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Quando il piacere è un buon calice di champagne. Il racconto del Salce

Alberto Massucco: “Due cose non bastano mai, un buon calice di champagne e un buon calice di champagne”

di Collaboratori

Ultima Modifica: 29/01/2021

Contrariamente al pensiero di molti Nizza, che diede i natali a Giuseppe Garibaldi, non è mai stata una città italiana, era terra della Savoia questo sì, ma non ha mai avuto il tricolore con il verde, dalla bandiera savoiarda passò direttamente a quella francese.

Contrariamente Torino, la città in cui sono nato, fu una città francese del Dipartimento del Po (Département de l’Éridan – Eridano antico nome del fiume Po). Avvenne tra il 1802 e il 1814 con Napoleone che in città fece cose importanti: fu il periodo in cui ci si poteva sposare e divorziare senza problematiche religiose.

Anche in Francia, come in Italia, le differenza tra le varie regioni sono notevoli, diversità territoriali, architettoniche, di clima, di tradizioni e di storia. Un parigino non è paragonabile a un marsigliese, e la Bretagna non è la Provenza, ma lo champagne credo che unisca tutti tranquillamente all’unisono; così come sono certo che tra noi piemontesi e i francesi ci sia sempre stata una sorta di amore e odio: lo dicono i secoli di storia vissuti parallelamente, una storia fatta di alleanze, incomprensioni, matrimoni, invasioni, guerre e assedi.

Perché esprimo questi concetti? Perché amo le storie, quelle vissute, scritte sui libri, nei versi delle canzoni, impresse con i tratti dei pennelli sulle tele. Ma anche storie dei miei tempi, di uomini e donne del mondo del lavoro ed per questo che oggi vi parlo di un uomo, della Francia e dello champagne.

Si chiama Alberto Massucco, piemontese verace, imprenditore di successo nel comparto della metalmeccanica e amante da sempre di un territorio transalpino che il solo nominarlo evoca in noi delle dolci e frizzanti emozioni. E’ la terra del vino più famoso al mondo: è la Champagne.

Alberto è dunque un appassionato di champagne, quei vini eleganti e pregiati che vengono prodotti a poco meno di 150 Km da Parigi e per lo più da piccole realtà produttive: il 90% dello champagne non viene realizzato dalle grandi Maisons ma dai piccoli vignerons sempre più ricercati e apprezzati: se ne contano migliaia.

Ed è dalla ricerca accurata, profonda, intelligente che Alberto ha selezionato nel tempo le bottiglie più idonee a regalare al consumatore, all’interno del tulipano, quelle emozioni speciali che derivano dalla terra e dalla filosofia del lavoro. Il tulipano è quel bicchiere dall’altezza adeguata capace di lasciare sviluppare le bollicine consentendo la massima espressione degli aromi.

L’Alberto importatore ha così posato cuore e palato su 4 maisons appartenenti alla categoria RM Récoltant Manipulant, ovvero produttori che lavorano uve dei loro vigneti ed elaborano i vini direttamente nelle proprie cantine. Sono i vignaioli eroici oggi sempre più ricercati perché in grado di offrire un’identità netta e precisa del loro pensiero di champagne.

Come i grandi scrittori del passato e del presente, Henry Miller, Ernest Hemingway o Milan Kundera, dei quali tanto ho letto, hanno amato la Francia nelle sue più recondite sfumature mantenendo sempre imprescindibile il loro stile narrativo.

Le storie scritte da loro sono vere, come veri gli champagne di Rochet-Bocart, Trousset-Guillemart, Gallois-Bouché ed Eric Taillet ovvero le quattro maisons a cui si è legato con passione Alberto. Ma la storia non si ferma mai e Massucco nel tempo ha vissuto una sua metamorfosi trasformandosi e diventando produttore. Alberto, il primo italiano a possedere vigneti in Champagne, con il suo spirito di avventura e di sfida ha concepito un vino decisamente francese ma impreziosito dalle giuste note italiane che ne arricchiscono il pentagramma. Una musica di perlage e gusto armoniosa e, ne sono certo, decisamente interessante.

Il progetto è nato grazie allo stimolo di Alberto e la capacità operativa di Erick De Sousa uno dei più apprezzati produttori di champagne e grande amico del mio corregionale. Il compito di seguire la linea produttiva Alberto Massucco Champagne spetta dunque ad Erick, compito non facile viste le esigenze del Sabaudo di avere un vino dalle grandi emozioni, ma non impossibile: e allora ecco il Millesimato Alberto Massucco Champagne Grand Cru, 100% Chardonnay, con le prime due vendemmie 2018 e 2019 e la Cuvée Mirede.

Aspetteremo l’arrivo del 2024, l’anno in cui degusteremo e valuteremo il lavoro, la passione e la capacità dei due uomini, anche se siamo già adesso consapevoli che ne resteremo piacevolmente sorpresi.

Come i grandi artisti della penna che regalano sempre soprese nei loro testi c’è un’altra chicca dell’imprenditore piemontese di cui vorrei farvene menzione. Oltre alle già citate maisons Massucco importa anche dalla prima produzione Isos uno champagne che è che un progetto a firma di sette donne dello champagne.

Le jeunes filles nel 2015 si sono unite con l’obiettivo di raccontarsi, o meglio di raccontare il loro lavoro, i vini, i territori, con un intento tinto di rosa. Ed è sempre la storia, quella vera, che ci conferma quanto le donne siano sempre state cardine primario del comparto. Isos (parola greca che significa “ugual”) è il risultato dell’addizione degli champagne in parti uguali delle sette note rosa all’interno di un’unica bottiglia. Uve, terroir, metodologie di cantina differenti ma tutte unite per un totale di 644 bottiglie.

Con piacere, come se vi consigliassi un buon libro da abbinare ad uno dei grandi champagne di Alberto, vi riporto i nomi delle sette splendide donne: Laureen Baillette, Hélène Beaugrand, Claire Blin, Charlotte De Sousa, Mathilde Devarenne, Sophie Moussie, Delphine Brulez.

Non mi dilungo oltre, lascio a voi il piacere di cercare gli champagne menzionati, di assaggiarli e percepirne le peculiarità e la bontà. Vi lascio con una frase di Alberto che trovo molto adeguata al mio breve scritto: “Due cose non bastano mai: un buon calice di champagne e un buon calice di champagne”.

A cura di Fabrizio Salce

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