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Produzioni di olio di oliva ai minimi storici in Italia

Ismea: le regioni del Mezzogiorno hanno accusato le perdite maggiori, con la Puglia in testa

di Vito de Ceglia

Ultima Modifica: 04/02/2019

Non c’è pace per i produttori di olio italiani. Dopo l’incubo della xylella, l’epidemia che ha colpito milioni di ulivi nel sud del paese, arriva la gelata dei dati sulla produzione di olio di oliva, più che dimezzata rispetto al 2017 ( -57%). A rilevarlo sono le ultime elaborazioni Ismea sulla base dei dichiarativi di dicembre, che collocano la produzione di olio di oliva del 2018 a 185 mila tonnellate, in ulteriore ribasso rispetto alle stime – già poco ottimistiche – presentate a ottobre, a frantoi ancora chiusi.

In particolare sono state le regioni del Mezzogiorno ad accusare le perdite maggiori, con la Puglia, che da sola rappresenta circa la metà della produzione nazionale, colpita da una flessione stimabile intorno al 65%, a causa delle gelate e dei problemi legati alla xylella che hanno colpito gli uliveti. Con una perdita di un milione di giornate lavorative. I dati pubblicati dall’ICQRF (Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressioni frodi), tratti dal sistema di tracciabilità telematica, informano che, a fine settembre 2018, il 25% della produzione di olio extra vergine di oliva ottenuta nel corso della campagna 2017-2018 era ancora detenuta invenduta ed allo stato sfuso dagli operatori.

Si tratta di 100.000 tonnellate di ottimo olio extravergine d’oliva italiano che non è stato commercializzato, in un’annata dove, secondo le elaborazioni Ismea, si sarebbe raggiunto il picco dei consumi interni delle ultime quattro campagne di commercializzazione. Per le produzioni certificate va ancora peggio. Le giacenze di olio extra vergine di oliva riconosciuto come DOP/IGP o come biologico, all’inizio della corrente campagna di commercializzazione (primi di ottobre), hanno addirittura superato il 100% del volume di produzione annuale.

I riflessi sul mercato della scarsità di prodotto non hanno tardato a manifestarsi. I listini dell’extra vergine hanno raggiunto, infatti, a dicembre i 5,60 euro al kg (+40% rispetto a giugno), con valori superiori ai 7 euro al chilo in Sicilia e vicini ai 6 euro nel Barese. Nonostante tali recuperi, rimane comunque negativo il confronto dei prezzi su base annua anche per la pressione determinata dal mercato spagnolo che, di contro, può contare su una campagna produttiva abbondante. Secondo le ultime stime, la produzione iberica sfiora infatti 1,6 milioni di tonnellate (24%) sul 2017, determinando una flessione dei listini spagnoli e condizionando anche il mercato greco e tunisino, dove invece la produzione è prevista in calo di oltre il 30%.

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L'Autore

giornalista Osservaitalia