
Bergamo 22 gennaio 2018. A tre anni da Expo Milano e dopo il G7 dell’Agricoltura, che si è svolto a Bergamo l'anno scorso, proprio nella città orobica oggi, all'inizio dell'anno del Cibo italiano nel mondo, ha preso il via, il cammino dei “Distretti del Cibo”, un nuovo strumento nato in seno alla Legge di Bilancio (N. 205/2017), finalizzato a garantire risorse (circa 5 milioni di euro per il 2018, che raddoppieranno nel 2019) e opportunità alle filiere del cibo e i territori sui quali operano.

Nel corso dell’incontro sono stati presentati alcuni esempi di realtà già operative e si è fatto chiarezza su quali realtà possono essere ricondotte ai Distretti del Cibo ovvero:
-i distretti rurali e agroalimentari di qualità già riconosciuti o da riconoscere
– i distretti localizzati in aree urbane o periurbane caratterizzati da una significativa presenza di attività agricole volte alla riqualificazione ambientale e sociale delle aree
– i distretti caratterizzati dall’integrazione fra attività agricole e attività di prossimità.
– i distretti biologici.

Ognuno di essi agirà con programmi di progettazione integrata territoriale, e il loro riconoscimento è stato affidato alle Regioni e alle Province autonome, che provvederanno poi a comunicarlo al Ministero delle Politiche Agricole.

Ministro Martina: “per guardare allo sviluppo locale con un approccio nuovo”
C’è bisogno”, ha commentato il Ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina, “di un salto di qualità nella gestione delle politiche del cibo per far sviluppare ancora i nostri territori. Per questo abbiamo voluto con forza uno strumento di programmazione e progettazione territoriale come i Distretti del cibo. A tutela delle imprese agricole”, ha proseguito Martina, “vanno costruiti rapporti più stretti nelle filiere e servizi che guardino a tutto il territorio nel suo complesso. Vuol dire mettere insieme imprese, cittadini, associazioni, istituzioni per realizzare obiettivi comuni. È una scelta innovativa, che consente al nostro Paese di guardare allo sviluppo locale e alla tutela del paesaggio con un approccio nuovo. Penso al tema del rapporto tra città e agricoltura, alla più stretta collaborazione tra realtà agricole e attività di prossimità, a partire dai mercati contadini, dall’integrazione col turismo fino ai distretti del biologico, dove la sostenibilità diventa leva di competitività anche fuori dai confini strettamente agricoli. Per la prima volta facciamo una scelta di sostegno chiara, con risorse certe e pluriennali, che aiuteranno lo sviluppo dei progetti. Nell’anno nazionale del cibo italiano e dopo Expo, mettiamo un altro tassello centrale per dare forza al Made in Italy agroalimentare”.

I Distretti già attivi
Il dicastero ha istituito il Registro nazionale dei Distretti del Cibo (consultabile online qui: www.politicheagricole.it), e i distretti che verranno creati da oggi in poi si aggiungeranno ad esempi già attivi, come il Distretto della Maremma, nato nel 1996 con l’adesione di 28 comuni e che ha messo a sistema l’intera filiera produttiva del territorio, sotto la regia dell’ente provinciale, e che ha rappresentato un modello di esempio a livello nazionale, fino a ispirare la legge di orientamento che nel 2001 ha introdotto i Distretti rurali e i Distretti agroalimentari di qualità. L’esempio del Distretto della Maremma è stato replicato anche a Bergamo nel 2016, con il Bio-Distretto dell’Agricoltura Sociale, che coinvolge 23 tra cooperative e aziende “bio”, e il consorzio che, a partire dal 2011, gestisce il Distretto Rurale di Milano, ovvero l’insieme cooperativo di 34 imprese che, a livello comunale, coltivano il 70% delle aree agricole, e il Distretto Agricolo della Bassa Bergamasca, creato dalla Regione Lombardia nel 2012 e che abbraccia 42 Comuni ed oltre 100 diverse aziende, enti di ricerca, scuole, istituti bancari, associazioni di categoria ed Enti parco.

Isolata la posizione della Fipe, contro il nuovo provvedimento perchè “tutela gli agricoltori, ma va contro i ristoratori”, perchè, secondo la Federazione dei pubblici esercizi, la nuova normativa stabilisce la possibilità per le aziende agricole di vendere e somministrare cibo grazie all’utilizzo di strutture mobili.

Distretti del Cibo per l’Italia (Intervista a firma di Luigi Chiarello pubblicata su Italia Oggi dell’11.10.2017)

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Capo Redattore